Review Party: La moglie innocente di Amy Lloyd

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“Per loro, aveva pensato, Dennis non era una persona vera. Non straziava loro il cuore come a lei. E poi c’era il classico cinismo british, la velenosa freddezza che alla fine l’aveva spinta a prendere le distanze dal gruppo. Si sentiva meglio in mezzo a chi soffriva quanto lei e voleva fare qualcosa di concreto.”

15 Marzo

Acquistalo subito: La moglie innocente

Editore: Newton Compton Editori
Collana: Thriller

Data di uscita: 15 Marzo
Prezzo: € 10,00
Pagine: 336

Vent’anni fa, Dennis Danson fu arrestato e condannato per l’omicidio di una ragazza nella Contea di Red River, in Florida.
Ora, dopo tanto tempo, sul web si sta diffondendo a macchia d’olio un documentario che rimette in discussione le indagini. Il popolo della rete invoca la liberazione dell’uomo, accusato ingiustamente.
A chilometri e chilometri di distanza, in Inghilterra, Samantha è ossessionata dalla storia di Dennis. Gli scrive delle lettere e si lascia sedurre dal suo fascino e dalla sua gentilezza. Tanto da decidere di abbandonare la sua vecchia vita per sposarlo e lottare ufficialmente per il suo rilascio. Eppure, quando la campagna ha successo e Dennis viene liberato, Samantha inizia a notare piccoli dettagli che le fanno temere di non aver mai compreso veramente l’uomo che ha sposato.
Davvero può essere sicura che sia innocente?

Man mano che la corrispondenza proseguiva, il senso di solitudine diminuì. Assomigliava a un innamoramento, pensò, un innamoramento mai provato prima.”

Source: Pinterest

Questo giovedì prosegue con una seconda uscita targata Newton Compton Editori, sto parlando dell’esordio di Amy Lloyd, “La moglie innocente”, sbarcato proprio oggi in libreria.

L’esordio di quest’autrice mi ha spinto a riflettere. È assurdo. Il mondo legato ai serial killer è semplicemente assurdo. Un caso non cesserà mai di esistere, anche quando viene archiviato o cade, per modo di dire, nel dimenticatoio, ci sarà sempre qualche elemento che lo riporterà alla luce.

Questa volta abbiamo fra le mani un omicidio di vent’anni fa, a nord della contea di Red River, Florida: quello di Holly Michaelis che sembrava aver trovato soluzione dopo l’incarcerazione di Dennis Danson. A quel epoca il sospettato aveva soltanto diciott’anni, ma la sua reputazione è bastata a farlo giudicare colpevole.

Sappiamo come funziona. Quando succedono certi misfatti i primi ad essere interrogati sono i soliti sospetti, coloro che si sono macchiati di reati minori ma che all’occorrenza vengono utilizzati come capri espiatori. A qualcuno bisogna pur dare la colpa. Senza una testa da tagliare l’indagine resterebbe ferma e nel caso di Dennis, il suo arresto ha portato a galla il lato oscuro di questo modo, quello che coinvolge i media, che come al solito trovano una miniera d’oro in delitti di questo spessore.

È assurdo, dicevo, nel senso malato del termine. Una vicenda così disastrosa diventa popolare e ogni schermo si accende trasmettendo documentari, film e interviste su interviste che ripercorrono il passato del serial killer, tralasciando quello della vittima. In breve tempo la notizia diventa virale e i romanzi biografici cominciano a vedere la luce. Lo sappiamo come funziona eppure il mondo non cambia, queste personalità criminali attirano non soltanto il dissenso ma anche fanatici veri e propri, disposti a tutto pur di avere cinque minuti in compagnia del loro beniamino, che poco importa se ha ucciso uno o dieci persone, agli occhi degli ammiratori potrebbero risultare addirittura innocenti.

