Il tatuatore di Auschwitz di Heather Morris | Recensione di Deborah

 

 

È soltanto uno degli innumerevoli giovani stipati nei vagoni destinati a trasportare il bestiame. Non avendo idea di dove fossero diretti, Lale ha indossato i suoi abiti consueti: un completo stirato, una camicia bianca pulita e la cravatta.

 

Il tatuatore di Auschwitz di Heather Morris

Editore: Garzanti
Data di uscita: 18 gennaio 2018
Pagine: 208
Prezzo: 17.90 €
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Il cielo di un grigio sconosciuto incombe sulla fila di donne. Da quel momento non saranno più donne, saranno solo una sequenza inanimata di numeri tatuati sul braccio. Ad Auschwitz, è Lale a essere incaricato di quell’orrendo compito: proprio lui, un ebreo come loro. Giorno dopo giorno Lale lavora a testa bassa per non vedere un dolore così simile al suo finché una volta alza lo sguardo, per un solo istante: è allora che incrocia due occhi che in quel mondo senza colori nascondono un intero arcobaleno. Il suo nome è Gita. Un nome che Lale non potrà più dimenticare. Perché Gita diventa la sua luce in quel buio infinito: racconta poco di lei, come se non essendoci un futuro non avesse senso nemmeno un passato, ma sono le emozioni a parlare per loro. Sono i piccoli momenti rubati a quella assurda quotidianità ad avvicinarli. Dove sono rinchiusi non c’è posto per l’amore. Dove si combatte per un pezzo di pane e per salvare la propria vita, l’amore è un sogno ormai dimenticato. Ma non per Lale e Gita, che sono pronti a tutto per nascondere e proteggere quello che hanno. E quando il destino tenta di separarli, le parole che hanno solo potuto sussurrare restano strozzate in gola. Parole che sognano un domani insieme che a loro sembra precluso. Dovranno lottare per poterle pronunciare di nuovo. Dovranno conservare la speranza per urlarle finalmente in un abbraccio. Senza più morte e dolore intorno. Solo due giovani e la loro voglia di stare insieme. Solo due giovani più forti della malvagità del mondo.

 

Lettori, benvenuti!
Il viaggio di oggi ci porterà indietro nel tempo, ripercorreremo uno degli eventi più tragici della nostra storia. Torneremo all’Europa della seconda guerra mondiale tiranneggiata da nazisti, conosceremo la tragica storia di un ragazzo e di una ragazza che non si sono piegati alle torture subite. Oggi parleremo del romanzo Il tatuatore di Auschwitz, scritto da Heather Morris ed edito da Garzanti Editore. Siete pronti ricordare il nostro passato?

 

Nel suo stato di semidelirio gli sembrano fari che lampeggiano e danzano nella pioggia mostrandogli la strada verso casa. Lo chiamano: Vieni sa me, ti darò riparare, calore e nutrimento. Continua a camminare.

 

Siamo metà gennaio, tra una decina di giorni vivremo la Giornata della Memoria e, una giornata dedicata lei a ricordo dell’Olocausto. Questo evento abbiamo imparato a conoscerlo attraverso i libri di scuola, i documentari e i filmati visti in televisione.
Personalmente non mi era mai capitato di leggere un libro dedicato a questo argomento, devo dire che è stata una lettura emozionante e davvero interessante che mi ha permesso di cogliere ulteriori dettagli relativi a questo fatto. Il tatuatore di Auschwitz è stata una lettura davvero emozionante e toccante, era la prima volta che mi capitava di entrare a 360° in questa drammatica vicenda vedere, sentire, capire e provare emozioni provate vissute da una persona che appartenne a questa realtà. Il romanzo permette di creare un’empatia molto più profonda e riesce ad arrivare in profondità nel lettore, ancor più delle nazioni dei libri.

 

Lale chiude gli occhi per qualche istante, lasciando che il sole gli scaldi la pelle e gli dia l’energia e la volontà di proseguire. Solleva le spalle cascanti e sente la risolutezza diffondersi nuovamente dentro di lui. È ancora vivo.

 

Questa è la storia di Lale e di Gita, Due ragazzi che vivevano tranquillamente la loro vita, la loro gioventù, in Slovacchia. Improvvisamente un giorno la loro vita cambia per sempre in modo drammatico, non sarebbero più stati gli stessi, certe ferite non sarebbero più guariti dalla loro anima. La colpa per aver subito questi crimini indicibili? Essere ebrei.
L’instabilità e la tensione politica crearono un clima di insicurezza e di incertezza, le persone iniziarono lentamente a sparire, ad essere strappate dalle loro vite e nessuno era a conoscenza del perché, di dove sarebbero finite e sopratutto se sarebbero sopravvissute.

 

Che cosa gliene importa di quel mostro al suo fianco o se sarà mai capace di trattare una ragazza con rispetto? In realtà spera che Baretski non sopravviva a quel luogo, così da non stare mai più con una donna.

