The Whispering Room: Chiodi di ghiaccio di Elisa Averna

Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare. Apprendi dagli audaci, dai forti, da chi non accetta compromessi, da chi vivrà malgrado tutto. Alzati e guarda il sole nelle mattine e respira la luce dell’alba. Tu sei la parte della forza della tua vita. Adesso svegliati, combatti, cammina, deciditi e trionferai nella vita; Non pensare mai al destino, perché il destino è il pretesto dei falliti.
(Pablo Neruda)

 

Oggi protagonista della nostra rubrica The Whispering Room è Chiodi di ghiaccio, un romanzo drammatico dalle sfumature noir scritto da Elisa Averna. L’autrice ci guiderà con una piccola intervista nella suea storia ambientata tra Roma e Londra, siete pronti per scoprire una nuova avventura? Non perdetevi il botta e risposta per saperne di più!

 

Editore: Bertoni 
Data di uscita: 26 maggio 2020
Pagine: 516
Prezzo: 19.50 €

Il romanzo, drammatico dalle sfumature noir, è ambientato tra Roma e Londra dal 1998 al 2010 e raccontato in prima persona dalla protagonista in forma di diario posteriore agli eventi. Soleandra, giovane disoccupata, si scopre sosia di Sara, sua quasi coetanea da poco tragicamente deceduta. Tra uno slancio di generosità, il bisogno di lavorare e l’attrazione per un affascinante amico della famiglia di Sara, Soleandra si lascia coinvolgere nel rischioso gioco di accettare il ruolo di Sara, che parenti e amici decidono di inscenare per preparare l’ancora ignara nonna alla scomparsa della nipote. Ipersensibile e granitica nelle sue scelte, Soleandra sarà risucchiata in un vortice di conflitti interiori che la condurranno a una crisi identitaria. Chi ha rubato la vita a chi? Dalle rispettive oscurità, il “dialogo” tra le due donne s’infittisce. Soleandra cadrà in un labirinto di incubi, esasperato da una malattia degenerativa della vista che lei subirà come una punizione di Sara, ma che accetterà come catarsi. Trascorsi dodici anni dai fatti che hanno segnato profondamente la sua vita, Soleandra si rivolge a Sara nella trascrizione della loro vicenda, affinché entrambe trovino pace.

 

#Bottaerisposta

 

 

Bentornata Elisa nella nostra Stamberga, è un piacere conoscerti e approfondire insieme il tuo romanzo, Chiodi di ghiaccio:

 

  • Come è nata l’idea di Chiodi di ghiaccio?

In modo del tutto casuale. Ero in autobus e osservavo la strada dal finestrino. Davanti a una chiesa, nella quale si era appena svolto un funerale, notai una signora anziana identica a Rita Levi Montalcini. Ho iniziato a fare “il gioco dei se…”. Dunque mi posi delle domande del tipo: “E se la bara fosse del figlio di quella signora?”, “E se la nipote di quella signora fosse morta e lei non lo sapesse?”, “E se apparisse per caso la sosia della nipote di quella signora?” e via immaginando. Ho iniziato così il mio itinerario di “follia” dal quale poi è nato il nucleo narrativo di Chiodi di ghiaccio. Inoltre volevo trattare temi, sempre funzionali alla trama, che mi stanno molto a cuore, come l’antispecismo, o che ho sempre trovato piuttosto inquietanti o delicati, come la comunicazione tra i “due mondi” e la vita oltre la vita.

 

 

  • C’è un episodio che ti si è delineato prima degli altri?

La “scena della porta” a pag. 491.  Quando iniziai a scrivere “Chiodi di ghiaccio” ho pensato subito a una scena che avesse il sapore amaro dello strazio assoluto.  Credo che non possa esistere, in fatto di amore tra due persone, nulla di peggio che amarsi reciprocamente e non poter vivere liberamente il proprio amore. Non aprire una porta o doverla tenere chiusa è un’operazione che richiede una forza sovrumana e Soleandra l’ha avuta.

 

 

  • Come mai hai scelto come ambientazioni della tua storia Roma e Londra?

