The Whispering room: Il filo rosso di Carmine De Mizio

Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare. Apprendi dagli audaci, dai forti, da chi non accetta compromessi, da chi vivrà malgrado tutto. Alzati e guarda il sole nelle mattine e respira la luce dell’alba. Tu sei la parte della forza della tua vita. Adesso svegliati, combatti, cammina, deciditi e trionferai nella vita; Non pensare mai al destino, perché il destino è il pretesto dei falliti.
(Pablo Neruda)

 

Oggi è arrivato il momento di scoprire un nuovo thriller dalle sfumature storiche, Il filo rosso  di Carmine De Mizio ci condurrà in un piccolo borgo toscano dove la tranquillità viene improvvisamente turbata. Non perdetevi il botta e risposta con l’autore per saperne di più!

 

Editore: 0111 Edizioni
Data di uscita: 30 aprile 2020
Pagine: 160
Prezzo: 3.99 € ebook ; 14.50 € cartaceo

La tranquillità di un piccolo borgo toscano viene improvvisamente turbata quando due archeologi dell’università decidono di iniziare uno scavo che subito suscita l’interesse di un gruppo di tombaroli. Le indagini portano un abile maresciallo dei Carabinieri ad assicurare alla giustizia i responsabili materiali dello scavo clandestino in breve tempo, ma dietro queste persone sembra celarsi una ben più potente mente. Risulta però difficile a un maresciallo di provincia trovare prove schiaccianti per smascherare questa organizzazione criminale, arrivando a mettere a repentaglio persino la sua incolumità. La tenacia del maresciallo disturba i malfattori che, sentendosi braccati, si rendono protagonisti di azioni avventate, grazie anche all’omertà di alcune persone ammansite dal denaro o spaventate dalle loro minacce. Si svolgerà una lotta contro il tempo per evitare che le opere finiscano nelle mani di persone spregiudicate e pronte a tutto: si scoprirà che anche la persona più onesta, sincera e devota può trasformarsi in un ladro, un trafficante e finanche un assassino.

 

#Bottaerisposta

 

 

  • Come è nata l’idea del suo romanzo?

L’idea di questo romanzo ha iniziato a svilupparsi in un giorno d’autunno, quando mi capitò sullo schermo del telefonino il bando di un premio letterario a cui erano ammessi romanzi gialli. Il tempo di riflettere su quanto avevo appena letto e pian piano mi si è creata nella mente una bozza della storia. Era come se i personaggi e gli eventi principali fossero nascosti in un angolo e aspettassero di essere tirati fuori. Ammetto che, pur essendo un’opera di fantasia, molti eventi sono costruiti sulla base della mia esperienza personale di archeologo. Inoltre bisogna aggiungere che ho deciso di affrontare una tematica, quella degli scavi clandestini e del mercato illecito di opere e reperti, che mi sta particolarmente a cuore e per cui, a mio parere, ancora oggi c’è troppa poca sensibilizzazione. La cosa curiosa è stata che proprio pochi giorni dopo la stesura del romanzo, quando dovevo ancora inviarlo alla casa editrice, la cronaca ha registrato un evento simile a quello di cui parlo nel mio racconto!

 

 

  • C’è un episodio che le si è delineato prima degli altri?

Sembrerà banale, ma l’episodio che si è delineato per primo è proprio l’incipit del racconto, dalle cui premesse sono partito per cercare di costruire tutta la trama. Il senso di mistero e di curiosità che ho cercato di suscitare con questa parte ha avuto effetto per primo su me stesso, in quanto ha costituito uno sprone e una sfida per costruire una storia che andasse a risolvere i dubbi instillati proprio da quell’incipit. In poche parole, ero il primo a voler sapere “cosa fosse successo”.

 

 

  • Ci descriva i suoi personaggi.

