Miracolo a Sant’Anna di James McBride | Recensione di Deborah

James McBride nato nel 1957 da padre afroamericano e madre ebrea esule dalla Polonia, dopo una formazione come giornalista che lo porta nelle redazioni di celebri testate come «The New York Times», «The Washington Post» e «Rolling Stone», James McBride esprime il suo poliedrico talento sia come musicista jazz che come sceneggiatore per Spike Lee. Giunge alla popolarità nel 1995 con Il colore dell’acqua (Fazi Editore 2025), vigoroso libro d’esordio a carattere autobiografico, e si conferma uno degli scrittori statunitensi contemporanei più importanti con The Good Lord Bird (Fazi Editore, 2021), vincitore del National Book Award 2013, Il diacono King Kong (Fazi Editore, 2023) e L’Emporio del Cielo e della Terra (Fazi Editore, 2024), di cui Steven Spielberg ha acquisito i diritti cinematografici. Miracolo a Sant’Anna, pubblicato per la prima volta nel 2002, è il suo secondo libro; ne è stato tratto l’omonimo film diretto da Spike Lee.

 

Editore: Fazi Editore
Data di uscita: 19 maggio 2026
Pagine: 276
Prezzo: 18.00 € cartaceo

Alpi Apuane, 1944. Il gigante nero Sam Train, soldato della 92a divisione, è convinto di poter diventare invisibile: a donargli questa miracolosa capacità è la testa di una statua trovata a Firenze, che Sam porta sempre appesa alla cintura. Ha deciso di disertare, ma dopo aver abbandonato la sua compagnia incappa in Angelo, un orfano italiano che soffre di amnesia e vive in uno stato semiselvatico. Quando lo salva da un attacco tedesco nella valle del Serchio, tra i due si instaura un legame silenzioso e fiabesco. Il bambino però è gravemente ferito e Sam accetta di ricongiungersi ad alcuni compagni diretti al quartier generale affinché riceva le cure necessarie. Il gruppo arriva invece in un lugubre borgo: è Sant’Anna di Stazzema, che, come scopriranno, è da poco stata teatro di un terribile massacro. Mentre rischiano la vita per un paese in cui sono trattati con meno rispetto dei nemici che combattono, i soldati riscoprono l’umanità nel piccolo villaggio toscano: nei contadini che li ospitano, nell’affetto inespresso di un bambino orfano, in una ritrovata fiducia nel prossimo. E anche di fronte a una tragedia indicibile, imparano – e noi con loro – a riconoscere i piccoli miracoli della vita.

 

 

Ci sono romanzi sulla guerra che raccontano gli scontri e altri invece che scelgono di raccontare gli uomini. Miracolo a Sant’Anna di James McBride appartiene decisamente alla seconda categoria: è un libro che utilizza il conflitto come sfondo per parlare di amicizia, razzismo, umanità e speranza.
Miracolo a Sant’Anna è un romanzo ambientato in Toscana durante gli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale, veniamo immersi nelle vicende di quattro soldati afroamericani appartenenti alle 92 Divisione dell’esercito statunitense, rimasti isolati dai propri compagni dietro le linee nemiche a seguito di una missione fallita. I quattro soldati protagonisti trovano Angelo, un bambino sopravvissuto all’eccidio di Sant’Anna di Stazzema; il loro incontro dà vita a una narrazione intensa ed emozionante, nella quale la realtà storica e quella romanzata convivono in perfetto equilibrio.
Personalmente amo i romanzi a sfondo storico ambientati durante la Seconda Guerra Mondiale, storie di memoria, dolore, sofferenze e speranza; racconti che anche se romanzanti sono basati sul nostro passato, la nostra storia.
Fin dalle pagine ho avuto la sensazione che James McBride non volesse raccontare soltanto la guerra. Certo, il conflitto è presente in tutta la sua brutalità, ma il cuore del romanzo sono le persone.
Uno degli aspetti che più mi ha colpito è la veridicità dei personaggi creati da James McBride; non leggiamo di protagonisti invincibili ma di persone, uomini con le loro paure, fragilità, sogni e speranze, costretti a combattere per un Paese che li discrimina. Attraverso i dialoghi, le scelte e i confronti emerge una profonda riflessione sul tema del razzismo, non solo come problema sociale, ma come piaga che continua a incidere sul destino delle persone, perfino in guerra. McBride riesce a rendere le sue creature di carta e inchiostro così autentiche che è impossibile non affezionarsi a loro. Ho trovato molto toccante il rapporto che nasce con Angelo, il bimbo nonostante l’orrore vissuto riesce a guardare ancora il mondo con speranza e curiosità.
La scrittura dell’autore è scorrevole ed evocativa, una voce capace di alternare scene cruente a momenti commoventi; non mancano scene di tensione anche se una conversazione, un gesto di solidarietà riescono a emozionare più di una scena di battaglia.
Mi è piaciuto come la storia e la narrativa sono state fuse dall’autore senza forzature. La tragedia di Sant’Anna non è soltanto lo sfondo della vicenda, ma un invito alla memoria per non dimenticare un evento drammatico che non viene fatto studiare sui libri di scuola. Miracolo a Sant’Anna è una lettura scorrevole ma non leggera, proprio per le tematiche contenute, per me in alcuni punti il ritmo del libro rallenta.
Miracolo a Sant’Anna non è soltanto un libro sulla guerra ma una riflessione sull’umanità, sulla memoria e sul valore delle persone; ho trovato la presenza della forza dell’amicizia, della solidarietà e della speranza temi che mi hanno fatto pensare, specialmente considerando la loro presenza in un momento in cui le persone non avevano poi molti motivi per credere nel domani.

 

 

 

 

 

 

 

Desclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Fazi Editore per la copia omaggio

 

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