The Whispering Room: I racconti dell’argine di Dante Zucchi

 

Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare. Apprendi dagli audaci, dai forti, da chi non accetta compromessi, da chi vivrà malgrado tutto. Alzati e guarda il sole nelle mattine e respira la luce dell’alba. Tu sei la parte della forza della tua vita. Adesso svegliati, combatti, cammina, deciditi e trionferai nella vita; Non pensare mai al destino, perché il destino è il pretesto dei falliti.
(Pablo Neruda)

 

Protagonista di oggi della nostra rubrica The Whispering Room è una racconta di racconti agreste, I racconti dell’argine di Dante Zucchi. Siete pronti per scoprire diverse storie legate al territorio della Bassa modenese? Non perdetevi l’intervista con l’autore!

 

Editore: PAV Edizioni
Data di uscita: marzo 2021
Pagine: ***
Prezzo: 13.00 €

La raccolta “I racconti dell’argine” vuole essere un insieme di alcuni brevi racconti legati alla mia terra, la Bassa modenese, dove l’argine del Secchia è parte fisica ed emozionale del territorio. Dall’argine i contorni dell’orizzonte ti arrivano sfuocati come passati attraverso un filtro magico di un qualche dio dispettoso che prova un sadico piacere nel nasconderti la bellezza del creato. Sull’argine nascono amori e si spengono amori in un susseguirsi di nascita e morte Alla paura atavica dell’esondazione del fiume si è aggiunta recentemente la paura del terremoto eppure basta il sorriso di una ragazza o la mano caritatevole di uno sconosciuto perché il tuo animo possa vedere la rinascita. L’aria calda e afosa di una notte piena di zanzare, può essere anche quella spensierata di un amore inaspettato e per questo indimenticabile. Una notte nebbiosa può diventare un’occasione festosa e gioviale, dove l’amicizia e l’affetto si ubriacano di parole che superano ogni velleità, ogni offesa, liberandoti da tutti i veleni di questo mondo. L’amore che aspetti non è quello che compri con le auto di lusso sfrecciando nelle freeway americane, o nella profumata Provenza, ma probabilmente ce l’hai lì vicino a te, anche se sei nella Bassa; è sempre stato con te, basta saperlo vedere.

 

#Bottaerisposta

 

 

  • Come è nata l’idea di I racconti dell’argine?

Come ho scritto nell’introduzione l’argine non è solo un luogo fisico, ma un luogo di vita: su di esso si corre a piedi, in bici, si passeggia; dentro di esso, nella golena, gli agricoltori piantano pioppeti, alberi da frutto, vigneti, coltivano prati, gli innamorati ci fanno l’amore, i filosofi ci vanno a pensare, i fotografi a fotografare, i pittori a pitturare, gli scrittori a scrivere. Un tempo, quando le acque lo permettevano, ci si andava a fare il bagno. L’argine è la metafora di un territorio, quello della Bassa modenese, in cui i racconti trovano il loro palcoscenico naturale per esprimersi.

 

 

  • Come mai ha scelto di ambientare i racconti nel suo territorio d’origine?

Io sono molto legato alla mia terra d’origine anche se quando vieni qui non devi pensare di trovare qualcosa di speciale, non c’è niente di speciale da vedere. Anche da un punto di vista storico, se si eccettua la signoria dei Pico e qualche altro avvenimento riportato qua e là dalle cronache storiche, il territorio non presenta particolari insoliti ed originali tali da renderlo affascinante. Non c’è niente di razionale in questo legame, come non c’è niente di razionale nell’amore per una persona. La si ama e basta e si sta male lontano da lei. Non saranno gli occhi più luminosi del mondo, non avrà un corpo perfetto, ma è lei e non un’altra. Avrà dei difetti, ti farà arrabbiare alle volte, ma è lei e non la cambieresti con nessun’altra. Tutte le volte che ti allontani da lei, non vedi l’ora di ritornare e di riabbracciarla.