“La donna recitò le promesse, ascoltò lui dire le sue, lo guardò in faccia e si chiese a cosa stesse pensando, se si sentisse strano anche lui a ripetere parole che non gli appartenevano, che pesavano in aria come macigni. ”

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Il caso di Dennis Danson divide il popolo. Da una parte c’è chi lo reputa colpevole mentre dall’altra parte innocente. Fra questi ultimi spicca Samantha, un’insegnante di trent’anni, insicura e vulnerabile, ossessionata un po’ come la sottoscritta da casi irrisolti o quelli che ancora oggi rimangono avvolti nel mistero. E così comincia una lunga corrispondenza fra Samantha e Dennis, al punto da diventare smielata e spinge lei ad avvicinarsi sempre di più all’assassino più odiato d’America, al punto da innamorarsi e perdere completamente il senno.

Assurdo, dicevo. Non è moralismo il mio, è che non trovo un senso logico in questo, ma purtroppo succede. Se vi ricordate il matrimonio di Charles Manson e Candy sapete di cosa parlo. Ciò nonostante io lo trovo surreale e in questo lo stile di Amy Lloyd si presta benissimo, a rendere ancora più aberrante questo lato oscuro che suscita l’ambito criminale.

Dennis e Sam finiscono per sposarsi e ogni dettaglio della loro vita viene dato in pasto ai media. C’era già stata una prima serie documentario, simile a quelle che io amo guardare su Crime+Investigation, dove si raccontava per filo e per segno la vita dell’omicida, ma quando questo viene rilasciato, la produzione ha ben pensato di realizzare una seconda stagione per raccontare i fatidici momenti del processo fino alla liberazione e il suo matrimonio.

Se prima Samantha era certa dei suoi sentimenti per Dennis con il tempo comincia a capire che la sua scelta è stata avventata. La vita dei coniugi procede seguendo il ritmo sfrenato di interviste, foto, eventi, allungando sempre più la distanza che li separa. In fondo la vita di Dennis è sempre stata pubblica, ma ora che i coniugi hanno trovato un po’ di spazio per loro stessi, la loro unione viene meno. Chi è davvero l’uomo che ha sposato?

“Era troppo difficile volere tanto bene a qualcuno, qualcuno con una vita e mentalità proprie, che poteva andare e venire a proprio piacimento. ”

Source: Pinterest

C’è stato un momento che ho davvero amato durante la lettura, parlo dell’intervista da Stephen Colbert, che io tra l’altro stimo, dove Dennis viene messo alle strette, mostrando per una volta una versione diversa di sé stesso, una non costruita a regola d’arte ma che è bastata per insinuare dentro di me il dubbio.

La storia ruota attorno al rapporto fra Samantha e Dennis, una relazione che comincia a vacillare nel momento in cui realizza della sua imprudenza. Amanda Lloyd per questo motivo crea un’atmosfera cupa, circondata da domande che riecheggiano nell’aria alle quali chi legge spera di trovare risposta. Altre ragazze sono state inghiottite dalle tenebre di Red River e i loro nomi vengono sussurrati nella nebbia e sfumano prima ancora che qualcuno riesca a sentirli.

Personalmente nutrivo grandi speranze in questo romanzo, soddisfatte almeno in parte, ma è bastato per dare ad Amy Lloyd un posticino negli autori da tenere d’occhio. Ha uno stile che personalmente mi ha affascinata. Non è facile raccontare qualcosa dal punto di vista psicologico, in quel senso bisogna saper anche suscitare emozioni in chi legge e saper come tirare fuori tutto ciò che hanno i personaggi dentro e lei si è saputa giostrare, anche se il finale per me è stata una piccola nota dolente.

Questo è un thriller psicologico che esplora a 360 gradi la psicologia di Samantha, mostrandola in tutta la sua vulnerabilità e paura, ma è attraverso il suo occhio e i dialoghi che riusciamo a cogliere qualcosa di più nello sfuggente Dennis, una figura che si muove in maniera anomala sulla scena, gridando quasi ai quattro venti di avere qualcosa da nascondere. È nei dettagli che affonda il dubbio l’autrice. Di questo esordio ho apprezzato senza dubbio la prima parte, quella che semina il dubbio e mostra l’aspetto surreale della vicenda. Come sempre questo genere scorre in maniera fluida, rallentando in seguito e subito dopo esplodendo nella resa dei conti.

“La moglie innocente” è un campo minato, dove ogni passo è pericoloso sia per i protagonisti che per i lettori, trascinando tutti in un gioco in cui è difficile capire se tutto ciò che vediamo è vero o pura finzione.

May the Force be with you!
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