I personaggi principali della vicenda sono sostanzialmente quattro. Ci sono Barbara e Aldo, due giovani archeologi, pieni di passione per il proprio lavoro e al quale si dedicano appieno. I due sono compagni anche nella vita e questo li aiuta ancora di più a condividere le emozioni, ad affrontare con determinazione le sfide e anche le difficoltà del proprio mestiere. Il terzo protagonista è il maresciallo Del Fiore, un carabiniere di una caserma di una piccolissima comunità, che nella sua carriera non si è mai cimentato in indagini complesse e delicate come quella che si trova ad affrontare, cosa che da un lato lo preoccupa, ma che dall’altro gli fornisce la carica per proseguire nel suo lavoro. Infine il quarto protagonista… lascio scoprire al lettore chi sia, in quanto si tratta del vero filo rosso che lega eventi e personaggi del racconto.

 

 

  • Può raccontarci qualcosa in più riguardo lo scavo archeologico del romanzo?

Lo scavo in questione è unicamente frutto di fantasia, anche se, in vari punti della storia ho attinto liberamente al mio bagaglio personale, che ha influito nel delinearne l’ambientazione, sia per quanto riguarda i luoghi, sia nell’affrontare le vicende quotidiane di cui un archeologo si deve occupare. Detto ciò, questo “scavo ideale” avviene in un sito etrusco, più precisamente si tratta di una necropoli che ho descritto con una certa accuratezza e precisione, cercando per quanto possibile di evitare tecnicismi e di scendere troppo nel dettaglio, per rendere la lettura più fruibile anche a un pubblico di non archeologi.

 

 

  • Come mai ha scelto di ambientare Il filo rosso in un borgo toscano?

Anche qui devo confessare che ciò che ha influito su questa scelta è la mia esperienza personale. Infatti la maggior parte degli scavi a cui ho partecipato nel corso degli anni si sono svolti proprio in borghi toscani, in particolare a Volterra e San Casciano dei Bagni. Questi luoghi non solo sono meravigliosi e affascinanti dal punto di vista culturale e artistico, ma hanno un clima particolare, quasi fuori dal tempo, che ha la capacità di accogliere il visitatore e farlo diventare parte integrante della storia che prende vita in quel mondo parallelo. A modo mio, ho cercato di rendere grazie a questi luoghi per tutto ciò che mi hanno offerto e continuano a offrirmi dal punto di vista sia professionale, sia umano e da adesso perché no, anche per il ruolo di Musa ispiratrice.

 

 

  • Quali difficoltà ha incontrato nella stesura del romanzo?

Ad essere sincero ben poche, in quanto sin dall’inizio avevo ben in mente quello che volevo scrivere, l’armatura del racconto era abbastanza chiara. Un timore iniziale, più che una vera e propria difficoltà, era costituito dal fatto che era la prima volta in cui mi cimentavo in un romanzo e non sapevo come sarebbe andata a finire, ma alla fine mi sono detto che le sfide mi sono sempre piaciute, che scrivere mi divertiva, quindi avevo tutto ciò di cui necessitavo.

 

 

  • Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Nel mio futuro vedo solo e unicamente l’archeologia, infatti mentre continuo con il mio gruppo di lavoro a partecipare e organizzare numerose attività di ricerca, sto studiando per affrontare la Scuola di specializzazione in Beni Archeologici. Nel tempo libero, però, sto lavorando a un nuovo romanzo…

 

 

#Conosciamol’autore

Carmine De Mizio nasce a Benevento, ma cresce e vive a Livorno. Sin da bambino si appassiona con entusiasmo all’archeologia, perciò decide di iscriversi al Liceo Classico della sua città, seguendo l’indirizzo sperimentale archeologico e iniziando a scavare già dai primi anni. Subito dopo il liceo si iscrive all’Università di Pisa dove si laurea come archeologo nel luglio 2020 con una tesi in Etruscologia e con il suo gruppo di studio collabora ad alcuni scavi e progetti in varie parti della Toscana. Gli piace tanto viaggiare, soprattutto per conoscere nuovi luoghi e la storia che tramandano, è un appassionato lettore e ama passare le sere a scrivere, adora la buona musica e la buona cucina.

 

 

 

 

May the Force be with you!
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