Review Party: Tutta colpa delle meduse di Ali Benjamin

“Una medusa, se la guardi abbastanza a lungo, comincia a sembrarti un cuore che batte. È il fatto che pulsano, il modo in cui si contraggono rapidamente per poi rilasciarsi. Come un cuore fantasma: un cuore attraverso cui riesci a vedere dritto in un altro mondo dove ciò che hai perduto – qualunque cosa sia – è andato a nascondersi.”

IL ROMANZO

Acquistalo subito: Tutta colpa delle meduse

Editore: Il castoro
Data di uscita: 21 Settembre
Prezzo: € 13,50
Pagine: 318
ISBN: 9788869662126

Al ritorno dalle vacanze estive Suzy scopre che la sua amica Franny non c’è più. È annegata in mare, alcune settimane prima. La notizia, prima ancora che dolorosa, è incomprensibile. Come è possibile, si chiede Suzy, che lei abbia immaginato la sua amica viva durante tutti quei giorni, e invece lei già se ne era andata? E come può Franny essere annegata se era una provetta nuotatrice? Domande che richiedono una risposta, e a Suzy non bastano le risposte incerte dei grandi. Per cercare di rimettere le cose in ordine, Suzy comincia una ricerca che la condurrà a convincersi che è stata tutta colpa di una medusa velenosa che deve avere toccato l’amica in acqua. Continuerà la sua ricerca, arrivando a capire che per dare un senso alle cose non bisogna guardare fuori, ma dentro di sé.

COPERTINE A CONFRONTO

 

Let’s talk about “The thing about jellyfish”

 “Stupide vecchie parole che non vogliono dire niente. Stupide vecchie parole che riempiono troppo lo spazio.”

In occasione del review party condivido con voi le mie impressioni su questa magnifica lettura. Il protagonista di oggi è il romanzo di Ali Benjamin, “Tutta colpa delle meduse”, pubblicato in Italia da Il Castoro.

Ali Benjamin ci mostra come sia difficile affrontare una perdita. È ormai risaputo che ogni persona elabori il lutto a suo modo. C’è chi piange fino a consumare le lacrime, chi decide di tacere e aspettare che sia il tempo a cancellare il ricordo doloroso, poi c’è chi, come Suzanne, che invece evita di affrontare il problema, indirizzando il suo dolore verso qualcosa che riesca a tenerla impegnata abbastanza da riuscire a tenere la mente occupata e trovare una spiegazione logica alla morte della sua migliore amica.

 

“Ero vissuta nel mondo delle parole per così’ tanto tempo, immagino, che il silenzio non era ancora un linguaggio che riuscivo a comprendere.”

Suzanne Swanson ha solo dodici anni, eppure si dimostra essere una bambina matura per la sua età, proiettata verso la scienza e incuriosita da tutto ciò che la circonda.

La scuola media è la sua prova del nove, il momento per cominciare a capire cosa ne sarà del suo futuro e dove focalizzare la sua attenzione, ma è la stessa scuola a renderla poco a poco un’emarginata. Da lontano appare come la bambina stramba, quella che parla troppo o troppo poco, a seconda dei casi, ma qualsiasi cosa scelga di dire è sempre quella sbagliata per i suoi compagni di classe. Eppure a lei non importa. Non si cura degli altri o di ciò che pensano, è un mondo a sé, così come lo sono gli altri.

Franny è la sua migliore amica. Una bambina con la quale ha condiviso tutto, sia gioie e dolori e credeva che questo legame non potesse mai essere spezzato. Tuttavia la scuola cambia chiunque. Colui che prima era un appassionato di insetti diventa improvvisamente il ragazzo più in della scuola e viceversa. Basta poco per precipitare nel baratro del dimenticatoio o diventare lo zimbello di tutti.

“Odiavo il fatto di dover andare a scuola. Odiavo essere imprigionata lì: nella seconda media, a South Grove, in quel posto dove non si riusciva mai ad annullare le cose.”