A Roma ho vissuto e ho vissuto proprio in via Margutta, dove ho conosciuto la persona che mi ha ispirato caratterialmente il personaggio di Anna Maria. L’appartamento che descrivo nel romanzo è proprio il suo. Era un insegnante d’arte di cui ho raccolto le sue memorie, le stesse che ho riportato nel romanzo. Per la stanza di Lorenzo invece mi sono ispirata allo studio del maestro Vincenzo Ottone Petrillo, sempre a Roma in via Margutta. Petrillo era un artista a trecentosessanta gradi, con il quale mi sono trovata, al volgere della sua vita, in un rapporto di stima e scambio intellettuale. Quanto a Londra, l’ho scelta per esigenze narrative. Mi serviva far raggiungere a Soleandra il suo sogno di immergersi in una grande metropoli, essendo lei nata in una cittadina di provincia. Inoltre dovevo trovare una città adatta a Lorenzo, per la sua professione di broker, professione anni luce lontana dal suo animo di artista.

 

 

  • Descrivici i protagonisti della storia.

Soleandra è una ragazza ipersensibile e granitica nelle sue scelte. Ha la sfortuna di innamorarsi del “migliore amico” di Sara (la sua sosia defunta e di cui prende il ruolo davanti alla nonna ignara della morte della nipote). È ricambiata, ma sarà totalmente aspirata dalla “sindrome di Rebecca”, fino a soffrire di allucinazioni ipnagogiche o qualcosa di diverso o simile (non vorrei fare spoiler!).

Sara, la sosia defunta di Soleandra, è presente in tutto il romanzo. È a lei che Soleandra si rivolge nel raccontare le sue memorie, per mettere quiete nell’anima di entrambe.

Lorenzo è un ragazzo tanto bello esteriormente quanto interiormente, ma vive in un conflitto tra ciò che fa, ossia il broker, e ciò che vorrebbe fare, ossia l’artista a tempo pieno. Dipinge forsennatamente e anche lui è ipersensibile come Soleandra. Soffre di sensi di colpa per la morte di Sara e rinuncia alla sua felicità, vivere di sola arte, per non ferire suo padre. I motivi di questo atteggiamento si scopriranno solo alla fine del romanzo.

Anna Maria, la nonna di Sara, è una donna dolcissima che si svelerà poco a poco nella sua grandezza umana.

Nora, un tempo il tormento di Sara, diviene il tormento di Soleandra. Nora è una ragazza ribelle, che non trova pace. Ninfomane, dipendente da droga e alcol, è una sanguisuga affettiva che mette a dura prova le persone dalle quali pretende di ricevere attenzioni.

La piccola Rossella è una bimba a cui non è concesso di vivere la sua infanzia come alle altre bambine. La madre, Irene, l’ha costretta a una crescita forzata, ma anche qui le ragioni si sveleranno alla fine e tutto assumerà una nuova luce.

 

 

  • Quale dei tuoi personaggi è il tuo preferito? Hai qualcosa in comune con lei/lui?

Mi è difficile rispondere. Con Soleandra ho “litigato” molto, ma certamente è il personaggio con cui ho più affinità, anche se davvero, delle volte, mi ha fatto impazzire. Io non avrei mai potuto resistere un solo attimo nella sua condizione, alludo sia alla “sindrome di Rebecca”, sia a quella di essere la sosia della persona della quale è gelosa, sia ancora a quella di ipovedente e cieca. Non avrei avuto la sua stessa forza interiore nell’adattarmi a una malattia spietata, quale è la retinite pigmentosa.

Ho amato molto la piccola Rossella. Nel parlare di lei, le ho prestato un po’ di quella “tenera saccenteria” che avevo io da piccola. Nora mi ha fatto soffrire terribilmente e ho sperato tanto in una sua totale redenzione.

 

 

  • Quali difficoltà hai incontrato nella stesura del romanzo?

La prima difficoltà  è stata quella di apportare dei tagli. L’ho scritto di getto in tre mesi quando ero molto giovane. Originariamente era oltre le mille pagine e diviso in due tomi. Il lavoro di revisione è stata una battaglia e lo ho eseguito in anni e anni. Per pubblicarlo ho dovuto dimezzare il romanzo. Un lavoro che da giovane non avrei mai potuto fare, perché si è più “affezionati” a certi concetti. Fin da allora, comunque, avevo premeditato di pubblicarlo da adulta. Volevo unire la freschezza dell’adolescente con la maturità della donna adulta, maturità che però non è mai arrivata, almeno sotto certi aspetti. Ho ancora molte ingenuità da smaltire. La fortuna è che i miei personaggi si sono dimostrati molto più maturi di me. Aspettare è servito certamente a migliorarlo e a darne una struttura più solida, senza dispersioni. La seconda difficoltà è certamente stata quella di trattare i temi di cui sopra, in primis l’antispecismo. Non volevo che apparissero pretestuosi e che dessero l’idea di un romanzo ideologizzato. Nulla di peggio! La protagonista è vegana, anche se detesta essere etichettata come tale necessariamente entra in conflitto con altri personaggi  per diversità di vedute.

