TGIF – Book Whispers #40: I libri consigliati di questa settimana

Giuro solennemente di avere buoni consigli…

Tirando le somme, questa settimana, si è rivelata interessante. Se ripenso a questi sette giorni, questi sono i tre romanzi che vi consiglio di fare al più presto vostri. Prima di cominciare vi ricordo di passare da Sara (Bookspedia) per scoprire i suoi consigli letterari di questa settimana.

Il tatuatore di Alison Belsham

Pagine: 378
Brighton. L’ispettore Francis Sullivan, giovane e ambizioso, è stato appena promosso, e questo è il suo primo caso importante. Marni Mullins, una tatuatrice di Brighton, ha trovato un corpo orribilmente scuoiato. Dalle prime indagini sul cadavere risulta chiaro che non si tratta di un omicidio isolato ma dell’opera di un serial killer. Il modus operandi e la firma sono agghiaccianti: mentre la vittima era ancora in vita, l’assassino ha rimosso intere porzioni di pelle, presumibilmente tatuate. Questa pista porta Sullivan a credere che una come Marni, che conosce il mondo dei tatuaggi come le sue tasche, sia l’unica persona in grado di aiutarlo. Ma lei ha tante ragioni per non fidarsi della polizia. E quando riuscirà a identificare il prossimo bersaglio del killer, lo dirà a Sullivan o si metterà da sola alla ricerca del “Ladro di Tatuaggi”?

“Un’opera d’arte viva e vegeta, calda al tatto. Nessun’altra forma artistica è dinamica quanto un tatuaggio.”

Da sempre il mondo dei tatuaggi è popolato da figure che sembrano vivere al limite tra la legalità e il mondo criminale, ma per molti questa pratica trascende la sua mera funzione decorativa diventando vera e propria arte. Programmi come “Ink Masters” mostrano addirittura come ogni errore commesso in passato, come tatuaggi di cui ci si pente, possono rinascere e prendere nuova vita cambiando totalmente in qualcosa di diverso.

Come ogni forma d’arte anche questa richiede sforzo e fatica, e non di meno una grande passione per essere portata avanti. È proprio il lavoro che c’è dietro e la passione del tatuatore che valorizza un determinato tatuaggio, più è difficile, più il suo valore artistico aumento. Questo, infatti, è ben visibile con Marni; non è una figura incontrata per caso, i suoi lavori trasudano passione e dedizione, due doti necessarie per sopravvivere in questo settore.

Marni Mullins però non è soltanto una tatuatrice, è anche una madre ed una ex moglie, come tante persone ha i suoi problemi e prendere parte attiva nelle indagini la spinge ad attraversare una soglia che mai avrebbe potuto oltrepassare in circostanze normali. Oltre quel varco la attende un mondo insanguinato, fatto di cadaveri scarnificati, come se fossero una tela da tagliare al museo per rubare un quadro.

Onestamente questo romanzo si è rivelato una piacevole sorpresa, per una volta la fascetta non mentiva, è davvero un grande esordio con una storia originale, che catapulta il lettore in un vortice di tortura e ossessione.

“Il tatuatore” è un’ossessiva ricerca della bellezza perfetta in una tela di pelle umana indelebilmente macchiata di inchiostro e sangue, un marchio di morte pronto da appendere al muro.

 

Grande Madre Acqua di Živko Čingo

Pagine: 192

Lem e Keïten sono orfani, due cani erranti nella Jugoslavia di Tito. Raccattati dalla strada, vivono in un ex manicomio adibito a orfanotrofio, circondati da un muro altissimo che impedisce ai loro sogni di farsi largo nel mondo reale.

Quando i pidocchi invadono la Chiarezza, Lem e Keïten sono scortati sulla riva di un lago e tosati come bestie per arginare l’epidemia. La Grande Madre Acqua li osserva inerme, sola responsabile della loro disgrazia e insieme unica fonte di speranza.

Nell’orfanotrofio vige un clima di terrore. La compagna Olivera Srezoska e il Piccolo Padre tengono le redini di un serrato controllo. L’arte e la risata sono le uniche armi con cui è possibile bucare il muro e sentire ancora il mormorio della Grande Madre Acqua.

