Review Party: L’orso di Claire Cameron

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“Le lacrime di quando sei triste gocciolano dal cuore.”

Pagine: 207

Acquistalo subito: L’orso

Editore: SEM Libri
Traduzione: Alessandra Osti

Data di uscita: 26 Aprile
Prezzo: € 17,00

Anna è una bambina di cinque anni. Con i genitori e il fratellino, Stick, di poco più piccolo, sta facendo una bella vacanza sull’isola di Bates, un paradiso naturale al centro del meraviglioso lago canadese di Opeongo.
La radura dove si fermano per la notte è un incanto. Anna stringe a sé Stick e dice buonanotte al papà e alla mamma, che si ritirano nella loro tenda. La notte è tiepida, trasparente, e i suoni che provengono dal bosco accompagnano fin dentro i sogni più dolci.
Ma nel cuore della notte la vita diventa un incubo.
All’improvviso i due fratellini vengono svegliati dalle urla della mamma e del papà, dal trambusto assordante. Un grosso orso nero ha sventrato la tenda dei genitori e si accanisce su di loro con la sua enorme forza, con la ferocia della bestia affamata. In un ultimo, disperato atto di coraggio il padre mette in salvo i piccoli, chiudendoli all’interno di un robusto container per gli attrezzi e le provviste.
Il giorno seguente, nella luce di una giornata di sole, i due bimbi escono dal nascondiglio che li ha protetti dalla bestia e si incamminano, insieme con il lettore di questo sorprendente, emozionante romanzo, nella loro nuova vita. Attorno, oltre i resti del passato e dell’amore, c’è la natura pericolosa, affamata, impenetrabile, ostile. E una fioca luce per guardare verso il futuro.
 

“Sta mangiando tutto dentro di me, e sta sciogliendomi la pelle. Il cane nero è dentro di me.”

Source: Pinterest

Se c’è una cosa che ferisce di più durante una lettura è il sapere che dietro una storia si nasconde un fondo di verità. Molto spesso le storie che leggiamo affrontano temi difficili, dal bullismo alla perdita, questa volta invece Claire Cameron ci offre uno squarcio nella vita di una bambina di cinque anni, vittima dell’aggressione di un orso durante un campeggio con la famiglia.

“L’orso”, è questo il titolo del romanzo, non è scelto a caso e non rappresenta una metafora, bensì è l’animale che ha distrutto la vita della bambina. Allo stesso tempo non si capisce il motivo per il quale la creatura abbia commesso un’atrocità simile. Si tratta di semplice istinto oppure era spinto dalla fame?

Agli occhi di una bambina di cinque anni è difficile capire ciò che è accaduto. Il suo si è capovolto all’improvviso senza darle il tempo per assimilare concetti come la morte, la crudeltà della natura e la sopravvivenza. Ad un tratto e senza volerlo deve crescere e guidare il fratellino più piccolo, sfidando l’ambiente circostante che sembra tutto fuorchè ospitale, nella speranza di riuscire a cavarsela.

Per molti il bosco rappresenta un enigma da risolvere poco a poco, per altri resta il luogo in cui è radicata la paura dell’uomo, mentre per altri ancora è qualcosa di selvaggio e completamente indomabile, un orizzonte sul quale l’uomo ha poca autorità. Per dei bambini si trasforma nell’inizio di un incubo al quale non sono preparati, un brutto sogno divenuto realtà nel quale un animale che solitamente nei cartoni animati rappresenta la forza e la saggezza della foresta diventa foriero di violenza e morte, ovvero le caratteristiche per le quali gli orsi sono conosciuti fra gli adulti.

“Sento le voci dei miei genitori come al fuoco, ma sono solo nella mia testa. Adesso sono sveglia. So che li aspetterò vicino a Stick. E li aspetteremo per molto tempo, forse per sempre.”

Source: Pinterest

Attraverso gli occhi di Anna seguiamo la vicenda, smarriti fra i suoi pensieri e l’angoscia che occupa la sua mente ora che i suoi genitori non sono più con lei. La sua paura si amplifica man mano che si avventura nel cuore del bosco, mossa da uno spirito di sopravvivenza e d’innocente egoismo, lo stesso che la spinge a scegliersi piuttosto che condividere tutto il “bottino” con suo fratello.

