The Boy | Recensione

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Dettagli:

  • Titolo originale: The Boy
  • Anno: 2016
  • Data di uscita: 12 maggio 2016
  • Durata: 98 minuti
  • Genere: Horror, Thriller
  • Regia: William Brent Bell

Interpreti e personaggi:

  •     Lauren Cohan: Greta
  •     Rupert Evans: Malcolm
  •     Jim Norton: sig. Heelshire
  •     Diana Hardcastle: sig.ra Heelshire
  •     Ben Robson: Cole
  •     James Russell: Brahms adulto
  •     Jett Klyne: Brahms bambino
  •     Stephanie Lemelin: Sandy
  •     Lily Pater: Emily Cribbs

Trama:

Alla ricerca di un nuovo inizio dopo un passato travagliato, una giovane donna americana si rifugia in un isolato villaggio inglese. E’ qui che Greta viene assunta da una coppia di anziani genitori in una maestosa villa vittoriana per fare da babysitter al loro figlio di otto anni, Brahms. Ben presto Greta scoprirà che quel ragazzo altri non è che una bambola a grandezza naturale che i signori Heelshire trattano come un bambino vero. Tutto comincia ad incupirsi quando Greta, rimasta sola, ignora le rigide regole imposte dalla coppia e inizia un flirt con un bell’uomo del villaggio, Malcolm. Una serie di eventi inquietanti e inspiegabili, ai limiti del soprannaturale, la convincono che è circondata da un mistero terrificante.

Recensione – Spoiler Alert:

Non lasciatevi ingannare dai trailer, spesso e volentieri tendono ad enfatizzare, talvolta anche esageratamente, un determinato film o, nel peggiore dei casi, il piccolo e breve assaggino ruota attorno alla scena madre, il momento cruciale della pellicola. Insomma, mai ‘na gioia per i poveri spettatori!

È quello che è un po’ successo a me con questo film, The boy. È stato così a lungo pubblicizzato da ogni parte da sembrare uno dei film horror più interessanti di quest’anno. I brevi secondi di trailer mi hanno tratta in inganno, facendomi credere che si trattasse della solita bambola di porcellana posseduta da uno di quei demoni potentissimi in grado di ridurre in cenere una casa. La mia fervida immaginazione è stata alimentata anche dal film stesso, che ha voluto a tutti i costi convincere dell’idea che dentro la bambola fosse racchiuso lo spirito del piccolo Brahms, “morto” in un terribile incendio.

Greta, colei che si prende cura della bambola, ha dei compiti ben precisi da eseguire. Uno di questi è seguire le regole scritte su un foglietto. Regole alle quali si rifiuta di venire a patti, le prende per scemenze dettate da due genitori che hanno perso la testa dopo la loro tragica perdita e non ha tutti i torti. Quanti di noi accetterebbero una realtà del genere? Il vero problema è che la bambola sembra avere una vita propria e per tutta la durata del film si ha questa idea che effettivamente Brahms sia là dentro e cerchi di interagire con la sua babysitter.

Il trucchetto del regista riesce in pieno perché come ho precedentemente detto, già avevo l’idea che si trattasse di una possessione e in più la pellicola non lo ha smentito.

Da qui in poi contiene spoiler, non dite che non vi ho avvertiti!

La vera “batosta” arriva proprio alla fine, quando il fidanzato (o meglio ex) violento della povera Greta distrugge la bambola ed è allora che il film diventa interessante. Con un colpo di scena inaspettato, la storia prende una piega diversa, trasformando questo horror in un thriller. Dalle mura di quella casa esce niente poco di meno di Brahms, un po’ troppo cresciuto e assetato di sangue. Un pugno nello stomaco, peccato che il bello, per così dire, sia arrivato praticamente alla fine. Ve lo consiglio perché trovo l’idea niente male. Fatemi sapere voi che ne pensate.

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