TGIF – Book Whispers #53: I libri consigliati di questa settimana

Giuro solennemente di avere buoni consigli…

Questa settimana vi propongo tre titoli di genere diverso: un libro per bambini, un thriller e un romanzo di narrativa contemporanea. Pronti per il Book Whispers?

Prima di cominciare vi ricordo di passare da Sara (Bookspedia) per scoprire i suoi consigli letterari di questa settimana.

La casa che mi porta via di Sophie Anderson

Pagine: 288
Marinka ha dodici anni e la cosa che vuole di più al mondo è trovare un amico. Un amico vero, in carne e ossa, umano. Ma non è facile farsi degli amici se si è nipoti di Baba Yaga e si vive con lei in una casa con zampe di gallina che si sposta in continuazione. La nonna di Marinka, infatti, è una Guardiana dei Cancelli che accompagna le persone nell’aldilà e anche lei è destinata a seguire le sue orme. Ma si deve per forza obbedire al destino che qualcun altro ci ha assegnato? Marinka non sopporta più la solitudine in cui è costretta a vivere e quando conosce una ragazza della sua età, forse l’amica che cercava, rompe tutte le regole. Non immagina certo le conseguenze! Una storia intensa tra Anna dai capelli rossi e La sposa cadavere, con una protagonista coraggiosa che, a forza di scavalcare gli “steccati” imposti dalle circostanze, riesce a costruirsi una vita tutta sua.
“Nell’acqua danzano il cielo, la luna d’argento, le stelle simili a lucciole e l’arco sterminato della Via Lattea. Guardo l’intero universo raccolto in una pozzanghera e sorrido”.

Leggere Sophie Anderson è come avere a portata di mano un enorme conchiglia e poter sentire la voce di Baba Yaga mentre intona melodie per rallegrare l’ambiente e donare un po’ di serenità agli spiriti, o perchè no i rumori della casa, che sgranchisce le gambe o si diverte insieme ai suoi ospiti, mostrandosi più viva di quanto non lo siano in realtà i vivi.

È straordinario con quanta semplicità l’autrice sia riuscita a creare un clima accogliente, sembra quasi di ritornare a casa e sentire i profumi, le voci e poter sfiorare con mano i ricordi immortalati, le foto, mentre poco a poco prende vita una storia meravigliosa, catapultando chi legge in una dimensione surreale, a tratti onirica, ma allo stesso tempo concreta, che mostra due aspetti con i quali bisogna fare i conti: la vita e la morte. È anche una storia di amicizia, un inno che invoglia a conoscere se stessi e accettarsi.

Questo romanzo nasce dalle fiabe che la nonna era solita raccontare all’autrice e il confine fra fiaba e romanzo è così sottile da rendere intensa ed emozionante la lettura. Ho amato il modo in cui ha caratterizzato i suoi personaggi, i luoghi in cui ha ambientato la storia e il messaggio potente che lancia. È senza ombra di dubbio un libro che piacerà ai più piccoli, ma anche ai grandi, ve lo posso assicurare.

“La casa che mi porta via” è un viaggio fantastico all’insegna della scoperta, non solo della nostra vita, ma anche di ciò che ci aspetta una volta che sarà concluso il nostro cammino. 

Quel che resta del peccato di Matthias Graziani

Pagine: 269
Kurt è un ex poliziotto mezzo italiano e mezzo tedesco che non sa darsi un contegno: frequenta i luoghi peggio raccomandabili, beve troppo, agisce contro le regole e reagisce senza pensare. Il tempo di arrivare a Bolzano e, durante la notte del Sacro Cuore, nei boschi fuori città, un uomo e una donna vengono trovati morti. Sono stati assassinati in modo bestiale, e Kurt viene assegnato come investigatore alla Squadra mobile della Polizia. Insieme alla nuova partner Vanessa, bella e sfacciata, toccherà a lui mettersi sulle tracce del killer. La stampa ha già soprannominato l’omicida Schäferhund.: il Pastore Tedesco. Ma quando Kurt si risveglia in una vasca da bagno con una ferita chirurgica alla schiena, ecco che inizia un orrore inimmaginabile. E nel frattempo, Bolzano viene travolta da una guerra tra bande di motociclisti: un biker è stato ucciso e ora i suoi compagni cercano vendetta. Nel mezzo di questa apocalisse sull’asfalto, il Pastore Tedesco torna a colpire. Kurt dovrà restare lucido. Anche se, tra incubi e indagini, è arrivato il momento per lui di affrontare il passato. Prima che il passato lo annienti.
“Un disegno, una visione, un male inspiegabile che emergeva dal bosco antico, tra i grovigli selvaggi di tronchi le cui radici si estendevano fino all’abisso più profondo, naturale estensione della mente umana e perversa del killer”.

Quando ho cominciato a leggere “Quel che resta del peccato” ho avuto una strana sensazione e descriverla mi riesce difficile, ma ci provo. È come ingoiare un proiettile e rendersi conto solo dopo della follia appena commessa, ma più andavo avanti e più mi rendevo conto che non era così, no. È come se, a un certo punto, fosse partito un colpo e il proiettile a punta cava stesse ancora viaggiando dentro di me, scavando e creando tante piccole ferite. Non c’è bellezza in tutto questo, nessuna poesia che possa in qualche modo addolcire il dolore lancinante che si fa largo e si espande, emorragia dopo emorragia.
 
