A tu per tu con Rocco Cascini

 

 

Rocco Cascini vive a Matera. Si è laureato all’Università Bocconi di Milano. È appassionato di scrittura, musica rock, cinema, calcio e teatro. Ama la sua famiglia, la sua città, leggere libri avvincenti, stare con gli amici e il buon vino. Ha già pubblicato due libri Guardie e ladri e L’inganno delle apparenze (Altrimedia Edizioni). Jacqueline è stato vincitore per la Regione Basilicata del premio Rai “La Giara” 2016.

 

Il romanzo – la trama

Riccardo Neri è uno scrittore spavaldo e sicuro di sé. La sua fama è legata a una vecchia trilogia fantasy e ora, dopo molto tempo, ha ritrovato l’ispirazione. Improvvisamente nella sua vita compare la bella Jacqueline ma, nonostante la complicità che si crea tra loro, Riccardo non riesce a conquistarla. Chi è realmente Jacqueline? Che cosa vuole da lui? E perché è così ambigua? L’apparente dolcezza e sensualità della ragazza si riveleranno uno strumento fatale e ingannevole dal quale Riccardo dovrà salvarsi.

 

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Benvenuto alla Stamberga d’inchiostro,
eccoci pronti per questa piccola intervista, è un vero piacere conoscerti. Complimenti ancora per Jacqueline, romanzo intrigante che si legge tutto d’un fiato!
Ne sono lusingato. Il piacere è mio.

  • Come è nata l’idea di Jacqueline?

Dalla determinazione di affrontare una crisi creativa. Deluso da un romanzo fantasy che mi aveva tenuto impegnato per più di due anni, avevo voglia di scrivere qualcosa di diverso, ma mi mancava l’idea giusta. Ho cominciato a scrivere pensieri e racconti apparentemente scollegati tra di loro. Poi, all’improvviso, l’illuminazione: la crisi creativa che stavo attraversando poteva essere un tema del romanzo. In pochi attimi la storia ha preso corpo e ogni cosa è andata al suo posto. Aiutato da un’ispirazione inaspettata, ho completato la prima stesura del romanzo in poco più di un mese.

 

  • C’è un episodio in particolare che ha dato vita al romanzo?

Ricordo che una sera ho interrotto di scrivere, insoddisfatto di quello che stavo creando. Ho riempito un ballon di brandy, l’ho tenuto in mano e di colpo ho avuto l’immagine del mio nuovo protagonista. Non ero più Rocco. Ero Riccardo. Uno scrittore di fama, intento a scrivere il romanzo della sua consacrazione, ma che nello stesso tempo doveva affrontare una crisi creativa. E quale poteva essere la causa di questa crisi se non una donna? In quel momento ho anche capito che il romanzo doveva essere scritto in prima persona per rendere al meglio.

 

  • A quale dei tuoi personaggi sei più legato?

Facile rispondere Riccardo o Jacqueline. Invece dico Dario, il migliore amico del protagonista. Lui è un personaggio importante, perché dà sempre un taglio netto al ritmo del romanzo. Dario ha sempre la battuta pronta, è diretto e a tratti scurrile. Tuttavia andava gestito bene, non doveva strabordare altrimenti avrei corso il rischio di renderlo fuori luogo. Credo che il personaggio di Dario abbia funzionato, perché ha dato un po’ di verve comica alla storia. Quando rileggevo il romanzo non vedevo l’ora di incontrarlo.

 

  • Il nome Jacqueline è molto particolare, come mai questa scelta

Non c’è una storia particolare dietro la scelta di questo nome. In genere cerco nomi che non mi ricordino nessuno nella realtà. Nel caso specifico mi serviva un nome particolare, perché doveva dare anche il titolo al romanzo. Jacqueline è stato inizialmente un nome provvisorio, ma ci ha messo poco a diventare definitivo. Riflettendoci, poi, richiamava un personaggio di un film del mio regista preferito. Mi riferisco a Jackie di Jackie Brown, di Quentin Tarantino. Era l’ultima conferma.

 

  • Ti rispecchi in Riccardo Neri?

Bella domanda. Se consideriamo Riccardo Neri scrittore, direi di sì. Molte sue riflessioni sulla vita e sulla scrittura in realtà sono le mie. Lui però ha uno stile di vita totalmente diverso dal mio. È solitario, egoista, troppo pieno di sé. Io credo di essere l’esatto opposto. Però devo ammettere che calarmi nei suoi panni è stato divertente. Mi immedesimavo in lui, spesso mi vestivo come lui.

 

  • Descrivici la vera Jacqueline con tre aggettivi

Qui si rischia lo spoiler. Mantenendo la dovuta cautela direi sfuggente, volitiva, calcolatrice.

 

  • Riccardo a primo impatto ha una personalità sicura e spavalda, quali sono le sue paure?

Le sue uniche paure sono strettamente connesse al suo essere scrittore: non essere in grado di replicare i successi che gli hanno dato fama all’inizio della carriera; non essere più considerato come un autore importante. In realtà scoprirà solo successivamente quella che è la sua più grande paura: passare all’età adulta, diventare grande. Una paura che però saprà affrontare.

 

  • C’è qualche curiosità riguardo i personaggi che non hai scritto nel romanzo?

Credo di aver scritto tutto quello che sapevo e che ho immaginato di loro. Potrei dire che il nome Riccardo non è casuale, dato che è un chiaro omaggio a Riccardo Molteni, il protagonista di uno dei miei romanzi preferiti, “Il disprezzo” di Alberto Moravia. Dario invece era già un personaggio di un altro romanzo che avevo interrotto. L’ho praticamente estrapolato e trapiantato in “Jacqueline”.

