Pensieri di china #1: La memoria dell’acqua di Mathieu Reynès e Valérie Vernay

La memoria dell’acqua

“Per più di trent’anni ho creduto di non avere più niente da perdere… ma oggi ho una ragione per lottare!”

Titolo originale: La Mémoire de l’eau

Autori: Mathieu Reynès e Valérie Vernay

Genere: Graphic Novel

Editore: Tunué

Pagine: 96 – A colori

Collana: TipiTondi

Prezzo: 16,90 €

Il Fumetto  Trama:

Secondo una teoria scientifica abbastanza discussa, l’acqua ha la capacità camaleontica di conservare il ricordo delle cose con cui entra in contatto. Se così fosse, sarebbe possibile ricostruire il vissuto delle persone che ci hanno preceduto e da cui proveniamo: questo ci aiuterebbe a capire noi stessi. Il rito d’iniziazione di un’adolescente alla scoperta della sua nuova casa e di sé stessa ma anche una sinfonia di colori, ora brillanti e leggeri ora cupi e minacciosi, dedicata al mare, lo specchio dell’uomo secondo Baudelaire.

Cambiare casa significa cominciare una nuova vita. È quel che succede a Marion, curiosa adolescente, e a sua mamma Caroline. La nuova casa, appollaiata su una roccia in riva al mare, ha davvero un che di magico: panorami mozzafiato, spiagge incantevoli, un faro che svetta all’orizzonte. Marion inizia un’avventurosa esplorazione del tranquillo villaggio marittimo, che rivelerà sorprendenti segreti. Impossibile non seguirla.

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Let’s talk about “La Mémoire de l’eau“:

Che cos’è “Pensieri di china“? Una rubrica dove io e Carlo parleremo di graphic novel, lui da un punto di vista, possiamo dire più tecnico, e io da semplicemente lettrice “inesperta”. Non ci sarà una votazione a fine articolo perchè giudicare l’arte, come forma di espressione, è qualcosa che non riuscirei a riassumere con un voto vero e proprio. Non so Carlo, ma io darei a tutti cinque stelle, se proprio dovessi esprimere un giudizio.

Il mio interesse per le graphic novel o, come dovremmo chiamarle, fumetti, è andato scemando nel corso degli anni. Questa è quindi la prima volta, dopo tanto tempo, che riprendo in mano una storia illustrata. Non potevo cominciare con titolo migliore de “La memoria dell’acqua”, scritto da Mathieu Reynès e disegnato da Valérie Vernay.

Marion si trasferisce con sua madre in una fantastica isoletta per cambiare aria e ricominciare. Entrambe hanno bisogno di riprendersi e la piccolina è già esaltata all’idea di esplorare l’isola. Sin dalle prime vignette la vediamo correre in spiaggia e tuffarsi in acqua. Le scene sono così spensierate, si respira un’aria di freschezza e pace, fino a quando i gabbiani non cominciano ad urlare e per poco non graffiano Marion. Qualcosa di strano sta succedendo.

Le cose cominciano a prendere una piega strana quando lei si introduce in una grotta, rischiando la vita, ma quel poco di tempo le basta per capire che i volti disegnati sulle rocce non sono semplici disegni incisi. La chiave per interpretare le sculture sembra essere lontana, ma, per fortuna, il capo di sua madre conosce il luogo come le sue tasche e nonostante si ricordi poco dei racconti a lui tramandati, riesce a fornire qualche spiegazione a Marion.

Conoscendo poco delle sue origini decide di scavare a fondo sulla morte di suo nonno, avvenuta in circostanze misteriose, sarà questo a portarla ad incrociare il suo camino con Virgil, un vecchio burbero eremita, il guardiano del faro. L’incontro segnerà profondamente la vita della ragazzina, infatti comincerà per lei un viaggio alla scoperta delle sue origini, mescolate ai misteri che si celano nell’isola.

