Review Party: Dove ti ho perso di Ruth Hogan

“Anthony si sdraiò e distese i lunghi arti sottili verso i punti di un immaginario compasso, pronto a tracciare la sua ultima rotta. Il profumo delle rose lo sommergeva a ondate. Sollevò lo sguardo sull’oceano sconfinato del cielo e scelse una stella.”

IL ROMANZO

Acquistalo subito: Dove ti ho perso

Editore: Rizzoli
Collana: Narrativa straniera
Data di uscita: 14 Settembre
Pagine: 308
Prezzo: € 19,00

Anthony Peardew colleziona e custodisce oggetti smarriti. Lo fa da quarant’anni, da quando ha perso il ciondolo, regalo di Therese, la fidanzata, proprio nel giorno in cui la ragazza è morta in un incidente. Stravolto dalla perdita, Anthony negli anni ha cercato conforto in quelle piccole cose trovate per strada o in un parco, sfuggite da una tasca o dimenticate al tavolo di un caffè o sul sedile di un treno. Pensava che, se avesse riconsegnato ogni oggetto al legittimo proprietario, qualcuno un giorno avrebbe bussato per restituirgli il suo. Ora, al tramonto della sua esistenza, vuole cedere questa missione alla sua assistente, Laura, lasciandole anche la bella villa in cui abita con tutto quello che contiene. Quello stesso giorno di quarant’anni fa, Eunice iniziava a lavorare come segretaria di redazione in una piccola casa editrice e per la fretta e l’emozione si era scontrata con Anthony. In apparenza un imprevisto da niente lungo i sentieri delle loro vite. Ma di ogni cosa, di ogni incontro, resta una traccia. Sono particelle in sospensione sopra i nostri giorni, che aspettano di posarsi. Perché tutto torni al proprio posto, adesso, Laura ed Eunice si devono trovare. Leggere “Dove ti ho perso” è rinfrescarsi all’ombra di un racconto caldo. Tante piccole storie ne punteggiano l’anima, a comporre un romanzo confortante, ironico, dove l’amore attraversa ogni essere vivente, ogni esistenza, in maniera lieve eppure definitiva. Una storia sul potere delle coincidenze e sulla fatalità dei piccoli eventi, quelli che sembrano essere senza importanza.

COPERTINE A CONFRONTO

 

Let’s talk about “The Keeper of Lost Things ”

“Oggi le era stato lasciato un regno e domani lei avrebbe cominciato a dipanarne i segreti.”

In occasione del review party sono qui per condividere con voi le mie impressioni su questa uscita targata Rizzoli, intitolata “Dove ti ho perso” di Ruth Hogan.

Ogni oggetto racconta una storia, anche quello più piccolo e insignificante. Da quando ha perso il ciondolo regalatogli dalla sua fidanzata, Therese, Anthony Peardew non fa distinzione quando si tratta di piccoli oggetti smarriti, anzi, per ognuno di loro immagina delle storie, alcuni ironiche mentre altre un po’ più spensierate dove il lieto fine è possibile, ma ci sono storie che invece non riescono ad avere il loro happy ending. Col passare degli anni la sua passione per la scrittura si è trasformata in un vero e proprio raccontare frammenti di vita legati ad oggetti smarriti, che trovano il loro spazio tra i suoi racconti. Questo lo ha portato a diventare una sorta di custode di questi oggetti, dando loro importanza, al punto da catalogarli, tenerli in un posto sicuro ed elevarli a oggetti preziosi, nella speranza che un giorno possano tornare a casa.

Dietro a questa missione si nasconde il volto di un uomo tormentato dalla sua perdita, che ha visto nel raccontare storie una possibilità per ritrovare ciò che aveva perso, l’unico oggetto che gli era rimasto di Therese e che ora, al tramonto della sua esistenza, non ha potuto riavere. Sperava, per l’appunto, che queste storie potessero spingere le persone ad avvicinarsi agli oggetti da lui ritrovati e che, magari, qualcuno potesse un giorno bussare alla sua porta, consegnandogli proprio ciò che aveva perduto.

“Restituire gli oggetti perduti, invece, non era così semplice. Ancora una volta avvertì quelle pietre pesarle in tasca, a ricordarle chi lei fosse davvero.”

