Ruggine americana di Philipp Meyer | Recensione di Deborah

Philipp Meyer è cresciuto a Baltimora, Maryland. Ha lasciato il liceo a 16 anni. Dopo aver lavorato per diversi anni in un centro traumatologico, si è iscritto alla Cornell University, dove ha studiato letteratura inglese. Dopo la laurea, ha lavorato in banca, poi come operaio edile, e infine di nuovo in un ospedale. I suoi racconti sono usciti su «The New Yorker», «Esquire», «McSweeney’s», «Salon» e l’«Iowa Review». Ruggine americana (Einaudi 2010 e 2014) è stato nominato Miglior libro del 2009 da «The New York Times», dal «Los Angeles Times» e dall’«Economist» ed è stato inserito nella Newsweek’s list of «Best Books Ever», Amazon Top 100 Books of 2009, Washington Post Top 10 Books of 2009. Philipp Meyer è stato selezionato da «The New Yorker» tra i 20 migliori scrittori sotto i 40 anni. Il suo ultimo libro è Il figlio (Einaudi 2014).

 

L’acciaio era il cuore. Chissà fra quanto la ruggine avrebbe divorato tutto e la valle sarebbe tornata allo stato primitivo. Solo la pietra sarebbe durata.

 

Editore: Einaudi Editore
Data di uscita: 4 febbraio 2014
Pagine: 395
Prezzo: 13.50 €

A Buell, in Pennsylvania, il sogno americano prende la ruggine accanto alle fabbriche chiuse e alle acciaierie dimesse. Il lavoro che se ne va lascia dietro di sé una comunità in cui la fine del sogno di una nazione si ripete, ogni giorno, nei sogni infranti dei suoi abitanti. Come quelli di Isaac English: vent’anni, timido, insicuro, ha il cervello di un genio ma il college rimane un sogno da quando la madre si è suicidata e lui, qualche tempo dopo, ha tentato di imitarla. Sarebbe morto se non l’avesse salvato Billy Poe. Billy, da parte sua, non è molto sveglio, ma in compenso è grande e grosso: a scuola era un campione di football tanto da guadagnarsi una borsa di studio per l’università. Andarsene avrebbe significato stare alla larga dai guai ma ad abbandonare sua madre e la baracca in cui vivono non ce l’ha proprio fatta. Poi un giorno, dopo anni passati ad accudire il padre invalido, Isaac decide di scappare di casa e partire per la California. Appena fuori città si imbatte nell’amico Billy e quando scoppia un temporale decidono di ripararsi in un capannone abbandonato: l’incontro con tre senzatetto darà inizio a un’imprevedibile catena di eventi che segneranno per sempre le vite di Isaac, Billy e degli altri personaggi.

 

Finalmente sono riuscita a leggere Ruggine americana di Philipp Meyer che avevo acquistato lo scorso anno approfittando degli sconti Einaudi. In realtà come primo titolo dell’autore avevo acquistato Il figlio che ancora aspetta paziente di essere letto, dopo qualche giorno ho messo prepotentemente nel carrello anche il primo libro di questo autore convinta di dover iniziare da questo titolo la sua conoscenza.

Devo dire che Ruggine americana è un romanzo indubbiamente interessante ma purtroppo a me non ha coinvolto e convinto come speravo. Io amo alla follia la letteratura americana che racconta l’America cruda e violenta lontana dallo sfavillio delle metropoli, in Ruggine americana ci sono sì tutti questi elementi che fanno da sfondo alla trama principale ma è proprio quest’ultima che mi ha lasciato un po’ indifferente. Mi dispiace che il romanzo non mi sia piaciuto, di solito con questo genere vado a colpo sicuro infatti sono rimasta stranita dalla reazione che ho avuto, non avrei mai pensato che la seconda delusione letteraria dell’anno l’avrei trovata qui. Lo stile di scrittura di Philipp Meyer mi è piaciuto molto, questo mi rincuora pensando al romanzo che ancora devo leggere, spero di non partire prevenuta quando verrà il momento in cui riuscirò a iniziare il libro che mi ha attirata alla scoperta di questo autore.

Il romanzo è suddiviso in capitoli dedicati di volta in volta a un personaggio in particolare, tra essi svettano come protagonisti due ragazzi Isaac English e Billy Poe. Non ho avuto particolare empatia nei confronti dei due protagonisti e neanche nei confronti degli altri a essere sincera. Mi sono sembrati tutti personaggi un po’ freddi e distanti dal lettore, non mi hanno suscitato particolare curiosità nei confronti della loro storia o emozioni riguardo le loro scelte.

 

Intanto eccoti qui. Di passaggio sui territori del sole. Pensi che tu madre ci sarà sempre e zac non c’è più. Cinque anni, e ancora non ti rassegni. Scomparsa in n giorno. Come succederà a te. Tutto quello che vedi ti sopravviverà: rocce cielo terra. Guardi un tramonto e ti sembra tuo ma il sole sorge in tua assenza da mille anni. No, pensò, da svariati miliardi di anni.

 

Ruggine americana è un romanzo molto crudo, la vita non fa sconti a nessuno dei protagonisti e ben presto tutti devono fare i conti con un fatto violento che lì porta a mettere in discussione i loro progetti. Le vite di entrambi i protagonisti subiscono improvvisamente un forte scossone che condurrà Billy Poe dritto in prigione e Isaac da solo ad affrontare le strade per tentare di scappare da Buell, una rugginosa cittadina incastonata in Pennsylvania, un luogo dove il sogno americano si è infranto affianco a fabbriche chiuse e alle acciaierie dimesse. Sembra che per i giovani abitanti di Buell fuggire sia molto difficile, questa cittadina ti artiglia e incolla a sé, alla sua desolante mancanza di opportunità. In questo luogo sembra proprio che le colpe dei padri ricadano sui figli, e quegli stessi figli non riescano a liberarsi dal fango presente nelle loro vite fin dall’infanzia, anzi questa situazione peggiora, si esaspera.

Ruggine americana di Phillip Meyer è un romanzo forte, d’impatto e molto crudo, nelle pagine non troviamo speranza o il cosiddetto sogno americano, solo la realtà nuda e cruda della disperazione umana che lotta per sopravvivere.

 

 

 

 

May the Force be with you!
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