Review Party: Incubo di famiglia di Mikaela Bley

Quello che desiderava era fuggire, fuggire via da tutto. Ma in realtà stava tornando là dove tutto era cominciato.
Com’era potuto succedere che tutto andasse storto in quel modo?

IL ROMANZO

19 Ottobre

Acquistalo subito: Incubo di famiglia

Editore: Newton Compton
Collana: Thriller
Data di uscita: 19 Ottobre 2017
Prezzo: € 2,99

Prezzo: € 10,00
Pagine: 384
ISBN: 
9788822713070

È un giorno di metà agosto, quando la giornalista di cronaca nera Ellen Tamm lascia Stoccolma per tornare a casa della madre a Örelo.
Ha avuto un crollo psicologico dovuto al caso della piccola Lycke, una bambina scomparsa, che l’ha fatta sprofondare nell’abisso del suo passato traumatico. Quando aveva otto anni, sua sorella gemella, Elsa, è morta affogata, e i ricordi vaghi e sconnessi di quel giorno la tormentano. Giunta a casa trova una terribile notizia ad attenderla: in un paese vicino è stato ritrovato il corpo senza vita di una donna sconosciuta, picchiata a morte. Nessuno pare in grado di identificare la vittima o spiegare cosa ci facesse lì. Nonostante abbia un disperato bisogno di riposo, Ellen, incapace di dimenticare il suo ruolo di giornalista investigativa, decide di indagare. Inizia così a fare domande e prova a ottenere informazioni dagli agenti di polizia, senza grandi risultati. Più si addentra nel complicato intrigo di ciò che è accaduto, più si rende conto che l’idilliaca cittadina di provincia nasconde segreti. E alcuni dei più inconfessabili riguardano proprio Ellen e la sua famiglia.

COPERTINE A CONFRONTO

 

Let’s talk about “Liv”

La morte. La perseguitava. Era appena uscita dalla porta che già la sentiva alitarle in faccia.

In occasione del review party oggi vi parlo del nuovo romanzo di Mikaela Bley, “Incubo di famiglia”, pubblicato da Newton Compton Editori.

Mentirei se dicessi che non ero curiosa di scoprire cosa riservava l’autrice alla sua giornalista di cronaca nera, Ellen Tamm. Questo è un personaggio combattuto, afflitto dai suoi demoni e in continua lotta con sé stessa.

Nel romanzo precedente si occupava del caso di Lycke, una bambina scomparsa, che ha provocato in lei un crollo psicologico, dovuto alla perdita di sua sorella gemella, Elsa. Ora deve fare i conti con quella parte repressa che le impedisce di vivere una vita normale.

La morte continua a perseguitarla anche quando è in fugga da tutto il caos della redazione di TV4, infatti è mentre si reca a casa di sua madre, la stessa dove sono cresciute lei e sua sorella, che viene a conoscenza del ritrovamento di un corpo deturpato di una donna abbandonata sul sedile di una macchina.

Quello che stava compiendo era un atto autolesionistico. Invece di incidersi le braccia, andava a scavare nelle atrocità, nelle morti improvvise.

Nonostante Ellen cerchi di allontanarsi dal suo lavoro, quest’ultimo lo perseguita, il caso che ha di fronte ha dell’incredibile. Liv Lind, è questo il nome della vittima, è stata brutalmente uccisa, dopo essere stata violentata e come se non bastasse era incinta di tredici settimane.

Stentuna è una piccola cittadina, dove non accade mai niente di eclatante e la notizia dell’omicidio di Liv porta scompiglio tra gli abitanti, che increduli dell’accaduto sperano che si tratti di un pessimo scherzo e che la loro città sia ben lontana da simili scandali.

Come spesso accade nelle piccole comunità appena il fatto diventa tangibile iniziano a girare voci e coloro che un tempo si definivano amici, iniziano a parlare alle spalle della vittima. In primis l’incaricato delle indagini, che liquida la vicenda come un delitto passionale, una punizione che la vittima si meritava, a suo dire.

Ellen si ritrova travolta da un uragano di emozioni e sensazioni che la mettono a disagio. La sua famiglia è divisa da tempo. I suoi genitori hanno qualcosa nello sguardo quando la osservano, come se in silenzio si chiedessero perché non ci sia Elsa al posto di Ellen, che sta sprecando la sua vita dietro a casi che continuano a mettere a dura prova i suoi progressi e la sua psiche.