“La Madre Acqua che rimbombava tra i corridoi dell’orfanotrofio angoscioso, sì proprio quel nostro orfanotrofio angoscioso, quella nostra vita disgraziata diveniva di colpo una vita felice, un’altra vita. Nulla ci poteva fermare. Era come se un uccello morto fosse ritornato a vivere nel petto di ogni bambino.”

Sono fermamente convinta che questo genere di romanzi debba aprire la strada a tutti coloro che hanno il coraggio di affrontare una verità scomoda e dolorosa, che ferisce nel profondo dello spirito.

Lo stile di Živko Čingo è unico, evocativo e in un certo modo, crudo, mantenendo però quel pizzico di fantasia che spinge il mito e la natura a scontrarsi con la crudeltà umana, che fin dagli albori della nostra specie ci ha contraddistinti da tutti gli altri esseri viventi.

Solo noi esseri umani siamo capaci di uccidere e far soffrire perché lo vogliamo e non perché dobbiamo. Siamo l’animale più pericoloso al mondo, il nostro passaggio ha fatto estinguere centinaia e centinaia di specie animali, e come se non bastasse negli ultimi due secoli abbiamo anche iniziato a trucidarci a vicenda per il semplice e puro gusto di farlo, perché diciamolo chiaramente un soldato non combatte mai per il petrolio o per i diamanti, ma lo fa perché odia tutte le altre forme di vita al di fuori di sé stesso.

“La Grande Madre Acqua” scorre dentro di noi come un fiume che scava il suo letto nella montagna creando poco a poco valli e canyon, pronti ad essere riempiti da un vuoto tanto crudo quanto devastante.

 L’ho fatto per te di Laurent Scalese

Pagine: 336

Esiste il crimine perfetto? Samuel Moss dice di no, e ha appena finito di spiegarlo ai suoi studenti del corso di Criminologia dell’università di Lazillac, quando viene contattato dalla commissaria di polizia del paese. Jade Grivier, editrice e scrittrice di enorme successo ma vittima di un terribile blocco creativo, si è suicidata nella sua villa. La commissaria però non è convinta si tratti davvero di suicidio, e vuole chiedere proprio a Moss di indagare sul caso. Samuel è un uomo stravagante, dalle molteplici manie ossessive, ma è anche un detective geniale, e si accorge immediatamente che la tesi del suicidio non sta in piedi. Provarlo, però, sembra impossibile: non c’è un movente credibile e tutti gli indiziati hanno un alibi di ferro. È stato commesso davvero il crimine perfetto?

“Il crimine perfetto esiste. Il criminale perfetto non esiste. L’investigatore non deve quindi concentrare i suoi sforzi sul crimine ma sul criminale.”

Dopo questa lettura nella mia mente si è fatta avanti uno spinoso quesito a cui sto cercando di dare risposta incessantemente: il crimine perfetto esiste per davvero?

Tutti noi ricordiamo criminali come Zodiac, di cui sappiamo poco e niente e che non è mai stato catturato, nonostante le sue vittime siano molte e i deboli indizi a suo carico sembravano condurre a una pista sicura. Nel suo caso ogni tentativo d’indagine si è concluso in un vicolo cieco e nessuno sa se ciò sia accaduto per negligenza da parte delle forze dell’ordine o se dietro tutto questo si nasconda la pianificazione meticolosa di una mente eccelsa che nel suo delirio ha concepito qualcosa di orribile per scrivere il suo nome nella storia.

Probabilmente uno come Samuel Moss avrebbe fatto la differenza allora, la sua mente è in grado di cogliere indizi che sfuggono agli occhi di chi guarda ma non osserva.

“L’ho fatto per te” è un thriller che bussa alla nostra mente, implorandoci di aprire quella porta dietro la quale si trova la soluzione del crimine perfetto.

Per questo appuntamento è tutto!
Alla prossima!

May the Force be with you!
Precedente Tea Time: Waiting for Absence - L'altro volto del cielo di Chiara Panzuti Successivo Let’s talk about: La cattedrale di Jasper di Cristiano Pedrini