The whispering room: La loro parte di Marco Di Carlo

Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare. Apprendi dagli audaci, dai forti, da chi non accetta compromessi, da chi vivrà malgrado tutto. Alzati e guarda il sole nelle mattine e respira la luce dell’alba. Tu sei la parte della forza della tua vita. Adesso svegliati, combatti, cammina, deciditi e trionferai nella vita; Non pensare mai al destino, perché il destino è il pretesto dei falliti.
(Pablo Neruda)

 

 

Editore: Augh Edizioni
Genere: Narrativa
Pagine: 248
Prezzo: 15.00 €
Acquistalo subito: La loro parte

Massimo, single non più giovanissimo, ha paura di aver perso fin troppi treni per uscire dalla grigia situazione in cui vive. Addetto vendite in un negozio di articoli per il fai da te, vessato da un superiore affetto da bruschi cambiamenti di personalità, sembra destinato a una mera esistenza allietata unicamente dalla musica heavy metal. Nella sua vita irrompono Carlotta e Federica; la prima è sua nipote, un’undicenne molto emotiva costretta ad affrontare l’improvvisa e misteriosa fuga dei genitori. L’altra è una sua ex compagna di classe, con la quale condivide la volontà di non arrendersi a un futuro di solitudine. Contro ogni aspettativa, le loro labili fondamenta si rivelano più coese e funzionali del previsto. Da zio a padre, da scapolo a capofamiglia: la metamorfosi di Massimo segue un percorso difficile, sotto la lente dell’esposizione mediatica; ma gli permette di scoprire in che modo può maturare e smetterla di considerarsi un’irrecuperabile pecora nera.

 

 

  • Come è nata l’idea di La loro parte?

Il romanzo ha la sua genesi nell’incontro casuale di due sguardi annoiati, si evolve nella volontà d’indagare il modo in cui pianeti in apparenza lontanissimi possano collidere d’improvviso, cambiando entrambi la propria orbita, disegnando scenari tanto inattesi quanto potenzialmente esaltanti.

  • C’è un episodio che le si è delineato prima degli altri?

Malgrado, da principio, non avessi bene in mente dove dirigere il romanzo, mi è parso evidente che la sua spina dorsale avrebbe dovuto essere composta dalla narrazione del rapporto tra Massimo e Carlotta. Lo sguardo che si scambiano, al termine del primo capitolo, è la scintilla, un big bang silenzioso da cui si dipana la storia di due solitudini molto diverse tra loro eppure, in qualche modo misterioso, affini.

  • A quale dei tuoi personaggi sei più legato?

Probabilmente a Massimo, il protagonista. La goffaggine e il fatalismo consapevole con cui affronta gli imprevisti più o meno divertenti che intralciano il suo involontario percorso di crescita mi divertono.

  • C’è qualche curiosità che non hai scritto nel romanzo e vuoi condividere con i tuoi lettori?

La loro parte è un mutaforma. È stato ultimato in poco più di un mese, disciplinandomi nell’atto dello scrivere ogni giorno, ma lasciando che l’ispirazione fluisse libera da una trama troppo rigida, come in una specie di jam session jazz (anche se Massimo è un cupo metallaro). È una storia che salta da una prospettiva all’altra, quando sembra correre sui binari di un romanzo di formazione tardiva deraglia ficcando il naso del mondo del lavoro, quindi prende la piega di un piccolo giallo, per poi tornare a parlare di sentimenti, di come, contro ogni previsione, “tutto possa esplodere all’improvviso”, di quanto ciò possa essere, in alcune circostanze, qualcosa di positivo.

 

  • Quale messaggio vorresti arrivasse a chi legge il tuo libro?

In queste pagine si tratta soprattutto delle vicissitudini di uno scapolo senza speranza e della sua nipotina, della loro convivenza forzata, di una famiglia poco convenzionale, del modo in cui questa si distrugge per poi ricomporsi in una forma inaspettata; argomenti, a livello potenziale, ricchi d’implicazioni sociologiche, ma non era mia intenzione veicolare un messaggio specifico. Mi piace pensare che questo romanzo possa essere letto in modi differenti, che ognuno riesca a sviluppare una propria idea sul suo contenuto. È una serratura che può essere aperta con molte chiavi, per così dire. Di certo sarei lieto se riuscisse a lasciare un buon ricordo, un “sapore piacevole”, la certezza che malgrado le cose vadano spesso peggio di quanto si possa prevedere, impegnandosi, con amore e tenacia, si abbia sempre la possibilità di modellare il proprio domani in una forma diversa, non meno attraente di quella sognata in precedenza.

 

  • Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Svuotare i cassetti di tutte le storie con cui li ho riempiti nel corso degli anni (tre raccolte di racconti, un paio di romanzi), fargli respirare un po’ di aria fresca (in fondo se lo meritano), vedere come riescono a cavarsela, in giro per il mondo.

 

 

 

 

 

May the Force be with you!
Precedente Close-Up #2: E quando un giorno t’incontrerò di Rosy Milicia Successivo TGIF – Book Whispers #42: I libri consigliati di questa settimana