Let’s talk about: Ci si vede all’Obse di Cilla Jackert (Camelozampa)

Mappa presente all’interno del romanzo. | © CameloZampa

Passiamo una delle ultime uscite di CameloZampa, “Ci si vede all’Obse” di Cilla Jackert, con la traduzione di Samanta K. Milton Knowles e le illustrazioni di Alessandro Baronciani.

Pagine: 200

Acquistalo subito: Ci si vede all’Obse

Editore: CameloZampa
Collana: Gli arcobaleni
Traduzione: Samanta K. Milton Knowles
Illustrazione: Alessandro Baronciani
Genere: Narrativa, Young Adult
Età: da 12 anni

Data di uscita: 5 Luglio
Prezzo: € 11,90

Stoccolma, estate 1981. Per Annika non saranno delle vacanze come le altre, con un fratellino nato prematuro e la mamma in ospedale. Girovagando per le strade della capitale, incontra un gruppo di ragazzi al parco dell’osservatorio astronomico. Il patto che li unisce è uno solo: non raccontarsi niente della loro vita e dei loro problemi. Trascorrono le giornate giocando a “obbligo o verità”, ma è ammesso solo scegliere “obbligo”. Ingaggiano così sfide via via sempre più pericolose…
 

Dopo un giallo classico passiamo a un romanzo per giovani adulti, una delle ultime uscite di CameloZampa, che come sapete è una casa editrice che personalmente mi piace molto, sia per le proposte per i più piccoli che per la scelta di libri che parlano di argomenti attuali, a volte spinosi o di tematiche che incuriosiscono, viste dagli occhi di protagonisti più giovani che permettono di entrare nel cuore del tema, rendendolo tangibile agli occhi del lettore.

Questa volta non è da meno. Leggere Cilla Jackert significa lasciarsi travolgere da una storia che, un po’ come l’estate, arriva in tutta la sua intensità e spazza via ogni briciolo di energia, per poi lasciare il ricordo di ciò che è stato, una sorta di malinconia che ci accompagna fino alla fine.

Source: Pinterest

Ci si vede all’Obse è una storia difficile raccontata dal punto di vista di Annika, una ragazzina che ha fatto delle bugie il suo mondo e la sua prigione, chiunque la conosca sa che è un’ottima racconta storie, una di quelle che ogni tanto piace ascoltare ma di cui non bisogna mai fidarsi.

È l’estate del 1981 a Stoccolma, Annika è pronta a godersi le vacanze estive, ma qualcosa va storto, sua madre entra in travaglio prima del tempo, dando alla luce prematuramente Rasmus, suo fratello ed è costretta a restare in ospedale per essere vicina al bambino e così anche suo padre.

Improvvisamente il mondo popolato di menzogne e belle storie diventa l’unico rifugio dov’è Annika ad avere il controllo e gli adulti sono solo un eco di fondo, i problemi di tutti i giorni sfumano, diventando un pretesto per continuare a mentire, nascondersi dietro assurde storie e menzogne pur di non pensare alle difficoltà che sta attraversando la sua famiglia, quella che la vedono come uno spettatore piuttosto che un protagonista.

In fuga perenne Annika cerca di attirare l’attenzione della sua famiglia, ma senza alcun risultato e quando deve fare i conti con la realtà, affrontare la sua paura più grande arriverà a toccare il fondo prima di capire che ogni grande passo, per quanto spaventoso, è possibile compierlo. Si tratta soltanto di puntare avanti e di crederci, una lezione che imparerà sulla propria pelle e che l’aiuterà a crescere.

“Annika si pentiva di tutto. Era davvero pentitissima. Si pentiva di non essere andata con il papà. Di avergli mentito e di aver costretto Tobbe a raccontare il suo segreto a suo padre. Ora tutti la odiavano. Il papà, Tobbe, Foglia. Di sicuro anche la mamma. Tutti la odiavano! E avevano le loro buone ragioni.”

Il parco dell’osservatorio astronomico, l’Obse, sarà il suo terreno di prova, dove incontrerà altri ragazzini smarriti come lei, costantemente alla ricerca di uno svago che li allontani dalla loro vita problematica.

Source: Pinterest

Qui, insieme a Kaja, Tobbem Biscotto, Il Finnico e Foglia, Annika riscoprirà sé stessa, ciò che importa davvero e sarà proprio grazie a un gioco tra ragazzi “Obbligo o verità” che capirà che, a volte, per quanto sia allettante una bugia, dire la verità è più importante, liberatorio.

Cilla Jackert ci racconta una storia importante, un esempio di come alle volte scappare dalle cose che ci spaventano sia la scelta sbagliata, è meglio affrontare i problemi prima di restarci incastrati dentro. Annika continua a girare in tondo tra bugie e scappatelle pur di non vedere il suo fratellino piccolo perché significa affrontare la realtà che potrebbe affezionarsi a qualcuno che sa già di poter perdere.

Con delicatezza e un briciolo di brutalità l’autrice mette le carte in tavola, mostrandoci la sua piccola protagonista che inciampa, cade, ma continua a rialzarsi, imparando una dietro l’altra tutte le lezioni della vita, lezioni che non ci sono sui libri di scuola, ma che bisogna imparare in fretta per capire il proprio posto nel mondo.

“Annika amava dire le bugie.
A volte mentiva per pigrizia. Altre volte per cattiveria. Poteva mentire per far colpo su qualcuno. O per essere gentile. A volte diceva bugie perché era divertente, ma poteva benissimo mentire anche senza alcuna ragione.”

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di CameloZampa per la copia omaggio.

 

May the Force be with you!
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