The Whispering room: Funzioni di Andrea Michelotti

Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare. Apprendi dagli audaci, dai forti, da chi non accetta compromessi, da chi vivrà malgrado tutto. Alzati e guarda il sole nelle mattine e respira la luce dell’alba. Tu sei la parte della forza della tua vita. Adesso svegliati, combatti, cammina, deciditi e trionferai nella vita; Non pensare mai al destino, perché il destino è il pretesto dei falliti.
(Pablo Neruda)

 

La nostra rubrica dedicata alla scoperta di nuovi romanzi ha come protagonista di oggi Funzioni, un romanzo distopico dalle tematiche attuali e sentite, ci addentreremo in una misteriosa città-laboratorio, siete pronti per conoscere da vicino l’opera di Andrea Michelotti?

 

 

Editore: Echos
Data di uscita:  26 febbraio 2019
Pagine: 188
Prezzo: 14.00 €

Ivan Raversi è un quarantenne ancora costretto a vivere con i genitori, a mendicare affetto e a barcamenarsi nella ricerca di un’occupazione. Un nuovo impiego è l’occasione per risolvere tutti i suoi problemi. Ma a che prezzo? Ambientato in una città-laboratorio – isolata ed esausta, vigilata e incasellata in protocolli molto rigidi – questo romanzo, tra distopia e metafora del presente, racconta il nostro tempo stretto nella morsa della precarietà esistenziale, dell’edonismo, dell’eccessivo controllo delle nostre vite e del confine sempre più invisibile tra pubblico e privato.

 

 

#Bottaerisposta

 

 

  • Come è nata l’idea di Funzioni?

In questo romanzo ho tentato di mettere in luce, drammatizzandoli nella forma distopica, gli
aspetti della responsabilità e del compromesso combinati con la scala di valori che
implicitamente accettiamo (non tutti beninteso) nel complesso dell’offerta consumistica.
Quanto sono disposto a barattare dei miei principi in cambio di un valore certo materiale? Se
mi viene chiesto, facendo un esempio esterno al romanzo, di manomettere la sicurezza di un
macchinario per aumentarne la produttività e poi qualcuno si fa male, qual è la mia parte di
responsabilità? Queste e altre domande sono inserite nella dinamica di una storia appena
traslata in un futuro prossimo, dinamica e vissuta da un protagonista autenticamente anti-
eroico e corrotto. Nella mia vita ho cambiato un gran numero di lavori e mansioni con gradi
di responsabilità diversi. Per alcuni periodi ho vissuto anche la disoccupazione. Poter
osservare tanti ambienti ognuno con le proprie dinamiche, mi ha convinto che il lavoro è un
osservatorio privilegiato sull’uomo.

 

 

  • C’è un episodio che le si è delineato prima degli altri?

In una fase iniziale della storia il protagonista trova una prima occupazione che gli
permetterà di mettersi in luce e ottenere una seconda mansione ben più appetibile. Ma è
durante questo primo impegno che il decadimento di tutto l’impianto civile e sociale della
città in cui il romanzo si svolge mostra i suoi segni e le sue caratteristiche: priorità del
profitto sull’umano, disprezzo dellla persona ritenuta “non utile”, efficienza a ogni costo. La
scena prende l’avvio da un’immagine, il crollo di cumuli d’immondizia giganteschi, ispirata
a una delle “Città invisibili” di Calvino, un libro che amo particolarmente e a cui torno
spesso.

 

 

  • Ci racconti qualcosa riguardo i protagonisti della storia.

Il protagonista della storia è la città di Perennea. Ho immaginato una città laboratorio gestita
da un’agenzia privata. Ritengo che più che un prodotto della mia immaginazione si tratti di
un possibile sviluppo di alcune dinamiche ben presenti oggi; non mi sembra impossibile che
la sfiducia dilagante nella politica e l’abnorme potenza di alcune multinazionali porti alla
scelta di farsi governare da un’azienda che avrebbe argomenti e potenza di fuoco
informativa sufficiente a convincere i più a un passo come questo. È l’atmosfera che si
respira, il condizionamento che ogni personaggio interpreta o subisce a muovere l’azione.

 

 

  • A quale dei suoi personaggi è più legato?

Io preferisco i cattivi. L’implicita debolezza per la quale debbono “barare” per ottenere i
loro risultati e l’ostentata illusione di superiorità li fa apparire ai miei occhi più interessanti
e, in certo senso, più sinceri. Nel mio romanzo non mi pare di poter annoverare un solo
buono autentico. I meno cattivi sono arroganti e giudicanti verso il loro interlocutore che è il
personaggio che agisce da voce narrante. In quest’ottica quello che preferisco è Mamzen,
responsabile delle risorse umane, ingranaggio perfetto del sistema “agenzia” per la quale
lavora. Nessun dubbio, nessuna redenzione.

 

 

  • Quale sarà la sfida più ardua da affrontare per il protagonista, Ivan Raversi?

Mentire a se stesso ed essere convincente. Riesce in questa missione ma mai
completamente. Rimane in lui un seme di dubbio, che comunque non è abbastanza per
salvarlo. Se mai ha desiderato salvarsi.

 

 

  • C’è qualche curiosità che non ha scritto nel romanzo e vuole condividere con i suoi lettori?

Dalla prima idea fino all’ultima edizione poi pubblicata, sono passati otto anni. Il progresso
tecnologico è così rapido che ho dovuto cambiare alcuni elementi che avevo inserito
all’inizio perché ormai incoerenti con un’idea di futuro. Qualche esempio: motori a scoppio,
lettori dvd, documenti cartacei.

 

 

  • Quale messaggio vuole trasmettere a chi legge il suo libro?

La definirei più un’occasione per riflettere a partire da un romanzo in cui l’azione e il
susseguirsi di caratteri s’intreccia ad alcune domande di fondo sul nostro modo di vivere su
cui ognuno può interrogarsi leggendo.

 

 

  • Cosa significa per lei la scrittura?

La scrittura per me è divertimento. Io mi diverto a inventare situazioni, personaggi e
ambientazioni. Nella misura del racconto questo aspetto è più immediato, nello scrivere un
romanzo mi sono confrontato con un processo più variegato in cui l’aspetto artigianale della
scrittura è stata una scoperta in alcuni momenti esaltante, in altri deprimente. Come quando
l’editor, che ha lavorato con me a migliorare il manoscritto originale, ha portato il mio
lavoro dalle 250 pagine che lo componevano a 90 per poi annunciarmi che adesso potevo
riscriverlo tutto partendo da quella base che rappresentava l’irrinunciabile. Una bella sfida
per le mie coronarie e il mio amor proprio.

 

 

  • Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Ho molto materiale accumulato negli anni ma non scalpito per vederlo pubblicato. La mia
unica ambizione in questo momento è capire se ciò che propongo con Funzioni desta
interesse e come viene valutato da chi deciderà di leggerlo. Solo dopo penserò se è il caso di
fare progetti per il futuro.

 

 

#Conosciamol’autore

Andrea Michelotti (Pistoia, 1975) ha cambiato tanti lavori e, tra uno e l’altro, ha viaggiato, soprattutto in Sud America e Africa. Ha fatto parte de “I Cocomeri”, gruppo di lettura e scrittura costituitosi informalmente in seguito a un corso di scrittura creativa. Alcuni suoi racconti sono stati pubblicati su importanti riviste letterarie.

 

 

 

 

 

May the Force be with you!
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