The Whispering Room: Il Triangolo scaleno di Mario Cipollone

Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare. Apprendi dagli audaci, dai forti, da chi non accetta compromessi, da chi vivrà malgrado tutto. Alzati e guarda il sole nelle mattine e respira la luce dell’alba. Tu sei la parte della forza della tua vita. Adesso svegliati, combatti, cammina, deciditi e trionferai nella vita; Non pensare mai al destino, perché il destino è il pretesto dei falliti.
(Pablo Neruda)

 

La nostra rubrica The Whispering Room è in pieno fermento, oggi è tempo di scoprire Il Triangolo scaleno, romanzo scritto da Mario Cipollone. Non perdetevi l’intervista per saperne di più, nel frattempo l’autore ci anticipa che si tratta di un romanzo di formazione ma anche di denuncia, tenero e crudo, tragico e ironico. È una storia d’amore e di disillusione, di disperazione e di redenzione. È dedicato alle promesse irrealizzate, agli ambiziosi senza talento, all’esercito di musicisti, cantanti, attori, scrittori, calciatori… a quanti non ce l’hanno fatta. È un ammonimento ai genitori, agli educatori e agli influencers , opinion makers, youtubers, instagrammers ecc. che, dall’alto dei loro successi, invitano i ragazzi anziché a conoscere se stessi a inseguire i sogni. 

 

 

Editore: Eretica Edizioni
Data di uscita: 3 dicembre 2020
Pagine: 172
Prezzo: 16.00

Da un’infanzia protratta e felice a un’adolescenza tormentata e senza fine. Dall’atmosfera ovattata e rassicurante della provincia a quella anonima ed estraniante della Capitale. Il precipitare lento, e poi irrefrenabile, dalla vita immaginata a quella dolorosamente subita. È la storia di Matteo e della sua incapacità di diventare adulto, di accettarsi, di vivere una vita normale. L’abisso come possibile esito finale. Il Triangolo Scaleno è un romanzo di formazione, ma anche di denuncia, tenero e crudo, tragico e ironico. È una storia di amore e di disillusione, di disperazione e di redenzione. È dedicato alle promesse irrealizzate, agli ambiziosi senza talento, all’esercito di musicisti, cantanti, attori, scrittori, calciatori… a quanti non ce l’hanno fatta.

 

#Bottaerisposta

 

 

  • Come è nata l’idea de Il Triangolo scaleno?

Dalla noia e dall’esigenza di raccontare, con una storia esemplare, l’altra faccia della luna. Il mondo dei perdenti, delle promesse mancate, degli ambiziosi senza talento, dei tanti cantanti, attori, musicisti, scrittori, calciatori che non ce l’hanno fatta.                                                                          Nasce dall’indignazione e dall’urgenza di denunciare il fallimento di una moltitudine di genitori e insegnanti incapaci di educare, di accompagnare la crescita delle nuove generazioni, specie nella fase adolescenziale. La nefasta influenza in questo processo di opinion makers, youtubers, instagrammers, influencers ecc. che, dall’alto dei loro successi, anziché insegnare ai ragazzi a conoscere e realizzare se stessi, li invitano con calembours e frasi a effetto postati sui social, a realizzare astratti modelli, a inseguire i sogni o, come dice uno spot di questi giorni pescando da una poesia di Walt Whitman, a fare della vita qualcosa di straordinario.

 

 

  • C’è un episodio che le si è delineato prima degli altri?

La telefonata in cui il protagonista scopre che la sua ragazza è rimasta incinta. Una notizia che lo atterrisce, che lo precipita nella realtà, che ne mette a nudo l’immaturità.

 

 

  • Ci descriva i suoi personaggi.

