Review Party: Il bambino e il falegname di Matilda Woods

Tito era come un puzzle che lui voleva disperatamente finire. Ma come si fa a finire un puzzle se ti mancano così tanti pezzi?

Pagine: 240

Acquistalo subito: Il bambino e il falegname

Editore: Rizzoli
Data di uscita: 2 Novembre
Prezzo: € 16,50
Pagine: 240

Nel piccolo paese di ALORS, dove il vento fa volare i pesci fuori dal mare e le case brillano come gioielli, il falegname Albert vive chiuso in una cortese ma ferma solitudine. Fino al giorno in cui nella sua cucina si intrufolano un bimbo misterioso di nome Tito in cerca di un rifugio e il suo magico uccellino. Tito è timoroso e schivo, però a mano a mano che l’inverno si fa sempre più freddo e buio, la casa di Tito diventa più calda e luminosa. Riuscirà Albert a proteggere Tito da ciò da cui fugge e dal suo passato? Una storia che racconta della vita e la morte, e di come l’amicizia e la speranza siano spesso in grado di spazzare le ombre più buie.

 

 

La casa di Albert era l’ultima sul colle; a salire ancora, c’era il cimitero appollaiato in cima. Si stagliava, la casa di Albert, come una sfolgorante gemma azzurra che luccica nel mare. E non era sfolgorante. Era anche chiassosa. Era chiassosa quando Albert e sua moglie Violette vi si trasferiscono. Divenne più chiassosa quando la loro prima figlia, Anne Marie, nacque; più chiassosa ancora quando il loro figlio, Antoine, venne al mondo; e chiassosissima quando un piccolo miracolo chiamato Aida emise il suo primo vagito tra le sue pareti.

I libri per ragazzi arrivano con semplicità nel cuore delle persone con uno stile spontaneo in grado di far sognare il lettore e senza bisogno di troppi giri di parole riescono anche a lanciare messaggi importanti, a mostrare situazioni difficili e dimostrare che c’è ancora speranza per tutti, anche quando sembra difficile e impossibile.

Oggi sono qui per portare alla vostra attenzione un romanzo meraviglioso. Si tratta de “Il bambino e il falegname” di Matilda Woods, edito da Rizzoli. Come sempre l’editore ha scelto di dare voce a un libro che a mio parere dovremmo leggere tutti, l’ennesima prova che un romanzo per ragazzi riesce a fare breccia anche nel cuore di un adulto.  

Le illustrazioni di Anuska Allepuz si sposano bene con l’atmosfera della storia, incorniciandola con immagini dallo stile quasi fiabesco che celano l’amara consapevolezza di quanto sia dura la vita.

Le immagini sembravano quasi richiamare antichi ricordi d’infanzia, come ad esempio, un bambino che indossa una coperta davanti al caminetto acceso suscitando però quel senso di solitudine che una terribile perdita lascia addosso a chi resta. L’illustratrice ha interpretato in maniera eccezionale la malinconia che si avverte fra le righe del romanzo senza dimenticare che oltre tutto questo si fa del proprio meglio per ricrearsi una famiglia o qualcosa che per lo meno gli assomigli.

I personaggi sono stati dipinti in maniera eccellente sia dalla Allepuz che da Matilda Woods, che preferisce alle troppe parole, i gesti e dialoghi, lasciando che sia la nostra immaginazione a riempire gli spazi vuoti.

Devo dire che questo è diventato a tutti gli effetti un romanzo intramontabile, quel genere di racconto da leggere e rileggere in qualsiasi momento e stagione, lasciandosi cullare dalla magia che alberga ad Alors, un incantevole paesino, dove la morte ha preso il posto dei suoi abitanti, lasciando al loro posto un gelido ma incantevole paesaggio.

La morte è stata la sua maledizione, e la morte sarà la maledizione anche di chiunque l’ha aiutata.

