The Whispering Room: Elbrus di Marco Capocasa e Giuseppe Di Clemente

Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare. Apprendi dagli audaci, dai forti, da chi non accetta compromessi, da chi vivrà malgrado tutto. Alzati e guarda il sole nelle mattine e respira la luce dell’alba. Tu sei la parte della forza della tua vita. Adesso svegliati, combatti, cammina, deciditi e trionferai nella vita; Non pensare mai al destino, perché il destino è il pretesto dei falliti.
(Pablo Neruda)

 

La nostra rubrica The Whispering Room in questo periodo è in pieno fermento, oggi scopriamo un romanzo fantascientifico, si tratta di Elbrus, scritto da Marco Capocasa e Giuseppe di Clemente. Non perdetevi il botta e risposta per saperne di più!

 

Editore: Armando Curcio Editore
Data di uscita: dicembre 2020
Pagine: 314
Prezzo: 16.00 € 

Anno Domini 2113. La Terra è al collasso. I cambiamenti climatici prodotti dal riscaldamento globale hanno determinato nuovi equilibri geopolitici. Il sovrappopolamento e le migrazioni di massa verso i paesi “non più freddi” sono parte di un problema più esteso: l’imminente scarsità di risorse che permettano il sostentamento del genere umano nel prossimo futuro. L’esplorazione spaziale ha fallito nel suo obiettivo fondamentale, la fondazione di colonie autosufficienti dove l’Uomo del futuro potesse emanciparsi. Gli ostacoli non sono quelli dovuti alle tecnologie disponibili, ma alla natura stessa della specie umana. Ma la soluzione è dietro l’angolo e viene da un altro sistema solare, dalle cui profondità siderali, decine di anni più tardi, un messaggio risveglierà il Viaggiatore e con lui tutti i suoi simili.

 

#Bottaerisposta

 

 

  • Com’è nata l’idea di Elbrus?

Siamo due amici che si occupano di cose diverse, ma con la comune passione per la fantascienza. Qualche chiacchierata insieme, sullo sfondo delle letture incrociate dei libri che avevamo pubblicato precedentemente alla realizzazione del nostro romanzo (n.d.r. Oltre il domani di Giuseppe di Clemente e Intervista impossibile al DNA di Giovanni Destro Bisol e Marco Capocasa) e, da un frammento d’idea che sembrava preludere solo a un racconto breve, si è poi sviluppato il soggetto di Elbrus.

 

 

  • Cosa significa Elbrus?

Anche se sappiamo che non c’è nulla di misterioso in questo termine e che basta un clic su Wikipedia per conoscerne il significato, preferiamo non svelarlo esplicitamente così da lasciare ai lettori che ancora non lo conoscono, qualche secondo di curiosità in più.

 

 

  • C’è un episodio in particolare che vi si è delineato prima degli altri?

Fra i primi, l’eccitazione nel descrivere, seguendo un percorso narrativo inconsueto, un evento forse tra i più classici della science fiction, quello del primo contatto fra gli esseri umani e una specie aliena, e di averlo fatto dando spazio anche alla sua rappresentazione emotiva.

 

 

  • Parlateci dei vostri personaggi.

Fra le vicende di Elbrus si muovono diversi personaggi, tra i quali non ci sentiamo di identificare un vero e proprio “eroe” e nemmeno un classico cattivo. Volendone presentare alcuni, inizieremmo dal protagonista dell’incipit, Andrus Sokolov, stilista di fama internazionale che lavora per una casa d’alta moda estone. Persona discreta, ben educata, grande talento che però non sembra interessato a esposizioni mediatiche e vita mondana. C’è poi Lubomìr Karu, programmatore per una software house per la quale si occupa della realizzazione di videogiochi in Realtà Virtuale. Nel complesso, un nerd un po’ trascurato, con la barba di qualche giorno e con il viso scavato dallo stress lavorativo e da evidenti problemi con il sonno. Un timido che cerca di nascondersi dietro una esuberanza un po’ forzata. Un altro personaggio fondamentale è Nigul Leppik, un giornalista televisivo di un canale all news estone in lingua inglese, un uomo che dà l’idea di essere tanto disponibile quanto disordinato. Uno di quelli bravi che però non ha saputo cogliere le occasioni giuste e non è stato in grado di costruirsi una reputazione e una professionalità di spessore. Infine, David Dunn, genetista, docente universitario figlio d’arte, tanto talentuoso e professionista nel suo lavoro quanto immaturo nel gestire la sua vita privata. Nel corso della storia si troverà, in qualità di scienziato, a compiere scelte che lo metteranno a dura prova dal punto di vista della morale e dell’etica, non risparmiando sofferenze agli altri e a sé stesso.

