Let’s talk about: La casa del padre di Karen Dionne

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Cominciamo la giornata con un thriller psicologico, si tratta del romanzo di Karen Dionne, La casa del padre, pubblicato in Italia da Sperling & Kupfer e tradotto da Chiara Brovelli. Questo è un romanzo sul quale avevo altissime aspettative, le avrà soddisfatte?

Pagine: 307

Acquistalo subito: La casa del padre

Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Pandora
Traduzione: Chiara Brovelli

Prezzo: € 17,90

Nonostante tutto, Helena Pelletier è riuscita ad avere la vita che voleva: un marito che ama, due figlie bellissime, un lavoro che le riempie le giornate. Finché, un giorno, un brutto giorno, sente un annuncio alla radio, e capisce di essere stata un’ingenua a credere di poter dimenticare il passato. Perché lei ha un segreto. Qualcosa che non ha rivelato neanche al marito, qualcosa che ha a che fare con la sua infanzia, con quella madre famosa suo malgrado, e con il padre la cui casa non era altro che una capanna nei boschi del Michigan. È lì che Helena ha vissuto i suoi primi dodici anni, nella foresta, senza luce né acqua corrente, senza un’anima a parte loro tre. E ha amato quella vita selvaggia, il fiume, la caccia, ha amato suo padre, quel padre brutale e amorevole a un tempo che le ha insegnato tutto quello che sa. Quel padre dal quale è dovuta scappare e che è finito in prigione. Sono passati quindici anni quando Helena sente alla radio che lui è evaso, e sa di essere in pericolo, proprio come tanti anni fa. Soprattutto sa di essere l’unica al mondo a poterlo catturare di nuovo.

 

“Se vi dicessi il nome di mia madre, lo riconoscereste al volo. […] E poi vi chiedereste che fine ha fatto… ma solo per un attimo, perché ormai sono passati gli anni in cui le persone si interessavano a lei. […] Però no, il suo nome non ve lo dico. Perché non è la sua storia, questa. È la mia.”

Ogni tanto mi ricordo di fermarmi e di fare un respiro profondo prima di ripartire, godermi la bellezza di vivere in un posto di mare e di rilassarmi. Il concetto di relax è una cosa estranea sia a me che al mio corpo, qualsiasi cosa anche la minima mi procura ansia ed è per questo motivo che isolarmi da tutto, dedicarmi alle letture che tanto amo riescono a ristabilizzarmi, a riavere il mio equilibrio e andare avanti.

Source: Pinterest

La mia ventata d’aria fresca porta il nome di Karen Dionne, autrice che onestamente mi ha colpita per il suo stile, per quanto volessi fare una pausa, prendere un caffè e poi ripartire, non riuscivo a staccare gli occhi dalle pagine.

Questa lettura sicuramente spicca per originalità e inventiva da parte dell’autrice nel scegliere un punto di vista diverso per raccontare una storia difficile, perché lasciatemelo dire, al di là del fascino del thriller psicologico, quella che racconta Karen Dionne è la vita di una donna già stravolta quando era bambina e che una volta diventata donna ha cercato di muovere i suoi passi nel mondo, nascondendo il suo passato e seppellendolo nella palude dov’è cresciuta, ha vissuto dei momenti felici e che una volta piombata nella realtà ha cominciato a rivedere tutto ciò che è stato con occhi diversi, rendendosi conto solamente tardi di quella che è stata la sua esistenza.

Il punto di vista di cui vi parlavo è quello di Helena Pelletier, la figlia del Re della palude, è fondamentale per capire le basi su cui poggia il romanzo, dal momento che rappresenta una conseguenza di ciò che suo padre ha fatto a sua madre, ovvero rapirla quando ancora era una ragazzina per segregarla in un posto sperduto in una palude, costringendola a cambiare radicalmente il suo modo di essere pur di adottare quello del marito. Dall’unione dei due nasce Helena, una bambina che cresce ignara di ciò che è avvenuto in precedenza alla sua nascita ed è qui che il romanzo si divide, mostrando i due volti della protagonista: la bambina vichinga e la donna ormai consapevole, madre e moglie.

Eppure una parte di me – una parte non più grande di un granello di polline su un unico fiore, su un unico stelo d’erba di palude, quella parte che rimarrà per sempre la bambina con le treccine che idolatrava suo papà – è felice che sia libero.

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Il suo passato non sarebbe mai riaffiorato se suo padre non fosse scappato di prigione, mettendo fine alla vita di diverse persone pur di raggiungere il suo bersaglio: Helena.

È bastato sentire il nome di suo padre perché la protagonista ritornasse a rivivere il suo incubo, quello venuto dopo che lei e sua madre sono scappate, diventando in senso letterale carne da macello per i media, sempre più affamati di dettagli sulla vita nella palude. Ora che aveva raggiunto un equilibrio, cambiando cognome, aspetto e lasciando alle spalle il suo passato, questo ritorna, minacciando la felicità che ha raggiunto e la famiglia che tanto ama.

Se da bambina Helena era ancora inesperta ora che è adulta comincia a rendersi conto dei comportamenti di sua madre quando vivevano nella palude, il suo obbedire al padre senza mai discutere o semplicemente il distacco emotivo da sua figlia.

Riportare tutto a galla dovendo per forza affrontare il discorso con suo marito apre in Helena una ferita profonda, ma se c’è una cosa che sa è che l’unico modo per fermare il Re della Palude è fronteggiarlo, dargli quello che vuole e poi abbatterlo come una bestia qualsiasi in modo che non possa più ferire nessuno.

Una cosa che emerge dal romanzo è il conflitto di Helena, divisa da ciò che prova per suo padre e ciò che dovrebbe provare ora che conosce la verità, ma è come se tutte le azioni negative del genitore sfumassero impedendo al rancore di crescere.

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Se c’è una cosa che l’autrice mostra è come spesso i figli di assassini o personalità deviate paghino per i peccati dei padri, un po’ per l’ignoranza delle persone mosse dalla paura e un po’ perché quei peccati sono talmente grandi da pesare sulle spalle degli eredi, impedendo loro di farsi una vita come vorrebbero. In qualsiasi modo la si veda, il passato torna sempre e comunque a bussare alla loro porta, i documentari, programmi televisivi, film e romanzi ne sono spesso la prova.

Questa lettura si è rivelata una vera chicca, sono perciò felice che il mio approccio con Karen Dionne sia stato positivo e non vedo veramente l’ora di leggere qualcos’altro di suo.

Uno dei motivi per cui vale la pena leggere questo thriller psicologico è lo stile, la penna abile della sua autrice che riesce a dipingere in maniera vivida e precisa il ritratto di una donna che affoga in una situazione familiare nera come la pece.

Il viaggio di Helena, il nostro viaggio, è intenso, carico di emozioni contrastanti che rendono la lettura piacevole per gli occhi e ottima per la mente. Ho letto diversi thriller psicologici ma quelli che preferisco sono come questo, che non si disperdono nel fascino del genere, ma che restano ancorati a terra e approfondiscono in maniera curata e precisa l’argomento di cui trattano.

La casa del padre è un luogo selvaggio dove per sopravvivere è necessario diventare predatore per non essere più una preda.

“Se avessi saputo tutte queste cose prima che succedessero, avrei agito in maniera diversa? Certo. Ma bisogna accettare le responsabilità delle proprie decisioni, anche quando le conseguenze sono diverse da quelle sperate.”

 

 

May the Force be with you!
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