Albert Cavel è un falegname, un mastro costruttore, il migliore di tutta Alors. Si divideva tra lavoro e famiglia come qualunque cittadino, gioendo della vita e accogliendo ogni nuova sfida come un’occasione per mettersi alla prova e dare il meglio, almeno fino a quando una terribile peste non ha colpito il villaggio, dimezzando gli abitanti. Uno dopo l’altro cadevano come tessere del domino e ad Albert spettava l’ingrato compito di dare ad ognuno di loro una bara dove poter riposare in pace.

Alors all’improvviso si è trasformata in una città silenziosa, un grande museo di sogni spezzati, dove a riempire i vuoti lasciati dai corpi ci sono soltanto il sibilo del vento e la polvere. Eppure i pesci volanti saltano ancora, come tanti fili argentati che rendono ancora più suggestivo il panorama.

In questo paradiso terreno Albert prosegue la costruzione di casse da morto, rispettando ogni cadavere che arriva nel suo laboratorio e rendendo loro un tributo con le lapidi che incide. Il cimitero è luogo che frequenta assiduamente, attendendo il giorno in cui la peste verrà a prendersi anche lui per potersi ricongiungere con la sua famiglia.

Nonostante i dubbi, non smise mai di lottare per la vita del bambino.

La morta giunge per un’altra persona, invece, la signora Bonito, una donna che conosceva e per la quale deve realizzare una bara, incurante che sarà questa a dargli l’occasione per sentire nuovamente cosa significhi avere qualcuno accanto di cui prendersi cura.

Tito, è questo il nome del figlio della signora Bonito, è un piccolo ladruncolo che cerca soltanto di sopravvivere, la sua storia non è di quelle felici, ma grazie a sua madre è sempre riuscito a vedere il lato positivo della vita, dimenticandosi –almeno in apparenza- di avere ancora alle calcagna l’ombra di suo padre. Sarà l’incontro con Albert a cambiare la sua vita in maniera radicale.

Sebbene la peste continui a colpire, il sindaco è preoccupato di avere una bara imponente che lasci un segno della sua magnificenza, la vorrebbe di lusso, sfarzosa e ricoperta d’oro, accontentare questa richiesta bizzarra per Albert è difficile, soprattutto ora che ha con sé Tito e vorrebbe soltanto trascorrere quanto più tempo possibile insieme al ragazzo.

E così, nella cassa da morto del sindaco, il bambino, l’uccellino e il costruttore di casse da morto salparono verso quelle luci lontane e la promessa di una nuova vita sull’Isola incantata di Ile.

Tito rappresenta l’occasione per Albert di ricominciare a vivere, di dimenticarsi per una volta di essere circondato dalla morte e di lasciarsela alle spalle. Per tutto questo tempo non ha fatto altro che aspettare che la sua ora giungesse, ma ora che ha trovato il ragazzino ha paura che il tempo non basti.

Questi due personaggi si sono incontrati nel momento più drastico della loro vita, quando meno ci si aspetta di incontrare qualcuno di importante, è uno di quei momenti in cui uno pensa di essere alla deriva e invece qualcuno porge la mano al momento giusto ed è allora che ci si rende conto che c’è speranza.

Tito ed Albert sono due sognatori, due facce della stessa medaglia, pur appartenendo a due ere differenti. Ed è questo loro essere temerari che li rende completi quando sono insieme. Il sogno è tutto ciò che hanno per poter andare avanti e sarà lo stesso a permettere loro di salpare verso l’impossibile.

Matilda Woods racconta una storia al limite tra fiaba e realtà, un modo per capire che nonostante le perdite che uno subisce ci sia ancora spazio per i sogni, desideri e voglia di andare oltre l’attuale presente.

Questo è un romanzo che tiene testa ad altri del suo genere, facendosi largo nella mia libreria e conquistandosi a tutti gli effetti un posto d’onore nel mio cuore.

Siamo giunti alla fine.
Non vi resta che procurarvi una copia de “Il bambino e il falegname”.
Non perdetevi tutte le recensioni del review party!

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