Questo in fondo è l’istinto animale, dopotutto a sopravvivere sono sempre i più forti, coloro che riescono a riempirsi lo stomaco a discapito di chi non ce la fa, sfruttando ogni mezzo pur di avere salva la vita. Non significa che Anna non tenga a suo fratello, anzi è l’opposto, le responsabilità di cui le sue piccole spalle si caricano sono troppo grandi e pesanti da trascinare, passo dopo passo sente sempre di più la fatica del non avere le sue due figure guida di riferimento, i genitori.

Oltre a questo, è anche l’ignoranza ad essere il motore di questi avvenimenti. Il fatto che un individuo abbia trascorso del tempo in un luogo non significa necessariamente che possa continuare a sopravvivere in queste condizioni, soprattutto se non conoscono le possibili variabili che possono influenzare la vita in un mondo selvaggio.

Claire Cameron ci trascina in un mondo ostile, ingigantito dagli occhi di una bambina piccolissima, che vede ogni cosa come se fosse enorme rispetto al suo piccolo modo. In questo senso il suo stile riesce a trasmettere l’angoscia della situazione, immergendo i lettori nella storia. Una cosa che mi ha affascinata ma allo stesso ha rallentato la mia lettura è stato scegliere Anna come narratore della storia, anche se a conti fatti è la scelta migliore per questo romanzo. In fondo è la sua ingenuità che permea nella narrazione, i suoi sentimenti e la sua capacità di adattarsi ad una situazione critica che mandano avanti il racconto, ma allo stesso tempo lo rendono un po’ caotico in alcune parti, sebbene la mente di una bambina di cinque anni non può essere di certo un esempio di ordine, a maggior ragione dopo la sua perdita.

L’orso è un’incognita, ragiona in una maniera imprevedibile, come se la logica venisse spazzata via dall’istinto, forse quello che gli ha fatto credere che i due bambini fossero in pericolo. Immergersi in questa lettura significa fare i conti con la dura e cruda lotta per la sopravvivenza.

Grazie a Sara abbiamo avuto l’opportunità di porre un paio di domande a testa all’autrice, per scoprire tutta l’intervista non vi resta che leggere gli articoli di ogni blog partecipante: Bookspedia, Il colore dei libri, L’universo dei libri e Arias’s Wild. Intanto vi lascio le mie qui sotto!

Come nasce l’ idea de “L’orso”?

C’è stato un attacco in un’area naturale, che a tre ore di Toronto verso nord, chiamata Algoquin Park nel 1991.
Due adulti sono stati uccisi da un Orso Nero, il che è molto raro.
Ho lavorato in quel parco nell’estate precedente e in quella successiva in cui l’attacco ha avuto luogo.
Mentre facevo un giro in canoa, mi sono accorta di voler sapere cosa era successo ma c’erano pochissime informazioni.
Quello che ho sentito era più una storia di fantastmi. Ci sedevamo attorno al fuoco e ci raccontavamo a turno quello che avevamo sentito.
Ho scalato alcune montagne e pagaiato il fiume. Ho visto molti orsi.
Erano curiosi o divertenti o timidi.
Non si sono mai dimostrati pericolosi, come quelli in Algoquin park e questo mi ha confuso molto più di prima, cosa era successo tanti anni prima?
Ho scritto questa storia per avere un mezzo per scoprilo.

C’è un messaggio dietro la storia?

Spero che ogni lettore porti trovi la propria impressione del romanzo.
Vedo un libro come una sorta di collaborazione con il lettore.
Io scrivo una storia e inserisco molte cose, ma anche il lettore ci aggiunge la propria esperienza e il significato del libro si trova quando queste due cose, le parole dello scrittore e il lettore, si uniscono.
Spero che il romanzo induca il lettore a farsi domande sulla natura della paura e sulla nostra relazione con la natura selvaggia, ma dipende tutto da loro.
Se proprio ce ne è uno è che la paura è un qualcosa che dobbiamo superare.
E’ importante guardarla e chiedersi perchè c’è.
A volte ci è solo di intralcio.

 

 

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