L’acqua sostiene la Terra e senza di essa il nostro pianeta non esisterebbe. Talete era fermamente convinto dell’importanza di questo elemento, poichè è all’origine della vita stessa. Secondo Mathieu Reynès l’acqua ha invece memoria, alla base di questa storia non vi è filosofia spiccia ma una vera e attenta riflessione su miti e leggende che, nel caso della protagonista, l’hanno portata a scoprire sè stessa.

La vita di Marion potrebbe essere quella di una qualunque adolescente, i cui genitori sono divorziati, per via di un tradimento, in questo caso del padre. Eppure, dietro questo poter essere “comune”, i misteri attorno ai quali ruota la storia trasformano la vita della ragazzina in qualcosa di intrigante e unico.

La memoria dell’acqua” può essere descritto come un viaggio alla scoperta di sè e delle proprie origini, che non vanno mai dimenticate, anzi bisognerebbe rispettare le antiche tradizioni. Cosa che la madre di Marion non ha mai potuto fare perchè della sua famiglia conosce poco e niente, è infatti grazie a sua figlia che dettagli finora nascosti vengono a galla, eppure la madre non saprà mai niente dei segreti della sua famiglia poichè, come diceva anche Antoine de Saint-Exupéry, “Non si vede bene che con il cuore: l’essenziale è invisibile agli occhi”. Se si è disposti a credere e ad aprire la mente la scoperta non potrà che essere piacevole o nel caso di Marion, portare con sè una terribile conoscenza, derivata da un gesto estremo compiuto egoisticamente nel passato.

Per quanto riguarda le illustrazioni posso dire di essere rimasta affascinata dall’incredibile capacità di Valérie Vernay nel trasformare anche il dettaglio più insignificante in qualcosa di eccezionale. Quest’opera ha tutto: spensieratezza, stupore, magia e oscurità, in sole 96 pagine. È incredibile come una storia così semplice possa nascondere tante sfumature ben marcate alle quali Valérie ha dato vita attraverso la sua matita. Nota di merito anche a Mathieu Reynès, che di solito veste i panni da illustratore, ma che si è rivelato essere un’abile cantastorie. Il loro è un meccanismo ben oliato, lo si percepisce ad ogni pagina. Questa è la dimostrazione che i libri per ragazzi spesso valgono molto più di quelli per adulti. Mi era già successo con Patrick Ness di essere rimasta stravolta dal mondo del protagonista e la sua storia, ora anche qui ho trovato pane per i miei denti. Ora passo la parola a Carlo, io ho parlato, come al solito, troppo.

Devo dire che conosco già il magnifico lavoro di Mathieu Reynès come illustratore, ma nei panni di sceneggiatore è riuscito nell’ardua impresa di catturarmi. La sua storia è narrata in maniera semplice, diretta, come sanno fare bene i francesi, ma nasconde molti risvolti profondi e segnanti.
In fondo quella che descrive Reynès è proprio la vita, costellata di dolore, intrisa di difficoltà e problemi, ma anche ricca di bellissimi momenti di pace e di occasioni necessarie a voltare pagina.

La piccola Marion sembra quasi essere più adulta di sua madre, sembra essere temprata e pronta ad affrontare proprio quella vita che, così spietata e così tagliente la accarezza col filo della sua lama e finisce per trascinarla in un vortice di eventi che sconvolgeranno totalmente la sua vita.
È anche vero che solo una bambina, curiosa e affamata di avventure come Marion poteva dar vita a questa storia incredibile, dimostrando sangue freddo di fronte alla morte incombente e grande caparbietà.

La memoria dell’acqua ha inoltre un potente ed importante tema che ne regge le fondamenta, ovvero il rapporto fra uomo e natura. Tutti gli artisti e scienziati del mondo e di tutte le epoche hanno cercato di definire questo rapporto adattandolo alla propria sensibilità e percezione, ma per quanto mi riguarda Reynès ha colto nel segno.

Infatti, se da un lato la piccola Marion, che ha sempre vissuto in città, si dimostra aperta e confidente nei confronti della natura che la circonda, gli altri personaggi della storia sembrano invece temerla, conoscendo la portata della sua collera.