 

 

  • Se dovessi associare una canzone a Chiodi di ghiaccio quale sceglieresti?

Bellissima domanda! “I tuoi fiori”, canzone interpretata da Etta Scollo e che è stata la colonna sonora del film Bad Guy del geniale Kim Ki-duk, uno dei miei registi preferiti. La protagonista, Soleandra, la canterà pensando a Lorenzo.

 

 

  • Cosa significa per te la scrittura?

Un’azione naturale quanto respirare, un’attività quotidiana imprescindibile, pari alla lettura. Non la programmo, la pratico e basta, anche nei momenti meno opportuni.  Annoto tutto ciò che mi passa per la mente. Se ho l’impulso di scrivere, lo seguo, in qualsiasi momento e in qualsiasi posto, anche contro il galateo. Guai a interrompermi mentre scrivo. Mi lascio guidare dai miei personaggi. Sono loro che mi dettano la storia, un processo che accade a molti autori. Spesso litigo con i protagonisti. Con Soleandra, il personaggio principale di Chiodi di ghiaccio, è stato un vero duello.

 

 

  • Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Niente di diverso da ciò che già faccio oggi, dunque scrivere, “dare guerra” alle “case editrici” eap che intasano il mercato editoriale con gli scarti delle case editrici vere, che non vivono sul vanity press dei loro autori, ma semmai sul talento di questi ultimi. Inoltre darò un taglio netto alla mia attività di ghostwriter. Ho maturato l’idea che se una persona sa scrivere è bene che lo faccia per sé, come è bene che chi non sa scrivere continui ad astenersi dal farlo e che però non faccia finta di saperlo fare millantando crediti che non ha. È un lavoro redditizio ma i confini con ciò che è etico sono molto labili. Alludo ovviamente alla figura del ghostwriter per la stesura di biografie romanzate e non certamente a quella del ghostwrite di claim pubblicitari o discorsi pubblici o lettere ecc.

Certamente ho molti altri romanzi che desidero pubblicare, il che vuole essere ovviamente una promessa e non una minaccia. Dopo il mio primo romanzo “Prisma”, opera sperimentale dove il lettore è coinvolto nella storia fino a diventarne co-protagonista, ho cercato di  non perdere mai di vista l’obiettivo primario di ogni scrittore, ossia il coinvolgimento del lettore.  Quindi ho in serbo romanzi che siano come imbarcazioni veloci, che corrano a vele spiegate, proteggendo i loro passeggeri da naufragi causati da iceberg emotivi.

Questo novembre è uscito Pizzi neri e merletti grigi per Nulla Die, in cui una donna del 1846 si troverà a fare un viaggio nel 2023. Non è un libro di fantascienza, come potrebbe sembrare di primo acchito, quanto un viaggio nella presunta follia umana e in ciò che l’uomo non è in grado di spiegare. A febbraio 2021 sarà la volta de L’Aquila d’oro – Sulle tracce del Quarto Reich, che uscirà per i tipi di Capponi Editore, ideale per chi ama l’alta tensione. Nell’aprile 2021 pubblicherò per Il Ciliegio il mio sesto romanzo H.H. Figlia della strada, fortemente ancorato alla contemporaneità.

Grazie Deborah per il tempo che mi hai dedicato.

Colgo l’occasione per salutare anche tutti i vostri lettori.

 

 

#Conosciamol’autrice

Elisa Averna nasce a Genova nel 1974. Laureata con lode in Lettere e filosofia e specializzata in Conservazione dei Beni Culturali, si occupa di progettazione museologica. Ha da sempre avuto una grande passione per la letteratura e la scrittura creativa. Ha pubblicato opere di saggistica e le seguenti opere di narrativa: Prisma, suo esordio letterario, per Edikit (2019); Chiodi di ghiaccio per Bertoni(2020); Pizzi neri e merletti grigi (2020) per Nulla Die. Sono in corso di pubblicazione L’Aquila d’Oro – Sulle tracce del Quarto Reich per Capponi Editore (2021); H.H Figlia della strada per Il Ciliegio (2021). 

 

 

 

 

 

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