Di tutte le cose buona di Clare Fisher | Recensione di Deborah

 

E poi parleremo. Parleremo di tutto quello che è successo e che non è successo. Faremo sospiri. Rideremo. Respireremo le stesse parole e lo stesso silenzio. Lasceremo crescere le nostre storie.

 

 

Titolo originale: All the Good Things
Editore: Harper Collins
Data di uscita: 15 febbraio 2018
Pagine: 288
Prezzo: 18.00 €
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Beth ha ventun anni ed è in prigione. Si trova lì perché ha fatto qualcosa di terribile e non si aspetta più niente dal futuro. Ma Erika, la sua psicologa, è convinta che ventun anni siano troppo pochi per smettere di vivere, e le chiede di scrivere una lista di tutte le cose buone della sua vita. Beth comincia così a raccontare la sua storia, una storia che si raccoglie intorno a brevi, intensi lampi di luce: la passione per la corsa, i confortevoli silenzi condivisi con una persona speciale, l’emozione di scoprire, in un pomeriggio qualunque, di piacere a qualcuno… fino alla prima volta in cui ha respirato il profumo della testa del suo bambino e ha capito davvero cos’era la felicità. Ma alla fine della storia la cosa brutta rimane. E a quel punto Beth non ha altro modo per andare avanti se non confrontarsi con essa, riconoscere la verità che si cela dietro il suo crimine. E capire. Perdonare. Perché nessuno è completamente cattivo e tutti meritano una seconda occasione. Anche lei. Raccontata con una semplicità che arriva dritta al cuore, Di tutte le cose buone è una storia intensa e commovente che parla di perdono e di amicizia, di madri e figlie, e di come la speranza possa trionfare anche dopo la perdita più devastante.

 

Lettori, benvenuti!

sono davvero felicissima di parlarvi di Di tutte le cose buone, romanzo d’esordio della giovane scrittrice britannica Clare Fisher, ed edito da HarperCollins.
È un romanzo che mi ha profondamente colpita e trascinata in un vortice di emozioni, nel finale non sono riuscita a non commuovermi.
Mi trovo assolutamente d’accordo con il Yorkshire Post che scrive sul retro copertina “Un romanzo straordinario – commovente, profondo, incalzante – e un’autrice da tenere d’occhio.”; non vedo l’ora di leggere i prossimi romanzi di questa autrice, sono sicura ci proporrà delle piccole perle.

 

Una sensazione strana, dal nome bloccato giù nel profondo e che non riuscivo a raggiungere, neanche se correvo fino a non avere più fiato per correre.

 

Conosciamo Beth, la protagonista del romanzo, una ragazza di ventun anni con la quale la vita è stata da sempre molto dura. La madre di Bethany ha avuto un trascorso tormentato ed ha sempre sofferto di disturbi mentali, ma in qualche modo è sempre riuscita a non cadere nel baratro. Nonostante fosse un pò strana Beth ha sempre amato la sua mamma e i suoi alti e bassi; era felice della loro vita e di avere, per lei, la mamma migliore del mondo. Il punto di non ritorno fu quando la madre della ragazza perse il lavoro, avere quel lavoro, la possibilità di poter provvedere per lei e Beth era ciò che la teneva ancorata alla stabilità. Da lì in poi iniziò a trascurare sé stessa e la figlia, quello fu per Beth l’inizio di una serie di trasferimenti in diverse famiglie affidatarie. Inizialmente Beth non capiva perché l’avessero portata via dalla mamma, era sempre esagitata ed arrabbiata. La madre di Bethany, nonostante fosse seguita per i suoi disturbi, non voleva incontrare la figlia, all’ultimo momento si tirava indietro. Questo iniziò a far soffrire Beth tantissimo, la bambina iniziò a sentirsi sbagliata e cattiva, provava timore verso le persone e non le lasciava avvicinare a sé, proprio come aveva imparato dalla madre.

 

Le poche volte che ho cercato di applicarmi a scuola, le parole saltavano qua e là sulla pagina; non ero stata attenta la settimana prima né quella prima ancora né i mesi precedenti, le domande, i libri, le risposte mi apparivano troppo difficili, troppo distanti.

