Review Party: La casa senza specchi di Mårten Sandén

“Non era il silenzio a essere estraneo: era tutto il resto, i suoni e le voci che c’erano stati mentre i miei cugini erano in casa, a essere un’eccezione. Il silenzio era familiare come un vecchio maglione. Il silenzio ero io.”

IL ROMANZO

Acquistalo subito: La casa senza specchi

Editore: Rizzoli
Collana: Ragazzi
Data di uscita: 14 Settembre
Pagine: 205
Prezzo: € 16,00

Thomasine vive da mesi nella grande casa di Henrietta, dove ci sono tante camere e lunghi corridoi, ma nemmeno uno specchio. Suo padre passa le giornate al capezzale dell’anziana prozia malata, mentre lei gira per la casa con i cugini: la piccola Signe, l’odioso Erland, e Wilma, più grande, che fa la prima superiore e ha due anni più di Thomasine. Un giorno Signe scopre che gli specchi di casa sono tutti ammucchiati nell’armadio di una stanza ottagonale. Thomasine e Signe ci entrano insieme, chiudono l’anta alle loro spalle e… quando ne escono, si ritrovano in una casa che è uguale e diversa al tempo stesso. Di cosa si tratta? E chi è quella ragazzina, Hetty, vestita alla marinara? Ciò che i cugini scoprono non è affatto un altro mondo. Può far paura, a tratti, ma li aiuterà in un modo che non avrebbero mai creduto possibile.

COPERTINE A CONFRONTO

Let’s talk about “Ett hus utan speglar”

“Sera, notte e mattina si susseguivano anche nella casa-specchio, ma era come se non facesse differenza. In quella stanza il tempo non aveva nessun potere.”

In occasione del review party organizzato dalla mia partner in crime, parliamo di un romanzo destinato ai ragazzi, che si adatta ad ogni tipo di lettore.

“La casa senza specchi” di Mårten Sandén è quel genere di libro che arriva dritto al cuore, ampliando la ferita che si crea e che si cicatrizza lentamente al procedere con la lettura. Come “Il nido” di Kenneth Oppel è un romanzo che aiuta a riflettere e osservare la realtà circostante con più attenzione. In 205 pagine l’autore racchiude un caleidoscopio di tematiche del tutto diverse percepite dall’occhio di una giovane protagonista alle prese con ciò che comporta una perdita e il sentirsi estranea nella sua stessa famiglia.

“Il rimpianto era come una bolla tutt’intorno a me e non capivo né quello che leggevo né quello che mi veniva detto.”

Prima o poi arriva per tutti noi il momento di abbandonare il nido, crearsene uno nuovo e fare di tutto per proteggerlo, senza dimenticare mai (si spera) le proprie radici e la propria famiglia, ma talvolta capita che – a furia di guardare troppo avanti –, si finisca per dimenticare coloro che si lasciano indietro.

La famiglia di Thomasine è un insieme di schegge di vetro, a cui nessuno ha mai provato a ridare una forma, come piccoli frammenti si sono dispersi in giro per il mondo ed è impossibile riuscire a capire quali pezzi siano stati e come rimetterli insieme. È con l’avvicinarsi della morte della prozia Henrietta che i membri della famiglia si riuniscono sotto lo stesso tetto per dare l’ultimo saluto all’anziana signora, ma tra tutti quello più legato sembra essere proprio il padre di Thomasine, che non la perde mai d’occhio, restandole sempre accanto.

Improvvisamente quelle crepe cominciano a vedersi, ogni membro si mostra per ciò che è diventato, alzando barriere pur di non fronteggiare il dolore che si portano dentro ed è in questo ambiente che Thomasine incontra i suoi cuginetti, anime tormentate anche loro e che convivono con le scelte dei loro genitori, le cui conseguenze si riversano su di loro.

“Il silenzio era familiare come un vecchio maglione. Il silenzio ero io.”

Nella casa di Henrietta c’è una stanza ottagonale ormai ridotta a brandelli, dove vi è un armadio imponente al cui interno vi sono specchi. Grandi, piccoli, medi, di tutte le forme e misure. Signe e Thomasine sono le prime a rendersi conto che questo armadio conduce alla casa-specchio, un riflesso della vecchia dimora della prozia ed è qui che entrano a contatto con una bambina di nome Hetty, una figura fondamentale, che in qualche modo riesce a capire di cosa abbiano bisogno i visitatori prima ancora che loro formulino i loro problemi. Quella figura cresce piano piano lungo il viaggio di ogni persona presente nella casa, facendo loro da guida fino a liberarli dalla croce che si portano dietro.

Ci si rende conto che la famiglia di Thomasine è un groviglio insidioso di angoscia e sofferenza, dovuta alla dura legge di madre natura che non risparmia nessuno, ma non è il tempo a migliorare le cose e il suo scorrere rende le assenze ricordi dolorosi dai quali è difficile liberarsi, soprattutto quando continuano a mentire a sé stessi nascondendo il problema tra le pieghe della mente, mettendo il cuore dentro un ripostiglio e sperando che questo non finisca per tradirli.

“Non era il silenzio a essere estraneo: era tutto il resto, i suoni e le voci che c’erano stati mentre i miei cugini erano in casa, a essere un’eccezione. Il silenzio era familiare come un vecchio maglione. Il silenzio ero io.”

Thomasine dimostra essere una ragazzina molto più matura degli anni che porta, forse è anche dovuto a ciò che la sua famiglia ha vissuto, alla perdita che hanno dovuto affrontare insieme.

Una casa-specchio diventa l’occasione per fronteggiare i propri demoni, per comunicare e liberarsi finalmente dal peso che si continua a trascinarsi dietro. Il dolore, la paura e l’angoscia emergono col procedere della lettura, portando chi legge ad immergersi pienamente nella vita di questa famiglia frammentata, che ciò nonostante dimostra di scegliere il cuore, i propri sogni e l’amore, quando è giunto il momento di andare. Così come sono arrivati, i soggetti lasciano la casa portandosi dietro qualcosa di nuovo, rendendosi conto di essere cambiati, non solo nell’aspetto ma di sentirsi più leggeri ora che i loro bagagli pesanti sono rimasti indietro. Questo non significa un lieto fine bensì una nuova strada da percorrere senza ostacoli ad intralciare il loro cammino.

Mårten Sandén costruisce una storia che urla dolore da ogni pagina e ciò nonostante dimostra anche che dalle ceneri di ciò che è stato si può ancora costruire qualcosa, basta volerlo e seguire il cuore senza avere mai paura di piangere, di urlare o di parlare apertamente, l’importante è non permettere alle nostre paure e alla sofferenza di prendere il controllo. C’è una seconda possibilità per tutti noi e anche se significa mettersi il mondo contro bisogna coglierla perché solo così si riuscirà a costruire la propria felicità.

Non perdetevi le altre recensioni del review party!

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