A tu per tu con Gianni Tetti

Gianni Tetti nasce e vive a Sassari. Specializzato in tecniche di narrazione per cinema e tv, ha conseguito un dottorato in Storia e Critica del Cinema. Ha scritto e diretto il documentario Un passo dopo l’altro, è sceneggiatore del lungometraggio SaGràscia(regia di Bonifacio Angius). Suoi racconti sono stati pubblicati su Frigidaire, Il Male, Atti Impuri, Prospektiva e in diverse antologie, tra cui E morirono tutti felici e contenti (Neo Edizioni, 2008). Per Neo Edizioni, nel 2010, ha pubblicato il libro I cani là fuori e, nel 2014, il romanzo Mette Pioggia.
Fonte: liberos.it

IL ROMANZO

Prezzo: € 17,00

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Un romanzo corale, esploso, torrenziale, i cui protagonisti mostrano il cuore feroce di un’umanità alla deriva. Il libro più oscuro, spietato e conturbante di Gianni Tetti.

Il destino dell’uomo è segnato. Anche la terra sembra saperlo. Si apre, poi mastica e inghiotte, affamata. Tempi di guerra, di carestie e vendetta.
Non c’è scampo agli attentati che si susseguono in città né rimedio ai fondamentalismi verso i diversi, non c’è salvezza dalle nubi tossiche né speranza nella misericordia umana.

C’è solo una possibilità. È scritta nel vento. E porta un nome: Maria. La riscossa degli ultimi parte da una Sardegna infetta, un’isola/mondo in cui i cani governano e un pescatore affetto dal morbo guida un’orda stracciata verso la terra promessa.

Leggere Grande Nudo è come guardarsi in uno specchio deformante, capace di restituirci l’immagine di una nudità primordiale, che stordisce. L’ultimo romanzo della “Trilogia del Vento” del sardo Gianni Tetti. La narrazione di un’umanità senza scampo, preda di se stessa.

“Siamo tutti superstiti. Siamo quello che è rimasto.”

Diamo il benvenuto all’autore de “La trilogia del Vento”, Gianni Tetti, che con il suo Grande Nudo è riuscito a raccontare sfumature diverse di un’umanità alla deriva. Grazie a Neo Edizioni sono riuscita a rivolgergli qualche domanda.

“Grande Nudo” è il terzo capitolo della Trilogia del Vento. Come nasce l’idea di questo capitolo?

Volevo scrivere una grande avventura, che narrasse i tempi che stiamo affrontando, portasse a compimento definitivo le parabole di alcuni personaggi nati nei primi due libri, e in un certo senso raccontasse il vento in un altro modo ancora. Già quando avevo finito I cani là fuori (primo libro della trilogia) sapevo che sarebbe arrivato Grande nudo.

 

Ci parli un po’ della Trilogia del Vento.

Il vento, nella mia isola, è elemento preponderante, soffia sulle coste, in alcuni punti incessante, e soffia nell’interno. Può essere una tramontana dal nord, un maestrale che spazza via tutto, uno scirocco bollente. I miei personaggi devono fare i conti con il vento, alcuni ci parlano, alcuni lo seguono. A partire dal vento racconto l’essere umano, scavo nel nucleo ancestrale che guida le nostre esistenze, racconto l’istinto, la perdita del controllo, la memoria, i rimpianti, i dolori, e i tentativi dei protagonisti di superare tutto questo facendo i conti con le ansie del quotidiano. Racconto gli ultimi, spesso, ma anche i potenti, i vinti, ma anche i vincitori, i cacciatori e le prede, per renderci conto che in fondo, chi vince può anche perdere e chi ha cacciato può ritrovarsi a fare la preda. Nella Trilogia, implicita, c’è sempre una domanda: esistono i buoni? Esistono i cattivi? O siamo quel che siamo, buoni e cattivi allo stesso tempo, vittime e carnefici a seconda delle prospettive?

Leggere “Grande Nudo” è come incastrare dei tasselli di un puzzle ampio, quanto tempo ha richiesto scrivere il romanzo?

Ho iniziato a scrivere Grande nudo circa sei anni fa. Nel frattempo scrivevo anche Mette pioggia (il secondo libro della trilogia). Dopo l’uscita di Mette pioggia ho lavorato esclusivamente su Grande nudo. È stato un processo lungo, difficile. Ho dovuto guardare dentro me stesso, mettere a nudo le mie paure, le mie incertezze, dovevo partire da me per conoscere i personaggi. Nell’ultimo anno di lavoro, ho sentito i personaggi che mi prendevano per mano, e siamo andati insieme verso il finale, alle prime nubi settembrine del 2016.

 

Una curiosità. La storia era già ben delineata oppure si è evoluta man mano che scriveva?