 

 

  • C’è un racconto che le si è delineato prima degli altri?

Senz’altro il racconto “Dedicato a…” nato anni fa dove la dedica non è solo a mio padre o agli amici di nottate passate in baldoria, ma è dedicato anche a tutto ciò che viene nominato, direi quasi in modo silenzioso, sottovoce alle volte. Dalla nebbia che ti impedisce la vista della vigna, alla bicicletta scassata della mamma per colpa di un carico di grano, al grappolo d’uva fradicio per l’umidità della nebbia, alla storia di un passato doloroso. A tutto questo è dedicato il racconto, ai ricordi e agli affetti.

 

 

  • C’è un racconto che preferisce? Se sì, come mai?

I racconti sono tutti miei figli e come tali non ci sono preferenze. In ognuno di essi, diversamente dai figli che crescono un pò come vogliono, ho cercato di mettere l’anima della mia terra, le atmosfere di un territorio, le passioni e i desideri della gente qualunque, ricche o povere che siano.

 

 

  • Quale messaggio vorrebbe lasciare ai suoi lettori?

I protagonisti delle mie storie si muovono in un contesto concreto fatto di persone normali. Non ci sono eroi, eroine, principi azzurri o fatine, non ci sono ideali da affermare o da rincorrere se non quelli della sopravvivenza quotidiana, lasciando ai personaggi la possibilità di esprimersi, liberi da qualsiasi giudizio morale di chi li muove e cioè dell’autore. C’è però, di là dal contingente realistico in cui i personaggi si muovono, un comune denominatore che contraddistingue i protagonisti e che forse li fa apparire più fantastici di un eroe delle fiabe: la mancanza di ipocrisia. Nessuna falsità o simulazione li guida. Alcuni magari hanno sbagliato in passato, importante è che essi abbiano saputo trovare una loro strada e risollevarsi. In questo il mio libro potrebbe essere interpretato, da un certo punto di vista, come una favola moderna perché non essere ipocriti al giorno d’oggi è forse più favolistico di tutti i principi azzurri e le fatine del mondo.

 

 

  • Se dovesse associare una canzone alla sua raccolta quale sceglierebbe?

Nel libro sono citate due canzoni famose di autori altrettanto famosi e alle quali mi sono ispirato per i due racconti. Senz’altro la canzone “Certe notti” di Ligabue è quella che più può ricordare la mia terra con le notti a far “cagnara” piene “di nebbia e di zanzare” e dove l’uomo è libero di esprimersi in tutta la sua umanità.

 

 

  • Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Sono tante le cose che mi interessano e sulle quali continuerò a scrivere racconti.

Se riuscirò, scriverò anche un romanzo, probabilmente storico, perché a me piace la storia, ma non avrà sicuramente scopi didattici e tanto meno la pretesa di insegnare o di dire qualcosa che gli studi storici non abbiamo già detto. La storia sarà solo un pretesto per lanciare una domanda: ognuno di noi è davvero l’artefice del proprio destino o non piuttosto uno strumento nelle mani di qualcuno o qualcosa che va al di là della nostra comprensione umana? In fondo è un dilemma che ci portiamo dietro dall’inizio del mondo.

 

 

#Conosciamol’autore

Zucchi Dante è laureato in economia e Commercio nel marzo 1975 presso l’Università di Modena. Sposato con quattro figli. Dal 1978 ha sempre lavorato in diversi settori ricoprendo diverse figure professionali soprattutto di carattere amministrativo. Da sempre appassionato di storia, almeno da una trentina d’anni ha affiancato a questa anche la passione per la scrittura. Interessi ai quali poteva dedicare solamente parte degli week-end o la notte, fino a quando nell’Aprile 2018 non è andato in pensione. Libero da impegni professionali ha potuto così dedicarsi completamente alle sue passioni occupandosi di storia, soprattutto alto medievale, e di scrivere racconti.

 

 

 

 

 

May the Force be with you!
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