 

Lale pensando di salvare la propria famiglia e i propri fratelli si reca volontariamente a Praga per essere trasportato verso l’ignoto. Lale pensava che avrebbe ricevuto un duro impiego dai tedeschi, di certo non immaginava gli orrori che avrebbe sperimentato. Venne caricato con un numero imprecisato di altre persone su un carro bestiame e portato ad Auschwitz. I primi momenti per lui furono quelli più duri, quando iniziò a capire in che situazione lui e altre persone erano finiti. Fino a che non assistette per caso ai primi omicidi scellerati la situazione non gli fu chiara. Lale lavorò per un breve periodo come muratore, conobbe dei soldati russi che gli spiegarono un po’ la situazione. Qualche tempo dopo però fu preso sotto l’ala protettrice e del tatuatore, colui che aveva il compito di marchiare i numeri identificativi sulle braccie di tutte le persone che sarebbero state rinchiuse ad Auschwitz e a Birkenau. Lale era impaurito e reticente ad accettare quel lavoro, sapeva che la sua vita però sarebbe leggermente migliorata, era questione di sopravvivenza.

 

Il giorno diventa notte e gli uomini continuano a fare la fila per essere marchiati a vita, che sia breve o lunga. Lale lavora come un automa, allungando la mano per prendere il pezzo di carta che gli porgono, afferrando il braccio che gli tendono e poi tatuandolo.

 

Armandosi di coraggio iniziò ad apprendere il mestiere; Lale si dimostrò molto bravo nel suo lavoro fino a che dovette iniziare a tatuare anche le donne, non riusciva a infliggere un dolore simile a una donna. In questa situazione che conobbe Gita, quando i loro occhi si incrociarono fu catturato ed intrappolato dallo sguardo magnetico della ragazza, nonostante fosse vestita di stracci e con i capelli rasati. Con il passare del tempo Lale diventò sempre più bravo nel proprio lavoro ed un giorno il suo maestro sparì e fu lui a ricoprire il ruolo ufficiale di tatuatore. Da quello mento in poi la sua vita migliorò notevolmente, fu trasferito in una stanza solitaria nell’edificio dell’amministrazione; aveva accesso a maggiori razioni di cibo e alla protezione delle guardie. Sia ad  Auschwitz e sia a Birkenau gli arrivi erano sempre più numerosi, così come i morti, Lale faceva da spola tra i due campi per adempiere al suo compito. Nonostante lo odiasse, ebbe tutto sommato un rapporto accettabile con il suo tutore, un soldato che si occupava di lui, si scambiarono piccoli favori, come contattare Gita.

 

Sua madre l’aveva aiutato a fare i bagagli. Si asciugava le lacrime e intanto continuava a tiare fuori i vestiti che lui vi aveva messo per sostituirli con dei libri «per confortarti e ricordarti di casa, ovunque tu vada a finire».

 

In quel clima di orrore, morte e sofferenza iniziò la relazione di questi due giovani ragazzi. Inizialmente non avevano la forza, specialmente Gita, per sognare e sperare in qualcosa, in un domani. Lale però la seppe conquistare ed amare, proprio questo loro amore gli diede la forza per combattere per la sopravvivenza. I due vissero in tutto e per tutto la trasformazione dei campi di sterminio, dall’inizio alla fine della guerra, dall’introduzione al blocco dei forni crematori. Lale, con l’aiuto di molte donne, reperiva soldi e gemme preziose da scambiare con cibo e medicinali con i lavoratori esterni al campo.

 

Sì, ma non possiamo vincere. Non possiamo fare niente che li umili. Non dobbiamo spingerli ad aprire il fuoco su tutti quanti. Guardati attorno.

 

Lale e Gita vissero smisurati momenti di terrore e orrore, ai quali non sapevano se fossero sopravvissuti.
Fortunatamente loro furono alcuni dei pochi prigionieri che riuscirono a sopravvivere ai campi di concentramento e alla liberazione degli stessi. La liberazione e lo sgombero non furono momenti indolori, moltissime persone persero la vita proprio alla fine del tunnel. La fuga fu un evento pericoloso, i due ragazzi erano separati, lontani e non sapevano se l’altro era ancora vivo e se mai si sarebbero rivisti per coronare i loro sogni d’amore in un mondo che doveva risorgere.

 

Lale fa un respiro profondo, nel tentativo di controllare la rabbia. Vorrebbe imprecare e vendicarsi del crimine commesso contro il suo amico.

 

Il tatuatore di Auschwitz, è una lettura molto forte, è una lettura costruttiva ed emozionante che coinvolge il lettore; dona moltissimi spunti per fermarsi a riflettere e sicuramente aiuta a mantenere vivo in noi il ricordo del passato. Tutte quelle persone erano giovani, donne, uomini, bambini ed anziani proprio come lo siamo noi, vivevano la loro quotidianità quando le loro vite furono distrutte da un giorno all’altro; per cause di forza maggiore vissero in un’epoca che si trasformò in orrore. Questo pensiero mi fa molto riflettere, riflettere e apprezzare tutte le cose che oggi abbiamo e che diamo troppe volte per scontate. Ci lamentiamo di tutto, di quanto sia dura e difficile la vita, certo lo è ma pensare a come e in quanto poco tempo potrebbe essere sconvolta come in passato, mi porta ad apprezzare di più tutto, tutti i momenti, anche quelli che quasi sembrano indifferenti.
È un romanzo che consiglio veramente con il cuore, se intraprendete questa lettura legge tutto, anche le note finali dell’autrice perché in quelle pagine si nasconde una piccola storia ancora più emozionante. Questa storia è la vita vera di Lale e Gita dopo essere sopravvissuti al campo di sterminio, quante disavventure e pericoli ancora dovettero affrontare prima di considerarsi al sicuro. I protagonisti del nostro romanzo sono reali e hanno veramente vissuto tutte quelle atrocità, e Il tatuatore di Auschwitz è la loro storia.

 

 

 

May the Force be with you!
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