Review Party: Joe Petrosino di Salvo Toscano (Newton Compton)

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Oggi Salvo Toscano ritorna in libreria con Joe Petrosino. Il mistero del cadavere nel barile, un romanzo che racconta la dura lotta di Joe Petrosino contro il crimine organizzato.

21 Febbraio

Acquistalo subito: Joe Petrosino. Il mistero del cadavere nel barile

Editore: Newton Compton Editori
Collana: Nuova narrativa Newton
Genere: Thriller

Prezzo: € 9,90
Pagine: 352

New York, 1903. Un cadavere orribilmente mutilato viene ritrovato all’interno di un barile abbandonato su un marciapiede. I sospetti portano verso la criminalità italiana. È un lavoro per il “Dago”, il sergente Giuseppe “Joe” Petrosino, il più famoso detective della città. L’unico dell’intero dipartimento di polizia di New York che, grazie alle sue origini italiane, è capace di passare inosservato tra i vicoli di Little Italy, capire i dialetti del sud della penisola, interpretare i simboli e le modalità delle prime organizzazioni criminali mafiose, come la temutissima Mano Nera. Un’indagine difficile in cui Petrosino si troverà a fronteggiare non solo gli spietati padrini ma anche i violenti pregiudizi di cui sono vittime gli immigrati italiani. Un romanzo tratto dalla storia vera della nascita della Mafia italo-americana e il coraggio degli uomini che la sfidarono.

Oggi ci ritroviamo sulle banchine del porto di New York, la Grande Mela, ma non ai giorni nostri, bensì agli inizi del 900, quando gli ormeggi dei moli pullulavano di battelli a vapore che vomitavano un gran numero di persone che avevano deciso di riporre tutte le loro speranze nel sogno americano, inseguendolo fino sulle coste del nuovo mondo.

Questa è la prima volta che ho l’occasione di leggere qualcosa di Salvo Toscano e devo ammettere che mi ha sorpresa. Il suo stile è sicuramente uno dei punti forti di quest’opera, riesce ad evocare con le parole sensazioni proprie della poesia senza però abbandonare la prosa, un racconto dettagliato ma intimo di una città nel pieno della sua crescita, immortalata nell’esatto momento in cui muoveva i suoi primi passi nel mondo delle metropoli.

Vivida come una polaroid il romanzo di Salvo Toscano è un’immagine indelebile di New York, ma anche della gente che la abita, un ritratto a tutto tondo che descrive non solo i luoghi e gli avvenimenti, ma anche l’anima pulsante di quello che era il centro nevralgico dell’America. È anche un dipinto fedele della Mano Nera e dell’uomo che la combatteva poco alla volta, Joe Petrosino, italo americano, un pioniere nella lotta contro il crimine organizzato.

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Tutto comincia con una nave in arrivo a New York, mezzo al quale moltissimi migranti si aggrappano per non perdere la speranza in un futuro migliore, un domani ancora da scrivere, dove tutto è possibile. Li vediamo italiani, francesi, tedeschi e persino irlandesi continuare a guardare in avanti, riponendo su quella promessa straniera la loro vita, l’ultima chance per cambiare la loro condizione e poter aiutare la famiglia. Un sogno che poco a poco sembra materializzarsi è questo che sembra l’America una volta giunti a destinazione, ma proprio quando si comincia a sentire la terra sotto ai piedi si comincia a capire che non esiste una terra promessa. 

Al fascino degli anni in cui è ambientata la storia si mescola il lato selvaggio di New York, quello che vede l’incontro di tante etnie diverse che per la prima volta si ritrovano faccia a faccia e generano inevitabilmente una nuova ondata di violenza dalla quale emerge il cadavere di un uomo dentro un barile, piegato a “portafoglio” e giustiziato senza pietà con un taglio netto alla gola. Giuseppe “Joe” Petrosino si ritrova ad indagare sul violento caso, mostrando a chi legge una città in pieno sviluppo, dove i pregiudizi erano all’ordine del giorno e ci si faceva giustizia da soli, in un mondo tanto cruento un uomo cerca di fare la differenza, seguendo i principi della legge.

Il nucleo di questo romanzo gira attorno ad un tema molto moderno, l’immigrazione, filtrato dallo sguardo di chi ne sta vivendo gli effetti collaterali e ne è stato parte a sua volta. Il protagonista non solo cerca di fermare la violenza che scaturisce dall’attrito di due culture diverse che si scontrano, ma allo stesso tempo cerca essere l’anello di congiunzione di queste due culture perchè è stato un migrante a sua volta. 

Il clima caotico e fragile risultava perfetto per incubare i germogli della malavita, e in tutto questo proprio Joe Petrosino, poliziotto realmente esistito, è stato il primo a comprendere i meccanismi che portarono la Mano Nera a diffondersi, uno tra questi era la miseria, le persone erano sempre più disperate e cercavano un modo per racimolare più denaro possibile, anche agendo per vie traverse, favorendo l’ascesa della malavita.

Perspicace, rapido e abile a mimetizzarsi fra le persone Petrosino è diventato un poliziotto stimato, guerriero che ha dedicato la sua vita alla lotta contro il crimine, ma se credete che sia stato semplice, vi sbagliato di grosso. Da lustrascarpe a poliziotto il percorso è stato tortuoso, la salita ripida e alla fine il duro lavoro ha ripagato, anche se con un epilogo amaro. 

Salvo Toscano ci riporta un frammento di storia che personalmente non conoscevo, ma lo fa in maniera spontanea, scivolando soave tra le righe ma allo stesso tempo incidendo a fondo sugli eventi dei primi anni del 900, mostrando una città fatta di luci e dove le ombre erano sempre più marcate, regalandoci così un affresco storico di un Joe Petrosino tanto vivido da risultare tangibile.

“La fame, la fame nera. io ai guaglioni miei questa condanna non gliela voglio dare, sicilia’. io ci devo credere per forza nell’America. E nella fortuna».

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Newton Compton per la copia omaggio.

 

May the Force be with you!
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