Mikaela Bley descrive un quadro familiare peculiare e contorto, permettendo al lettore di osservare da vicino quello che resta di una famiglia colpita da una tragedia. Come accade nella maggior parte dei casi, i genitori si separano perché non riescono a sopportare il dolore, accusandosi a vicenda di non aver fatto abbastanza e di non esserci stati per aiutare la figlia. Il padre di Ellen ha scelto di rifarsi una vita, di guardare avanti, di non osservare più il viso di sua figlia, che è identico a quello della sua gemella.

Vivere da sua madre è difficile per Ellen, che nonostante voglia fuggire dal suo mondo, cerca costantemente quel brivido che l’indagine e la caccia riescono a darle, una via di fuga per non pensare alla sua vita che cade a pezzi e il suo essere vulnerabile.

Era tutto torbido e confuso. Senso di colpa frammisto a rabbia e disperazione.

Il caso di Liv è uno di quelli che sotto la superficie nasconde un insidioso nido di menzogne, dove l’apparenza inganna il lettore, portandolo alla convinzione che sia tutto come ha disposto sulla scena l’autrice stessa, ma osservando con attenzione, cogliendo le briciole che lei lascia, comincia a farsi più chiaro che si tratti di un delitto passionale.

Liv, Hanna e Alexandra sono tre donne che hanno in comune lo stesso uomo, Patrick o Stoffe, parliamo di poligamia celata agli occhi di tutti gli abitanti e vicini di casa, che non notano cosa ci sia dietro l’angoscia e il malessere di ognuna di loro. Ma a chi legge è possibile vedere quanto sia difficile vivere una vita del genere, non solo per le mogli ma anche per i figli stessi, sempre più spaventati e arrabbiati di avere questo peso sulle spalle, il segreto da portarsi dentro la tomba, non facendo i conti che una disgrazia del genere avrebbe potuto portare alla luce anni e anni di bugie nascoste sotto lo zerbino.

Non avrebbe mai potuto cambiare quello che era accaduto o rivivere la propria esistenza da capo. O far tornare in vita Elsa. non era possibile disfare quello che era stato fatto.

Ogni caso lascia qualcosa dentro ad Ellen, una traccia evidente di vite spezzate prima del tempo, che la portano a misurarsi con sé stessa e la sua resistenza, ma quello di Liv non le lascia soltanto il retrogusto amaro, ma porta con sé qualcosa che non credeva di dover mai affrontare: la morte di sua sorella Elsa.

La vita non è mai stata facile per Ellen, nella sua mente il suo passato è stato distorto dalle mezze verità dei suoi genitori, ma il cervello non dimentica, elabora e archivia, mandando continuamente impulsi in grado di far rievocare ricordi, anche quelli più dolorosi.

La verità che si trova ad affrontare la protagonista è un boccone troppo amaro da mandare giù, infatti spesso si è convinti di essere lontani da certe cose e poi si scopre, invece, di essere proprio nell’occhio del ciclone.

“Incubo di famiglia” riflette il titolo e diventa un vero e proprio incubo per la protagonista, uno di quelli dal quale è difficile risvegliarsi, ma quando succede si è troppo stanchi per andare avanti e si realizza che per tutto questo tempo non si è fatto altro che annaspare nei propri rimorsi.

Rispetto al capitolo precedente, questo permette di conoscere un po’ di più Ellen e di andare oltre la scorza da giornalista di cronaca nera e la sua immagine di donna forte e impenetrabile. Si rivela invece un personaggio fragile, che spesso si ritrova a volersi nascondere dai suoi problemi, mettendoli da parte, nella speranza che non tornino a presentarle il conto. Questa volta non succede, permettendole finalmente di conoscere qualcosa che continuava a cercare e sapere, ma che non voleva sentirsi dire, sicuramente ne uscirà un po’ più forte e io lo spero, dal momento che ho visto sul profilo instagram dell’autrice la copertina del prossimo romanzo con Ellen protagonista, si intitola “Louise” e io sono già curiosa.

Non perdetevi le altre recensioni del review party!

 

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

May the Force be with you!
Precedente #Segnalazione: "Ultima birra al Curlies Bar"di A. Casolaro e "Un giorno qualunque" di Alessandro Dainotti Successivo Review Party: Qualcosa succederà di Martina Haag