Alla sua morte, spetta alla sua assistente, Laura, l’ingrato compito di rispolverare tutte quelle piccole storie racchiuse negli oggetti collezionati dall’autore e riportarli ai legittimi proprietari. Anthony è sempre stato un uomo gentile ed è per questa ragione che Laura non può rifiutare le sue volontà. Ora proprietaria della villa di Anthony, Laura cerca in tutti i modi di tenere fede alle sue ultime parole, affidate a lei, la nuova custode degli oggetti smarriti. Oltre ad averle affidato un compito difficile, Anthony regala a Laura un nuovo inizio, una possibilità di cambiare la sua vita, in meglio, lasciando entrare Sunshine e Freddy, due personaggi che riescono a riempire le sue giornate, colmando quel vuoto che ormai si portava da anni.

Parallelamente alla storia di Laura e Anthony c’è quella di Bomber e Eunice, due persone vissute in un’altra era e che, per ironia della sorte, finiscono per trovarsi. Il loro rapporto è unico, fatto di cinema e romanzi, e di gioia, tanta gioia, che lentamente, col passare degli anni, si trasforma in un qualcosa di unico. Eunice diventa il fulcro di Bomber e viceversa, portando alla luce un rapporto basato su quel genere di amore che spinge due persone al semplice stare insieme e trascorrere un’esistenza pacifica in compagnia della persona giusta. La storia di questi due personaggi non è facile e nonostante le gioie e i dolori, fino alla fine rimangono gli stessi due soggetti che ancora si scambiano una battuta di un film per esternare i loro sentimenti. Se Laura è la nuova custode degli oggetti smarriti, Eunice è la guardiana di una vita trascorsa insieme a Bomber.

“È tempo di smettere di nascondersi e di cominciare a prendere la vita a calci in culo.”

Queste quattro vite sono legate da un sottile filo invisibile, quell’orologio che si ferma sempre quando arrivano le 11:55. Il destino muove le pedine in maniera misteriosa, portando a riflettere sulle vite con cui entriamo a contatto, quelle storie che spesso sfioriamo o con le quali condividiamo lo stesso autobus. Siamo tutti racconti diversi eppure in qualche modo, spesso capita, che un filo intrecci un altro e che da questi intrecci nascano nuovi fili ancora più resistenti oppure portino a scrivere note a pié di pagine, piccole aggiunte che donano quel qualcosa in più che prima non c’era.

Se qualcuno mi avesse chiesto cosa mi aspettassi da questo romanzo non sarei stata in grado di rispondere. È quel genere di lettura che arriva e, come una pioggia estiva passeggera, riscalda il cuore e allo stesso tempo lascia quella sensazione che manchi qualcosa. Alla storia di Laura ho preferito senza dubbio quella di Eunice e il suo rapporto unico con Bomber. Era più dinamico, caloroso e allo stesso tempo riusciva anche a strappare un sorriso mentre, se posso essere onesta, la storia di Anthony mi ha lasciato quella brutta sensazione nello stomaco che arriva quando ho provato ad immaginarmi nei suoi panni, la sua sofferenza in quel momento era diventata la mia, giacché tutti noi viviamo il lutto in maniera completamente differente. Ma dopo la tempesta si spera sempre che arrivi il sereno e mi sarebbe piaciuto capitasse lo stesso a lui, al posto di vivere un’esistenza immaginando solo storie e spegnendosi lentamente in attesa di raggiungere la sua amata Therese.

“So quello che vogliono le persone normali e perbene, e sono storie semplici con un lieto fine.”

Ruth Hogan riesce a sviluppare una trama complessa con leggerezza, portando alla nostra attenzione l’importanza che hanno certe persone su di noi, alcune sono in grado di sconvolgere la nostra esistenza mentre altre di regalarci una vita piena.

Dove ti ho perso è anche dove ti ho (ri)trovato”. Per Laura reduce di un matrimonio andato in frantumi è la sua seconda occasione per dimostrare a sé stessa di essere ancora in grado di amare e di voler vivere una nuova vita, scrivendo una storia completamente diversa da ciò che si aspetta mentre per Eunice, è il ricordo latente di un uomo che si è insinuato nella sua vita con ironia, facendola ridere e regalandole attimi, che magari non saranno importanti, ma che nella sua mente riescono ancora a farla sorridere. E le persone che hanno ritrovato gli oggetti persi si renderanno conto che anche un ombrello può diventare un simbolo in grado di far riaffiorare storie e ricordi, che fanno male o che guariscono l’anima, ma che restano sempre e comunque propri attimi di vita.

Dove ti ho perso è un romanzo malinconico che grida quanto sia importante la vita e il modo in cui si sceglie di viverla. Non solo. È anche quell’occasione mancata o quel sogno ancora nascosto nel cassetto, un mondo che aspetta di essere esplorato e chissà se, tra i miliardi di fili, qualcuno non possa trovare la sua storia tutta da scrivere, ricca di colpi scena, di gioia e dolore.

Non perdetevi le altre recensioni del review party!

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