Nessuno è immune ai cambiamenti, neanche Zu. Per questo motivo quando Franny comincia a scegliersi nuove amicizie, parlare di ragazzi e dimenticarsi di tutto ciò che a loro piaceva un tempo, Suzanne ha paura. Ha il timore di perderla e non avere più occasioni per ascoltare la loro musica preferita o parlare di ciò che amano. In breve tempo la loro amicizia arriva ad un punto morto, la sente sempre più distante e scostante. Cerca di farglielo capire il tipo di direzione sta prendendo, ma Franny è troppo occupata a pensare a sé stessa e alla sua cotta, per accorgersene. Suzanne con le parole non ci ha mai saputo fare e ogni volta che ci prova è destinata ad allontanare sempre di più la sua amica.

Apprendere della sua morte porta a galla questioni in sospeso tra le due e trascina Suzanne in una spirale di dolore che non riesce ad elaborare. Non accetta che sia morta annegata nel Maryland, lasciandola da sola a dover vivere in questo mondo fatto di parole, per questa ragione attribuisce la colpa della sua scomparsa alle meduse e dimostrarlo è tutto ciò che può fare per riparare agli errori verso Franny.

Suzanne comincia a lavorare sulla sua ricerca di scienze, il tema: le meduse. Apprende tutto ciò che riesce a raccogliere sulle diverse specie, sul loro modo di essere e impara piano piano che al mondo esistono una quantità svariata di meduse, tra le cui vi è quella più pericolosa in assoluto: Irukandji, la più letale di tutte. Dimostrare che possa essere lei la causa non è facile, servono ricerche e soprattutto esperti che possano dimostrare la sua tesi. Nel frattempo la sua scelta di non parlare diventa problematica a casa sua. Nonostante i genitori separati, entrambi hanno a cuore la figlia e scelgono di rivolgersi a una specialista: la dottoressa Legs per aiutarla ad affrontare il lutto.

“Dentro di noi c’erano niente di meno che le stelle stesse. Eravamo fatti di polvere di stelle.”

La vita di Suzanne si divide tra meduse, parole e dolore, quello che continua a crescere dentro di lei e a cui sceglie di non prestare ascolto.

La sua ricerca è tutto. Franny, la sua amicizia e i tormenti con i quali convive. La verità è che la sua ricerca è soltanto un pretesto per non affrontare quello che sente, il groppo alla gola quando pensa alla sua amica e le persone che cercano in tutti i modi di aiutarla, anche se non lo vorrebbe.

La colpa non è tutta delle meduse. A volte le cose succedono e basta. Ma questo non si può spiegare così facilmente ad una bambina di dodici anni, anzi, a nessuno. Ognuno elabora come riesce la propria perdita e alla fine trova il modo per riuscire ad andare avanti, ma questo non implica il dover dimenticare ciò che è stato e le persone alle quali si vuole bene. È il riuscire a scalare quella montagna ripida rendendosi conto che la vita è fatta anche di questo, di cose belle ma anche di brutte, con le quali prima o poi bisogna fare i conti.

Suzanne vede tutti quanti come nemici perché ognuno di loro cerca di costringerla a superare il lutto a modo loro, semplicemente parlandone e non come vorrebbe lei, facendo qualcosa di concreto in grado di aiutarla a comprendere ciò che sta vivendo e accettare la realtà dei fatti.

“Tutta colpa delle meduse” è un romanzo straordinario e autentico con delle tematiche tangibili, attuali e sempre importanti da trattare. Non è facile spiegare ai ragazzi come affrontare una perdita, ma glielo si può mostrare, questo fa Ali Benjamin, fornisce un esempio pratico di come una persona, per quanto giovane sia, elabori il dolore a suo modo e lo fa con uno stile quasi musicale, suggestivo e in grado di arrivare dritto al cuore del lettore.

Credevo che Caela Carter fosse stata la migliore autrice del 2017, ma mi sbagliavo, Ali Benjamin riesce a tenerle testa. Sono felicissima di dire che non ho dovuto sudare per dare un voto a questo romanzo, a mio parere è anche poco fermarsi a cinque libricini.

#Saracolpisceancora

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