Let’s talk about: Il nostro mondo morto di Liliana Colanzi (gran via)

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La settimana prosegue con una raccolta di racconti davvero peculiare, Il nostro mondo morto di Liliana Colanzi, pubblicato da gran via e tradotto da Olga Alessandra Barbato.

Pagine: 125

Acquistalo subito: Il nostro mondo morto

Editore: gran via
Collana: Gran via original
Traduzione: Olga Alessandra Barbato

Prezzo: € 13,50
Data di uscita: 20 aprile 2017

Un gruppo di bambini affascinati dall’improvvisa morte di un amico, una donna che lascia tutto per una missione colonizzatrice su Marte, un giovane posseduto dall’impulso assassino dell’indio che ha ucciso con una pietra, un ragazzo speciale in grado di parlare con esseri dello spazio, sono alcuni dei personaggi che abitano gli otto racconti di questa raccolta che segna l’irruzione nel panorama letterario latinoamericano di una voce nuova e potente. “Il nostro mondo morto” racconta il momento in cui il quotidiano cede il posto al sogno, al delirio, alla scoperta dell’inconscio; la razionalità della vita moderna si fonde così con la superstizione, collocando il lettore sulla soglia di mondi diversi, tra realtà e immaginazione, e alimentando una letteratura dove la fantasia si diluisce in tensione e mistero.

 

Potrei parlare dell’estate a non finire, lamentarmi del caldo e di quanto sia stata male, oppure potrei sottolineare ancora una volta come quest’anno abbia scoperto delle letture davvero intriganti e non parlo soltanto di thriller, ma di generi diversi, universi dai quali un tempo mi tenevo alla larga, titubante perché ero convinta di non appartenere a quella sfera, di essere mediocre per riuscire ad afferrare i concetti, ma la verità è che ero soltanto paranoica.

Se c’è una cosa che mi ha insegnato la lettura è che non bisogna mai avere paura di buttarsi, a volte può essere un bene esplorare territori ancora sconosciuti, la curiosità ci permette di interrogarci e andare a fondo delle questioni o di conoscere nuove realtà diverse dalla nostra.

Il timore e il pregiudizio ci limitano. Anche sbagliare è un’esperienza utile, ci permette di crescere e di capire il nostro posto nel mondo, o nel caso dei libri, come orientarsi nel vasto mare d’inchiostro. A furia di inciampare sono riuscita finalmente a camminare dritta, con lo sguardo alto, sempre pronta a scoprire nuove storie, nuovi autori e fare mio tutto ciò che può essere mio e lasciare fuori il resto.

Instagram: @brivididicarta | @stambergadinchiostro | Illustrazione di @carlo.salvato

Personalmente non avrei mai pensato che nei racconti avrei trovato anche io il mio posto. Non sono mai stata una lettrice che li ha scelti spontaneamente, ma leggendo ciò che ho perduto, mi rendo solo ora conto che ho tralasciato delle letture particolari, antologie scritte e illustrate che, in un modo o nell’altro, meritano un po’ più di attenzione.

Si scaglia su di noi con la forza di una meteora Liliana Colanzi, autrice boliviana, già nota per le sue altre raccolte di racconti, Vacaciones permanentes nel 2010 e La ola quattro anni fa. È considerata una delle voci potenti dell’America Latina e leggendo “Il nostro mondo morto” si intuisce il motivo, questi racconti mettono in discussione la realtà per com’è percepita, ribaltando con maestria e con cognizione il confine che si cela fra ciò che è concreto e dunque reale, e ciò che invece è astratto, inspiegabile, che appare quasi come un delirio onirico trasformando ogni situazione, anche quella più normale, in qualcosa di grottesco.

La raccolta è composta da otto racconti, un numero che se girato si trasforma nel simbolo dell’infinito, un piccolo riassunto di ciò che viene trattato all’interno dei racconti, infatti basta questa piccola variazione per cambiare il significato di un simbolo. Così come nel titolo, ogni racconto racchiude un qualcosa di mistico, che si scontra inevitabilmente con la realtà in cui la storia del passato resta intrappolata come se fosse un eco, qualcosa di sbiadito che però lascia ancora il suo segno e torna indietro per stravolgere le vite dei protagonisti.

L’Onda arriva sempre allo stesso modo: senza preavviso. Le coppie litigavano, i pazzi aspettavano nei vicoli, gli studenti più giovani si lasciavano trascinare dalle voci che sussurravano loro spirali all’orecchio. Cosa dicevano? Non sarai mai all’altezza di questo posto. Sarai la vergogna della tua famiglia.”

Ogni storia ha un suo pretesto, c’è chi vede un’onda foriera di cattivi auspici, c’è chi lascia tutto per recarsi su Marte o chi ha paura di un occhio che la perseguita, in ogni caso c’è sempre qualcosa che insegue i protagonisti un po’ come in un incubo di quelli in cui si fugge, si scappa da qualcosa che non si riesce a contrastare, qualcosa di confuso e introspettivo, qualcosa che ci mostra una delle nostre paure fra quelle che non conosciamo.

È proprio qui che c’è la matrice di ogni incubo, nel subconscio, un ammasso grottesco di istinti e paure che si mescolano per creare quel qualcosa che manovra ogni nostra azione senza che ce ne accorgiamo e che quando chiudiamo gli occhi si diverte a far riemergere gli orrori della giornata.

Anche la morte è una componente importante di questa raccolta, si mescola alle superstizioni popolari e regala al lettore un punto di vista agghiacciante e allo stesso tempo affasciante, che affonda le radici nelle influenze dell’autrice e ne porta alla luce il lato più grottesco, quello da scrittrice.

Fra tutti quanti sicuramente L’Onda è quello che mi ha più colpito, non tanto per la storia, di per sé già intrigante, ma lo stile con il quale la Colanzi racconta questo assurdo e inquietante racconto. Il suo stile infatti è fluido, ipnotico, nonostante sia semplice, ma è questo il lato più interessante dell’autrice, il fatto che anche il linguaggio sia una chiave importante per poter aprire il vaso di Pandora.

Come primo assaggio devo essere onesta, mi ha molto colpita, ma sono curiosa di leggere anche le altre raccolte, un modo in più per farmi un’idea chiara di quest’autrice che mi ha spiazzata.

In questa raccolta c’è spazio per tutto, un po’ come se Liliana Colanzi avesse compresso un’intera galassia in una biglia, un universo fatto di misticismo e realtà, due componenti essenziali che fanno da fondamenta nella vita di ogni protagonista.

“Lì, sotto la luce dorata, c’era la casa della mia infanzia. Il vecchio Sogno. L’Onda sospesa all’orizzonte, al principio e alla fine di tutte le cose, che aspettava. Il mio cuore logoro, sconvolto, tremante d’amore.” – Da L’Onda

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di gran via per la copia omaggio.

 

May the Force be with you!
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