Sharp objects di Gillian Flynn | Recensione di Deborah

 

Mi incamminai lungo il sentiero, con la ghiaia che mi crepitava sotto i piedi, e mi addentrai nel bosco, dove faceva ancora più caldo che fuori. Sembrava di essere in una giungla. Verghe d’oro e sommacchi selvatici mi graffiavano le caviglie e gonfi soffioni galleggiavano ovunque nell’aria, infilandosi in bocca e incollandosi alle braccia. Da bambini li chiamavamo «vestiti delle fate», mi ricordai all’improvviso.

 

Editore: Rizzoli
Data di uscita: 24 luglio 2018
Pagine: rilegato
Prezzo: 18.00 €
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Otto anni dopo essere andata via da Wind Gap, la cittadina soffocante in cui è nata e cresciuta, Camille Preaker lascia Chicago per tornare in quel minuscolo avamposto cattolico del Missouri battista, luogo sperso nel nulla, dove la gente si illude di sapere come stare al mondo. È il giornale per cui lavora a spedirla laggiù, in seguito alla scomparsa della piccola Natalie Keene. Caso che somiglia a quello di un’altra bambina svanita nel nulla poco tempo prima, ricomparsa il giorno dopo nel letto di un torrente, strangolata. Aveva solo nove anni.Anche il cadavere di Natalie viene rinvenuto ben presto e la comunità di Wind Gap deve arrendersi all’evidenza: la mano che si è abbattuta con brutale meticolosità sulle due bambine è la stessa. A rivelarlo è un unico, macabro dettaglio. Con caparbietà, Camille porta avanti la propria indagine sfidando le rigide norme sociali di una cittadina bigotta e pettegola, ma soprattutto è costretta ad affrontare la madre, una donna fredda e manipolatrice, ammirata dai vicini e temuta dentro casa, da cui era fuggita ancora ragazza. L’inchiesta si gonfia come un fiume in piena e Camille non è più in grado di tenere a freno i ricordi e il male che contengono.

 

Il nostro viaggio di oggi si tinge di tinte cupe e oscure, ci immergeremo nella calma apparente di Wind Gap per conoscere un thriller psicologico davvero emozionante. Si tratta di Sharp objects, il romanzo di esordio dell’autrice Gillian Flynn, da cui è stata tratta la serie tv uscita lo scorso mese.

 

Svoltai, invece, a sinistra alla fine dell’isolato e presi la strada più lunga verso la casa di mia madre. Mi chiesi se avrei dovuto telefonarle per avvertirla, ma, ormai in prossimità della meta, decisi che non era il caso. Era troppo tardi per telefonare, sarebbe stata una formalità maldestra e inutile.
Dopo che uno ha varcato il confine di Stato, non chiama per chiederese può entrare.

 

Era un pò di tempo che non provavo il piacere e l’emozione di un buon thriller, le mie aspettative nei confronti di questo romanzo erano molto alte ma non sono state minimamente deluse!
Camille è la protagonista del romanzo, è donna indipendente che lavora come giornalista in un quotidiano minore di Chicago. Il suo lavoro la riporta nella cittadina dove è nata e cresciuta, la stessa dalla quale è scappata e non rimetterebbe più piede, Wind Gap una comunità isolata nei boschi del Missouri. Wind Gap è stata teatro di un fatto di cronaca nera, l’omicidio di una bambina a cui l’assassino ha strappato tutti i denti; ora un’altra giovane della stessa età è scomparsa nel nulla e Camille è chiamata ad investigare sul caso prima che desti l’attenzione dei giornali più importanti. Raccolto il coraggio necessario per affrontare questa missione, Camille parte per raggiungere la sua famiglia ed investigare sul caso. Il rapporto tra la protagonista e la madre è davvero pessimo, Adora non ha mai mostrato molto interesse e affetto nei confronti di Camille; aveva occhi solo per Marian la sua figlia più piccola nata dal suo matrimonio con Alan Crellin, inoltre la donna è chiaramente una persona disturbata, invadente e super oppressiva. La piccola Marian di salute molto cagionevole non riuscì a superare l’infanzia, morì e tutta la famiglia ne fu distrutta, nessuno si riprese più veramente da questa perdita.

