Review Party: Fashion Victim di Amina Akhtar (Leone Editore)

Instagram: @brivididicarta | @lastambergadinchiostro

Accendiamo i riflettori su una lettura magnetica che ci permettere di osservare più da vicino il lato oscuro della moda: Fashion Victim di Amina Akhtar, pubblicato lo scorso 20 giugno da Leone Editore con la traduzione di Laura Contrada.

Data di uscita: 20 Giugno

Acquistalo subito: Fashion Victim

Editore: Leone Editore
Collana: Mistéria
Traduzione: Laura Contrada
Genere: Thriller

Prezzo: € 14,90
Pagine: 344

Reduce da un passato oscuro e intriso di sangue, Anya St. Clair si crea una nuova identità e si fa assumere come editor da una celebre rivista di moda, La Vie. L’unica ragione di questo passo, a ben vedere, sembra essere l’ossessione per Sarah Taft, la seguitissima influencer che lavora per la stessa rivista. Forse non è un caso se la mente fragile di Anya comincerà presto a vacillare, schiacciata dalle umiliazioni subite in redazione; e così, perso ogni contatto con la realtà, le manie sfoceranno nel delirio assoluto. Tra stagiste vessate, armi improprie, vendette in grande stile e ironica ferocia, Anya metterà in piedi una grande macchina della morte, nel cui vortice cadranno tutti i suoi colleghi.

Se questo fosse un filtro di Instagram sarebbe quello più scelto dagli utenti, perchè accentua i pregi e nasconde i difetti, quasi come se fosse più importante immortalare i corpi scolpiti, i party esclusivi, i vestiti di alta moda e cancellare tutto il resto, il tempo di uno scatto per distorcere la realtà, far credere che vada tutto bene anche quando va male. E poco importa che chi osserva ci creda o meno, l’immagine viene prima di tutto, un passo falso può decretare la fine di un impero o la sua ascesa, a seconda dell’algoritmo e di chi manipola a suo piacimento il flusso di informazioni.

La redazione di La Vie, una celebre rivista di moda, diventa il terreno dove il seme dell’ossessione, della gelosia e della follia sbocciano prematuramente dando alla storia di Amina Akhtar quel tocco da American Psycho, dove la protagonista, Anya, sin dal suo debutto mostra la sua vena insana da Patrick Bateman, fissandosi con Sarah Taft, influencer popolare, e di conseguenza metro di paragone. Un po’ come il duello, per lo più mentale, tra Patrick e Paul, Anya cerca in tutti i modi di raggiungere Sarah, la vetta, di smettere di essere considerata un’anomalia del sistema e di avere le luci dei riflettori puntati su di lei.

Riesce a farsi assumere a La Vie pur non sapendo niente di moda, manipolando a suo piacimento le persone che la circondano, intessendo una tela di menzogne che finisce per intrappolare chiunque al suo interno, lei compresa. Questo piccolo traguardo la porta sì ad avvicinarsi a Sarah, ma in modo diverso, indossando gli abiti scomodi della sconfitta, diventando lo zimbello della redazione che vede di malocchio la sua goffaggine, il fatto di non riuscire a mantenere alta l’immagine della rivista, che di conseguenza la allontano sempre di più dalla sua vera meta.

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Anya però non è una stagista qualsiasi. È instabile, la sua mente deviata, una pedina che agisce in un modo tutto suo nella grande scacchiera della vita, contrattacca con nuove ed imprevedibili mosse che portano gli avversari a non inquadrarla del tutto, a non saper leggere il “futuro”, a non essere certi di sapere che cosa sarà in grado di inventarsi domani. La sua alienazione è il carburante che fa girare gli ingranaggi di questa folle macchina, una donna che vive la sua ossessione come una corsa in cui la meta è diventare qualcun altro, perdendo una volta per tutte il suo vero io, da sempre sopito chissà dove, e trasformandosi in una trappola mortale che si innesca ogni qualvolta lei decide di voler avere di più, di voler essere superiore e migliore a tutti gli altri.

Amina Akhtar è pungente e magnetica quando si tratta di mettere in scena il suo “Fashion Victim”, uno spettacolo teatrale dove dramma e sangue sono gli elementi alla base della sua storia, i lupi diventano agnelli e l’ossessione di Anya per Sarah traccia una scia di cadaveri che aggiungono all’atmosfera già cupa quel tocco di squilibrio, rafforzato dalla sua cura per i dettagli, il suo sguardo estetico e allo stesso tempo chirurgico che riesce a delineare perfettamente la sua protagonista, a permettere a chi legge di conoscerla in ogni sua malsana sfumatura ed assistere alla sua stravagante storia, dove non è importante andare a caccia di assassini, quanto vedere fino a dove si spingerà per ottenere ciò che vuole.

L’esperienza dell’autrice nella moda è innegabile, ma riuscire a tradurre tutto questo in un thriller psicologico ipnotico è un’impresa difficile. C’è qualcosa di affascinante in Anya e il suo squilibrio, da non riuscire a fare a meno di andare avanti con la lettura, si desidera scoprire quale sarà l’epilogo della protagonista e se riuscirà a liberarsi dalla sua ossessione o se sarà quest’ultima ad inghiottirla. Fashion Victim, in poche parole, è il folle matrimonio tra Ragazze a Beverly Hills e American Psycho, dove per una volta le fantasie di Patrick sono concrete, lasciano una scia di cadaveri reali, firmati con un rossetto di Chanel Rouge Allure, falso, che ci porta continuamente a chiederci: Chi sei davvero Anya St. Clair?

«Mentire finché non si diventava convincenti: è questo il trucco.»

 

 

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Leone Editore per la copia omaggio.

 

 

 

May the Force be with you!
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