 

  • La vicenda di Jacqueline è rimasta, in linea con il suo personaggio, tutto sommato misteriosa. Come mai la donna ha agito così?

Mistero.
Ci sono cose che preferisco non spiegare del tutto, mi piace l’idea che il lettore rifletta su quanto ha letto e si dia una possibile spiegazione. Nella prima versione anzi la vicenda era spiegata ancora meno. È stata la mia editor, giustamente, a convincermi a dire qualcosa in più nell’epilogo.

 

  • L’apparente rovina dello scrittore è stata la sua rinascita, è stata davvero Jacqueline a condurre Riccardo verso questa convinzione?

Credo che ognuno di noi maturi nel tempo, in base alle esperienze, quelle idee che poi ti portano ad avere la convinzione, un giorno, di necessitare un cambiamento. Jacqueline è stata solo la scintilla che Riccardo ha usato “abilmente” per capire la trasformazione che era in atto in lui e rinascere. Non tutti ci riescono. Chiunque al suo posto avrebbe agito diversamente, si sarebbe fatto travolgere dall’impulsività. Lui no, lui sfrutta l’evento negativo per modificare la sua vita in positivo. È questo che lo rende nobile e pone in secondo piano la superficialità che lasciava trasparire all’inizio della storia.

 

  • Quali sono le più grandi difficoltà incontrate durante la stesura del romanzo?

Probabilmente le maggiori difficoltà le ho incontrate nella fase iniziale. Contrariamente a quanto faccio di solito, non avevo scritto i capitoli in ordine cronologico. La storia non mi era del tutto chiara e mi lasciavo travolgere dall’ispirazione. Così un bel giorno mi sono dovuto fermare: ho creato una scaletta e ho messo tutto in ordine facendo un vero e proprio collage, tagliando e cucendo.

 

  • Quali sfide hai fronteggiato destreggiandoti nel mondo dell’editoria?

Il mondo dell’editoria è una perenne sfida quotidiana. Lo considero come la scalata di una montagna di cui non si vede mai la vetta e la pubblicazione non è che il giro di boa di questo percorso lungo e impervio.
Avendo già pubblicato due romanzi in passato, sapevo come approcciarmi. Una volta terminato il romanzo, la sfida più grande è trovare una casa editrice disposta a pubblicarti con un contratto free. Ammetto che all’inizio ho puntato in alto, ma le big non mi hanno mai risposto. Ho capito che dovevo riconsiderarmi un esordiente. Intanto il romanzo aveva vinto la selezione regionale della Basilicata per il premio La Giara 2016 e questo risultato mi ha dato un forte impulso nel credere ancora di più nei miei mezzi. Dopo alcune valutazioni, mi sono indirizzato verso le case editrici digitali. Mi piaceva l’idea di presentare un prodotto di buona qualità ma con un prezzo più accessibile e che nello stesso tempo prevedesse il cartaceo. Grazie al forum Writer’s Dream ho avuto la fortuna di conoscere la casa editrice goWare, con la quale c’è stata sintonia sin da subito. Tuttavia, pur essendo riuscito a raggiungere la pubblicazione, mi rendo conto che le difficoltà e le sfide non sono affatto finite.

 

  • Quali consigli daresti a chi desidera rincorrere il sogno di diventare scrittore?

Credo di essere ancora nella posizione di avere bisogno di consigli piuttosto che in quella di elargirli. Nello stesso tempo mi rendo conto di aver raggiunto qualche risultato rispetto a tanti altri. Quindi, spavaldo come Riccardo Neri, ecco alcuni miei consigli.
Primo consiglio: trovatevi un lavoro. Di scrittura non si vive, avere uno stipendio darà anzi più stabilità al vostro animo così vi approccerete alle vostre creazioni senza l’ansia da risultato.
Secondo consiglio: scegliete un obiettivo e mettete in campo una precisa strategia per raggiungerlo. Senza organizzazione non si va da nessuna parte. Non parlo solo di scrittura, parlo di promozione. Se decidete di scrivere dovete pensare sin da subito a come vendere le vostre opere, lavorando su immagine e comunicazione.
Terzo consiglio: armatevi di tanta pazienza. Le attese possono essere abissali, meglio impegnare al massimo la vostra vita per non sentire il peso del tempo.
Quarto consiglio: saranno più i momenti di abbattimento che le gioie, il segreto sta nel non prendere mai decisioni nel primo caso.
Quinto consiglio: leggete.
Sesto consiglio: leggete.
Settimo consiglio: leggete. E scrivete. E studiate, la grammatica soprattutto.

 

  • In riferimento alla domanda precedente, quale consiglio darebbe Riccardo Neri?

Ah be’… a lui sarebbe meglio non chiedere alcun consiglio. So già che risponderebbe: “Non scrivete. Perché qualunque cosa scriviate, non sarete mai grandi come me.”

 

  • Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Scrivere.
Ho già pronto un romanzo breve che è nato nell’attesa della pubblicazione di Jacqueline. Vedremo… Per il resto ho tante e diverse idee che meriterebbero un approfondimento, ma per il momento ho deciso di non scrivere nulla. Jacqueline è appena uscito e sto usando il poco (ahimè) tempo a disposizione per promuoverlo. Ma so già che presto l’ispirazione mi coglierà e darò alla luce una nuova storia. E non è detto che un giorno non ritorni ancora Riccardo…

 

Grazie del tempo che ci hai dedicato, è stato un vero piacere.
Grazie a voi per il tempo che avete dedicato a me. Quando ho scoperto il vostro blog, ho letto i riferimenti a Star Wars nella vostra presentazione e ho capito di essere capitato nel posto giusto. Che la forza sia con voi (e anche un po’ con me).

 

 

 

May the Force be with you!
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