 

Come si fa a mantenere l’equilibrio mentale quando l’intera giornata si preannuncia sconfinata e vuota come la distesa infinita del cielo? Potrebbe succedere qualunque cosa. Ricordo di aver provato la sensazione fisica di quella parola, pesante e leggermente appiccicosa, scritta per intero sul bacino. Il coltello da carne di mia madre. Affondare la lama seguendo linee
immaginarie. Asciugare il sangue. Affondare di nuovo. Asciugare. Versare candeggina sul coltello e sgattaiolare in cucina per rimetterlo a posto.

 

Ho amato moltissimo i personaggi di questo romanzo, sono tutti davvero complessi e disturbati, all’apparenza persone normali con i loro pregi e difetti, rivelano improvvisamente risvolti malati di sé stessi. Trovo sia molto bello ed interessante il fatto di scoprire pagina per pagina le caratteristiche dei protagonisti, la stessa Camille non la conosciamo completamente subito. La sua infanzia priva di affetto, soffocata da sua madre e dalla morte della sorella portano Camille a sviluppare una particolare fragilità, la conducono a trarre sicurezza e fermezza dal auto infliggersi dolore. Come? La protagonista per anni e anni si è incisa con coltelli sul corpo ogni genere di parola che riusciva a farla stare meglio, ora porta con sé tantissimi vocaboli urlanti, solo una piccola porzione della sua schiena è rimasta illesa, per questo nasconde il proprio corpo con abiti lunghi e lenisce le ferite della sua anima con gli alcolici. La figura di un corpo pieno di parole è molto inquietante ma trovo che abbia anche un tocco di fascino, l’autrice ha centrato in pieno come caratterizzare la protagonista.
Camille, dopo essere stata accolta con freddezza nella sua dimora d’infanzia, inizia lentamente a scavare nella torbida questione.

 

Stavo alzando un po’ troppo il gomito, riflettei fra me e me, ma mai fino al punto di ubriacarmi. Avevo solo bisogno di un goccetto. Per me l’alcol era sempre stato una sorta di lubrificante, uno strato protettivo contro tutti i pensieri acuminati che mi si affollavano nella testa.

 

Gli abitanti di Wind Gap sono diffidenti e restii verso Camille, la famiglia dell’ultima giovane vittima non ne vuole sapere di rilasciare dichiarazioni, neanche a ricordo della piccola. In tutto questo la protagonista si avvicina al detective incaricato delle indagini cercando inutilmente di ottenere dichiarazioni ufficiali, anzi a sua insaputa verrà utilizzata per comprendere meglio la comunità di quella cittadina. I due iniziano a diventare molto affiatati, si trovano in sintonia entrambi povenienti da grandi città e prigionieri di Wind Gap. Le indagini di Camille procedono ad un ritmo serrato e coinvolgente, non si rileverà cosa facile scavare a mani nude nel proprio passato, in quello della sua famiglia e delle sua città; il passato tornerà a tormentarla così come la sua fragilità e la voglia di essere accettata. Non voglio rivelarvi troppe informazioni a riguardo al mistero, siamo di fronte ad un ottimo thriller da divorare pagina dopo pagina. Comunque forse per la prima volta ho azzeccato la soluzione dell’enigma, credo proprio per l’unicità e stranezza della sua natura!

 

Presi un flacone di aspirine e me ne versai due compresse sul palmo della mano, poi le rimisi nel flacone, quindi me le versai di nuovo sul palmo. Una o due pillole. Era così facile. Avrei voluto dargliene un’altra e poi un’altra ancora? Mi sarebbe piaciuto prendermi cura di una piccola bambina malata? Un barlume di riconoscimento quando Amma alzò gli occhi a guardarmi, tremante e malaticcia: «La mamma è qui».

 

Sharp objects è un romanzo che tiene davvero con il fiato sospeso, affascina con i suoi personaggi disturbati e risvolti inquietanti. La voce dell’autrice è incalzante e cruda, è diretta, insomma va dritta al punto senza perdersi in inutili fronzoli e senza tralasciare il giusto spazio per descrivere le ambientazioni. Un grande romanzo ed una grande autrice, non vedo l’ora di immergermi nella serie tv e sicuramente leggerò gli altri romanzi dell’autrice.

 

 

May the Force be with you!
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