 

La storia di Beth ci viene narrata direttamente dalla ragazza, dal carcere nel quale è rinchiusa per aver fatto una cosa orribile. Noi sapremo solo alla fine il crimine commesso dalla protagonista, nel mentre ripercorrerà la propria vita e le proprie difficoltà psichiche che la hanno portata a quel punto. In carcere, Bethany viene seguita da Erika, una psicologa. Insieme hanno iniziato un percorso che sembra giovare molto alla ragazza, nonostante Beth è fermamente convinta di non meritarsi queste attenzioni perché si reputa una persona orrenda. Erika suggerisce alla ragazza di scrivere una lista delle cose buone che le sono accadute durante la vita, così ripercorriamo insieme a lei il suo percorso fatto di luce e di oscurità.
Beth è una persona molto creativa: il disegno, l’inventare storia da scrivere è sempre stato per lei un’oasi di felicità nella quale poteva trovare conforto per la sua solitudine e l’abbandono subito.

 

In quel pub, ero semplicemente un’altra donna parte di una coppia felicemente infelice. Io e il mio corpo eravamo una vera e propria squadra adulta; potevamo affrontare qualsiasi cosa.

 

Ripercorriamo con lei le varie tappe dell’adolescenza; trasferita di famiglia in famiglia Beth non si è mai sentita parte di qualcosa. Era sempre considerata quella diversa dia suoi compagni, non è riuscita quasi mai a socializzare e il percorso scolastico è stato molto travagliato. Beth veniva continuamente espulsa ed allontanata dalle scuole, a causa del suo comportamento esagitato e a tratti violento. Quando la ragazza veniva sopraffatta della emozioni negativa non riusciva a gestirle, doveva sfogarsi su qualcosa o talvolta su qualcuno. Quando era bambina uno dei suoi papà affidatari, al quale si era davvero legata, le ha fatto scoprire la corsa. Correre è diventato per Bethany un qualcosa di importante quasi come respirare, durante la corsa riesce sempre ad arginare il buco nero che ogni tanto prova ad inghiottirla.

 

E più tardi, molto più tardi, quando mi sono ricordata dei tortellini, li ho trovato che galleggiavano nell’acqua, gonfi, morti. Volevo correre. Volevo correre al via, entrarci e correre fuori dall’altra parte. Non ci riuscivo, però.

 

La vita di Beth sembrò prendere una piega quasi normale quando iniziò a vivere da sola. Trovò grazie all’assistenza sociale un piccolo appartamento ed un lavoro. Il lavoro le portò l’amicizia di Chantelle e la conoscenza dell’uomo che l’avrebbe messa incinta. Beth è sempre stata minuta di costituzione e non ha mai avuto abitudini alimentari sane, mangiava proprio quando non riusciva più a stare in piedi, infatti non ha mai avuto il ciclo. Forte di questo fatto non ha mai preso precauzioni, anche dopo quando finalmente si è sviluppata, si è trovata incinta e la sua bambina da subito è diventata la sua felicità. Vivendo la propria vita Beth si è ritrovata a percorrere un cammino molto simile a quello della madre, ma determinata a restare intera avrebbe garantito una vita bellissima e ricca di amore alla sua bambina.

 

Era un cielo normale, grigio, ma mi ha fatto sorridere. Mi ha fatto sorridere perché sapevo che, per quante strade e fermate dell’autobus e muri orlati di filo spinato ci separassero, la mia mamma viveva esattamente sotto lo stesso cielo.

 

Tra le mille difficoltà economiche Beth, è determinata ad essere un’ottima madre. Dai suoi pensieri emerge un amore immenso verso la persona che porta in grembo e che condurrà alla vita.Tutto sembra andare per il meglio, tranne il litigio con Chantelle e il fatto che il padre della sua bambina è determinato a non riconoscerla. Bethany è sicura di riuscire a mantenersi e a mantenere la situazione sotto controllo, ma l’essere completamente sola sarà la difficoltà che la porterà verso il tracollo.

 

Le cose brutte erano quelle nuvole appiccicose di… Bé, non so come chiamarle, ma erano il contrario del dolore e mi facevano sentire il contrario di viva.

 

Il finale, ed i pensieri finali di Beth sono davvero commoventi e travolgenti, ammetto che non ho potuto trattenere qualche lacrima. Di tutte le cose buone è un romanzo molto emozionante, fa entrare il lettore in piena empatia con la protagonista; lo stile di scrittura di Clare Fisher è sempre incalzante ed il ritmo narrativo è un continuo crescendo: è un piccolo uragano che ci trascina in un vortice di emozioni. La storia offre tantissimi spunti sui quali riflettere, specialmente il disagio e la fragilità umana: ti fa capire che certe situazioni per comprenderle bisogna solo viverle e, forse, neanche in quel caso si riescono poi più di tanto a capire, quando l’oscurità avanza è davvero difficile fermarla.

 

 

May the Force be with you!
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