Su tutti Matteo, il protagonista, che si racconta in prima persona. Figlio unico, obbligato da una famiglia piccolo borghese a diventare qualcuno, ad avere successo. Un giocattolo nelle mani di un padre assente e fedifrago e di una madre vanesia, affetta da una ipertrofica dimensione affettiva. I due se ne sono serviti per coltivare loro capricci e ambizioni in un ristretto ambito di relazioni. Una vittima dunque ma anche un carnefice. Di Sara, soprattutto, una ragazza che è il suo contrario, così straordinaria che non sembra vera.

 

 

  • Qual è la difficoltà più grande incontrata dal protagonista?

Matteo è Peter Pan, un bambino che fatica a diventare adulto. Si dibatte tra il rifiuto di quello che è, l’incapacità di essere un altro e l’impossibilità di ammetterlo.

 

 

  • Invece l’obbiettivo più grande raggiunto?

Alla fine Matteo scopre il valore del quotidiano, la bellezza dell’anonimato, la libertà di non essere pronto, di non essere adatto, di non essere capace. Capisce che riconoscersi fragili e mediocri è l’essenza, la dimensione più vera dell’uomo. La molla che lo spinge a desiderare, a cercare e ad amare. Al contrario della perfezione che sazia, isola e inaridisce.

 

 

  • Se dovesse associare una canzone al suo romanzo quale sceglierebbe?

Il tema trattato nel romanzo è poco frequentato dai cantanti e perciò non mi viene in mente niente. Dovendo però dare per forza una risposta direi “L’Accolita dei rancorosi” di Vinicio Capossela per descrivere lo stato d’animo di Matteo che da ragazzo buono, docile e sensibile si è trasformato in un mostro di cattiveria e cinismo.

 

 

  • Quali difficoltà ha incontrato nella stesura del testo?

Tenere viva la tensione descrivendo una vita normale, banale, non segnata da fatti eclatanti. Suscitare l’attenzione del lettore sul paesaggio lungo il percorso, prima ancora che sulla meta finale, su come va a finire.

 

 

  • Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Vorrei scrivere un saggio su Santa Maria Maggiore a Roma che faccia seguito a quello su San Giovanni in Laterano ben accolto dai lettori per il linguaggio e la novità dell’approccio.

 

 

#Conosciamol’autore

Mario Cipollone, classe 53, ha studiato al liceo Classico A. Torlonia di Avezzano (AQ) e si è laureato in Giurisprudenza all’Università La Sapienza di Roma. Sposato, ha due figlie e due nipoti. Ha lavorato 34 anni in banca, per caso e con la testa altrove. Ma per fortuna nessuno se n’è accorto; anzi è riuscito pure a fare carriera e a ricoprire incarichi di responsabilità. E per di più in una multinazionale, senza conoscere nemmeno una lingua straniera.

Qualche anno fa ha scoperto la sua vocazione: descrivere la vita dopo averne vissuto la maggior parte. Una cosetta da niente dunque. La scoperta successiva è stata che la battuta di Troisi “Chilli sono tanti a scrivere e solo io a leggere” non era una battuta. Un bel colpo per il suo ego.

Ha composto due raccolte di poesie e pubblicato due romanzi: In un paese d’Abruzzo… i passi dei pastori morti, ispirato a un fattaccio accaduto nel suo paese di origine (ma a tutti ha detto di aver fatto un’esperienza interiore) e La Vigilia di Natale dove ha raccontato la storia della sua famiglia.

Appassionato di Roma e di Arte, due termini che per alcuni secoli sono stati quasi sinonimi, nel settembre 2019 ha pubblicato San Giovanni in Laterano tutta un’altra storia, in cui ha ripercorso in modo  eccentrico e originale la storia della prima chiesa della cristianità e cattedrale del papa. Il 21 marzo 2020 il libro è stato presentato da Qui Comincia, storica trasmissione di Rai Radio 3 e nell’ottobre dello stesso anno ha ottenuto il XIX Premio Letterario Nazionale Umberto Fraccacreta.

 

 

 

 

 

 

 

May the Force be with you!
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