Avevo le idee chiare ma, quando si scrive un libro, la vita ti presenta nuove sfide e nuove esperienze nel frattempo, e il tempo fa cambiare idea, porta dubbi, o aiuta ad avere più certezze. Ora mi sento di dire solo che il romanzo è molto meglio di quello che volevo scrivere all’inizio.  

 

C’è un altro messaggio nascosto in “Grande Nudo”?

Il messaggio di Grande nudo è solo quello di una speranza infinita e folle verso il futuro e di una fiducia dolorosa nei confronti del genere umano, nonostante tutto. Grande nudo racconta quel “tutto”, e con gli occhi lucidi sussurra di non mollare.

 

Cosa riserverà il futuro a Gianni Tetti?

Nell’immediato futuro passerò ancora molti mesi in giro per incontri, letture, presentazioni. Più in generale il futuro mi porterà altri libri, un’infinità da leggere e qualcuno da scrivere, spero. Questo è quello che posso immaginare, per il resto, stiamo a vedere.

 

Ci parli un po’ della serie. 5 ottimi motivi per cui leggere “La Trilogia del Vento”?

Ci provo e mi scuso allo stesso tempo, perché davvero non credo che debba essere io a dire perché qualcuno dovrebbe leggere Grande nudo. Insomma, non è il mio terreno, ma non mi tiro indietro. Proverò a farlo parlando di me e di come mi approccio alla scrittura.

Sono convinto che l’onestà sia una delle qualità principali che debba avere uno scrittore. Per questo, racconto solo cose che conosco bene, in profondità, fino al più apparentemente insignificante dettaglio. Racconto molto di me e della mia terra, e partendo da me provo a parlare di noi, la mia generazione, quella dei miei padri, ovunque nel mondo.

Odio annoiare, rispetto il tempo del lettore ancora più del mio tempo.

Amo l’avventura, ma non riconosco avventura senza personaggi raccontati fin nelle viscere.

Odio i libri che non lasciano un segno nel lettore, e ho cercato, parola per parola, capitolo dopo capitolo, di far sì che un segno, una ferita, un sorriso, una lacrima, resti nei ricordi di chi legge anche solo un libro della Trilogia.  

È un lavoro che mi ha tenuto ha impegnato per otto anni, non vorrei averli passati invano.

 

Cosa è realmente importante per lei quando pubblica un libro?

Quando consegno un libro sono triste. Ho scritto tre libri e mi è sempre successo. So che mi mancheranno i personaggi, so che mi mancherà la storia, e non so come passare le mie giornate senza di loro. Questo per me è realmente importante: avere a cuore, visceralmente, quello che ho fatto, lasciarlo andare con fatica e malinconia. Nel lato pratico sono maniacale, cerco di occuparmi di ogni aspetto che riguarda l’oggetto libro e non mollo finché ogni cosa non mi sembra portata al punto massimo raggiungibile. Devo dire che con i miei editori la pensiamo allo stesso modo, per cui è una lunga navigazione congiunta, in cui tutti fanno bene il loro compito e soprattutto remano verso lo stesso obiettivo.

 

Le è mai capitato che il messaggio che voleva trasmettere fosse frainteso?

Di solito il messaggio è passato piuttosto chiaro. È capitato che al senso del libro se ne aggiungessero altri a cui non avevo pensato. In generale non mi dispiace, anzi, mi aiuta a capire meglio quello che ho scritto.

 

Nonostante il duro lavoro che fa riesce a trovare il tempo per dedicarsi ad altro?

Certo, mi dedico alla mia famiglia, cerco sempre di trovare il tempo per loro. Parlando di lavoro, scrivo anche sceneggiature, un aspetto del mio essere narratore a cui non rinuncerei mai e che ogni tanto mi porta qualche soddisfazione.

 

Diventare scrittore è sempre stato il suo sogno?

Avevo sette o otto anni, tema alle elementari. “Immagina cosa farai da grande”. Scrissi che avrei fatto lo scrittore. Lo scrissi sostanzialmente per due motivi: primo, perché che mi piaceva davvero, già da allora, leggere storie e scriverne di mie; secondo, più pratico, perché il mestiere del calciatore erano già in troppi ad averlo scelto.

 

Una domanda che pongo spesso. Ha qualche consiglio per chi vuole diventare scrittore?

Leggi tanto, anche disordinatamente, anche a caso, sfidando la sorte, aprendoti totalmente, e poi copia, copia da tutti quelli che ti piacciono, ma anche da quelli che non ti piacciono perché a volte un brutto libro può dare comunque ottimi consigli, e quindi scrivi, cose piccole, curate bene, cercando la tua voce, e falle leggere solo a persone che non avranno paura di distruggerle. Ripeti l’operazione migliaia di volte e buona fortuna.

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E voi avete già letto “La trilogia del Vento”?

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