 

 

  • Com’è stato immaginare un mondo del futuro?

Non è stato semplice, perché non volevamo restituire al lettore un racconto che, per il solo fatto di essere di fantascienza, potesse legittimare aprioristicamente qualunque idea futuristica degli autori. Abbiamo quindi voluto partire, per quanto possibile, da una base scientifica dalla quale poi progredire con la nostra fantasia. Per fare questo abbiamo messo assieme tanto materiale riguardante temi quali il riscaldamento globale, la manipolazione del genoma umano, la clonazione e la discontinuità del tessuto spazio-tempo, raccogliendo le pubblicazioni scientifiche più recenti in questi ambiti. Solo dopo aver approfondito queste tematiche, abbiamo costruito una base sulla quale innestare alcuni elementi in piena libertà, per esempio quelli relativi alle creature aliene e alle loro peculiari capacità di comunicazione e di relazione. In appendice al libro, in un poscritto, sono riportati gli studi e le fonti dai quali siamo partiti per creare gli scenari di Elbrus.

 

 

  • Se doveste associare una canzone a Elbrus quale scegliereste?

In Elbrus il lettore può trovare più di un riferimento musicale. Quello che identifica di più il ritmo e l’atmosfera delle vicende del romanzo crediamo sia Body and Soul del Thelonious Monk Quartet, e più in generale tutto Monk’s Dream, l’album contenente questo pezzo. Il preferito di Lubomìr: “Lo ascolta e lo riascolta, come se volesse imparare a memoria ogni nota, ogni passaggio di pianoforte di quei quarantasette minuti di creatività” (cit. p. 155).

 

 

  • Quali sono le difficoltà che avete incontrato nella stesura del romanzo?

Scrivere Elbrus è stato divertente, appassionante e tremendamente “naturale”, nel senso che ci siamo trovati così bene a farlo insieme e così d’accordo sulle scelte che abbiamo compiuto nel realizzarlo che, sinceramente, vere e proprie difficoltà non ci vengono in mente. Di sicuro è stato un tumulto di idee che all’inizio ci è sembrato complesso da organizzare in modo razionale, ma che infine siamo riusciti a strutturare esattamente come volevamo.

 

 

  • Quali sono i vostri progetti per il futuro?

Ognuno di noi porta avanti passioni e interessi professionali differenti, ma non nascondiamo che stiamo attualmente lavorando insieme ad un nuovo romanzo. Insomma, come abbiamo affermato nell’ultima frase del poscritto di Elbrus, “questo nostro presente ora guarda al futuro”.

 

 

#Conosciamogliautori

Giuseppe Di Clemente nasce a Roma nel 1976. Appassionato fin da ragazzo di astronomia e fantascienza, la necessità di comprendere talune dinamiche della nostra esistenza lo porta a conseguire la laurea in economia, il che dà un’ulteriore impronta alla sua personalità, contribuendo a una visione complessa e contraddittoria del mondo. Nasce così il suo primo romanzo Oltre il Domani (L’Erudita – Giulio Perrone Editore, 2019), un racconto trasversale, dove la fantascienza è genere e pretesto per interrogarsi sul futuro degli uomini.

 

Marco Capocasa, antropologo molecolare, deve la sua passione per la fantascienza alle letture dei classici di questo genere. Laureato in Scienze Biologiche e in Antropologia Culturale, successivamente ha conseguito un dottorato di ricerca in Antropologia Molecolare. Autore di decine di articoli su riviste scientifiche internazionali, insieme a Giovanni Destro Bisol ha recentemente pubblicato due libri di divulgazione scientifica: Italiani. Come il DNA ci aiuta a capire chi siamo (Carocci, 2016) e Intervista impossibile al DNA. Storie di scienza e umanità (il Mulino, 2018). Elbrus è il suo esordio nella narrativa del fantastico.

 

 

 

 

 

May the Force be with you!
Precedente Un libro per due: Gli scomparsi di Alessia Tripaldi (Rizzoli) Successivo Lady Chevy di John Woods | Recensione di Deborah