L’uomo da sempre cerca di piegare la natura ai suoi comodi, non riuscendo a comprenderla, e così è successo anche in questa storia, ma sono in pochi ad essere veramente consapevoli del fatto che le conseguenze della nostra coercizione sul pianeta hanno sempre dei terribili risvolti.
In tutti i telegiornali sentiamo parlare di qualche catastrofe naturale sempre più spesso e a mio avviso questa non è altro che la collera di madre natura che ci chiede di fermare le nostre bramose trivelle per riaprire un dialogo.

Passando al disegno, invece, devo chinarmi di fronte alle magiche atmosfere create da Valérie Vernay, che si è dimostrata una magistrale illustratrice capace di trasformare un foglio bianco in un concentrato di emozioni e stupore.
In effetti senza le sue illustrazioni la storia non avrebbe avuto lo stesso impatto e non sarebbe stata la stessa. Se nella sceneggiatura i personaggi mostrano la loro complessa anatomia caratteriale, nei disegni di Valérie risultano semplici e diretti, creando così un affascinante contrasto che li rende realistici sotto ogni aspetto.

In fondo tutti siamo molto simili, due gambe, due braccia un tronco ed una testa, a volte anche i nostri pensieri sembrano essere “prefabbricati” ma l’unione di queste due cose rende unico ogni individuo e i due autori lo hanno capito bene.

Allo stesso modo se la natura descritta dalle leggende è spietata e irascibile, quella descritta da Valérie si mostra all’apparenza di una bellezza sconfinata, quasi come se fosse impossibile pensare che possa nuocere all’uomo, ma scavando nei suoi segreti mostra un volto misterioso e collerico, che non perdona chi osa profanare le sue ricchezze.

Se potessi, chiederei ai due autori di scrivere un seguito a questo capolavoro, ma ovviamente non posso farlo, però quel che posso fare è dire a tutti che questo fumetto (o graphic novel, che dir si voglia) è un’esperienza unica e profonda che lascia una strana sensazione quando finisce, la stessa che lascia la consapevolezza di essere piccoli come un minuscolo atomo in questo universo di mostri.

Devo ammettere che quando si parla di fumetti sono estremamente di parte perchè ho sempre pensato al fumetto come all’arte suprema.
Un libro scritto può essere un’opera d’arte e un disegno o un quadro possono esserlo allo stesso modo, quindi cosa si ottiene quando si mettono insieme le due cose? Secondo me si ottiene l’estasi suprema (atre+ arte = capolavoro).

Ho passato la mia intera carriera scolastica vedendo il fumetto denigrato dagli insegnanti, additato come un’idiozia, un passatempo inutile e superfluo. A scuola i libri sono letteratura e i dipinti sono arte, mentre i fumetti, che rappresentano l’unione di arte e letteratura sono considerati inutili: ebbene vi sbagliate e questa storia, ne è la prova.

Quindi non posso far altro che consigliarla a chiunque, ma non posso dare un voto a ciò che ho letto, perchè sfido anche il più ottuso degli esseri viventi a dare un voto ad un famoso dipinto e sinceramente “la memoria dell’acqua” è molto meglio.

Note sugli autori:

Mathieu Reynès (1977) è un illustratore e sceneggiatore francese. Dopo un’istruzione di tipo scientifico, si è concentrato sull’animazione 3D. Ha lavorato a tempo pieno come disegnatore di fumetti in collaborazione con lo sceneggiatore Frédéric Brrémaud, realizzato script di libri umoristici e creato la serie Alter Ego con Denis Lapière e Pierre-Paul Renders per Dupuis (2007).

Valérie Vernay (Lione, Francia, 1976) inizia la sua formazione come illustratrice presso la scuola d’arte Émile Cohl. Dopo la laurea realizza il suo primo libro per bambini, Il guardiano della notte, con la casa editrice Petit à Petit (2000). Ha partecipato a diverse collettive e ha lavorato come colorista per Sexy Gun, volumi 1 e 2 (Delcourt) prima di realizzare l’adattamento a fumetti de La guerra dei bottoni (Petit à Petit, 2005).

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