Matthias Graziani è così: rude e spietato. Non indora la pillola o ricerca la bellezza. C’è degrado, nessun filtro e nessuna intenzione di averlo. 

Eppure continua a farsi largo dentro di me un pensiero, se è così terribile questa sensazione significa che l’autore forse ha fatto bene il suo lavoro. Sì, è così. Lo stile di Graziani è suggestivo, riesce ad evocare in maniera vivida l’atmosfera che si respira tra le pagine, fredda e cupa, dove i colori perdono la loro intensità e dalle pagine poco a poco fuoriesce nient’altro che liquido nero.

Matthias Graziani è un diamante grezzo che mostra in tutto e per tutto la sua vena pulp, con uno stile aggressivo che rende la lettura una corsa su un campo minato. Proiettili ed esplosioni, cosa ci riserverà in futuro l’autore? Chi vivrà, vedrà. Per ora questo romanzo è più che consigliato.

Foschia di Anna Luisa Pignatelli

Pagine: 208
Ambientato in una Toscana appartata e solitaria, tra boschi incontaminati e vigneti, Foschia è il racconto di una storia familiare dai contorni decisi, intenso e conturbante.
Adulta e già malata, Marta decide di ripercorrere con la memoria il rapporto teso e tormentato vissuto con il padre Lapo, un affermato critico d’arte, uomo carismatico di grande fascino e talento. Nel ricordo, l’ammirazione da parte di lei bambina si trasforma dapprima in infatuazione e poi, via via, in una forma di attrazione più subdola e pericolosa. Dopo l’infanzia passata a Lupaia, luogo affascinante e misterioso, Marta si trasferisce con il padre e il fratello nella più austera Torre al Salto, dove, preda di pulsioni che coincidono con un naturale risveglio dei sensi e delle inevitabili trasformazioni dovute all’adolescenza, vive un momento delicato all’interno di una famiglia che non sente più come sua. Sono lontani i giorni in cui Marta cresceva accanto alla madre, donna anticonformista e inquieta, dal carattere quasi selvaggio ma profondamente legato alla natura, e lontano è il ricordo delle gite fatte insieme a Lapo nei dintorni di Lupaia per vedere le opere di Piero della Francesca o del Pontormo. Avvolti da una densa foschia sono anche gli anni in cui Marta aveva esaltato la figura del padre, legandola a ideali di purezza e bellezza, che lo scontro con la realtà porterà irrimediabilmente a rinnegare, non senza uno strascico di dolorose conseguenze.
“Volevo essere libera e al contempo avevo la sensazione angosciosa di brancolare in una densa foschia, senza una visione concreta della vita, incapace di riconoscere la mia strada.
Una foschia che era soprattutto in me, che ottenebrava la mia giovinezza, in cerca di ideali e di verità, e ne vanificava l’audacia”.

In una Toscana che sembra essere sospesa nel tempo, dove odori e sapori si mescolano inebriando i sensi, Marta ripercorre a ritroso quei passi difficili che l’hanno portata a diventare la donna che è oggi. Il dipinto che viene fuori è quello di una famiglia caduta a pezzi e di una donna senza volto, privata della sua stessa esistenza. Lapo, critico d’arte, istruisce sua figlia affinché diventi come lui, appassionata degli autori del passato, colta abbastanza da tenergli il passo, allontanandola allo stesso tempo da ciò che succede in casa, quando suo padre si sfila la maschera e riversa la sua ira su sua madre.

La foschia quindi diventa un simbionte che si attacca al suo ospite e lo priva di qualsiasi cosa, insinuandosi in ogni fase della sua esistenza fino a prendersi tutto e lasciare soltanto una carcassa. Marta quindi non è altro che un involucro vuoto senza uno scopo, che vive perchè sa che bisogna farlo e non perchè è padrona del suo destino. Alla morte di sua madre, i riflettori del padre si spengono, rivolgendo le sue attenzioni ad un’altra donna e lasciando da parte il passato, senza curarsi di ciò che sua figlia prova o di essere una guida, ma preoccupandosi soltanto dei suoi interessi.

La Marta di un tempo si scontra con quella che è oggi in un viaggio tormentato, ma necessario, un esempio che possa servire per evitare a sua figlia di commettere i suoi stessi errori e di cadere vittima della foschia. È come se alla fine del percorso avesse voluto liberarsi di tutto ciò che la opprimeva, strapparsi i resti del simbionte e far sì che ogni traccia svanisca attraverso le parole, ma allo stesso tempo cerca redenzione, un perdono verso la figura materna.

Foschia è quindi un viaggio crudo e doloroso alla riscoperta di una donna che ripercorrendo i suoi stessi passi si emancipa, mette a fuoco se stessa, gocciolina dopo gocciolina.

Per questo appuntamento è tutto! Ricordate di passare da Bookspedia per scoprire i titoli consigliati da Sara.
Alla prossima!

 

 

 

 

 

May the Force be with you!
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