TGIF – Book Whispers #60: I libri consigliati di questa settimana

Giuro solennemente di avere buoni consigli…

La settimana è stata lunga, questa volta vi porto due letture suggestive che dovete assolutamente fare vostre. Da una parte abbiamo il fascino del romanzo storico mentre dall’altra la crudezza del thriller. Pronti per il Book Whispers?

Prima di cominciare vi ricordo di passare da Sara (Bookspedia) per scoprire i suoi consigli letterari di questa settimana.

La profezia dei Gonzaga di Tiziana Silvestrin

Pagine: 368

1596. È un autunno di nubi nere su Mantova: è sparita la mummia del Passerino. Un astrologo aveva vaticinato che la stella dei Gonzaga avrebbe brillato nel cielo finché avessero custodito a Palazzo Ducale la mummia. Il duca Vincenzo, preoccupato per le sorti della sua dinastia, convoca Biagio dell’Orso, affascinante e introverso capitano di giustizia, l’unico in grado di risolvere i casi più spinosi. Il destino dei Gonzaga è ora nelle sue mani. Ma i nemici del duca sono molti, sia dentro che fuori i confini mantovani, e gli oscuri presagi non tardano ad arrivare: la famiglia Gonzaga è preda di continui agguati; il contabile di corte muore in circostanze poco chiare. Sembra proprio che la profezia si stia avverando e i suoi effetti nefasti si riflettono anche nella vita del capitano: Rosa, la donna amata, ha scoperto un frammento della sua precedente missione in Francia che la lascia sgomenta. Lo stesso Biagio viene rinchiuso nelle segrete di San Giorgio con la più infamante delle accuse. Tutto prende una piega imprevedibile.

“Non si compra l’affetto di Biagio gli aveva detto un giorno che era passato a trovarla e anche la riconoscenza è un peso difficile da sopportare, tanto che a volte si trasforma in rancore“.

Questa volte oltre il mistero Tiziana Silvestrin penetra fino in fondo alla psiche dei suoi personaggi, mostrandoceli in tutta la loro vulnerabilità, mentre tutta Mantova è in fermento per la scomparsa della Mummia del Passerino, un vero e proprio enigma che ancora oggi resta difficile da decifrare. Questa volta per Biagio il caso è ancora più difficile poichè il reperto si lega a un’antica profezia, per i Gonzaga essere privati della mummia potrebbe significare infatti l’inizio della fine.

Può quindi una mummia decretare la fine di una dinastia? Al capitano di giustizia spetta il compito di ritrovarla prima che la risposta a quella domanda venga data, ma la strada da seguire non è liscia bensì accidentata e poco a poco rivelerà le insidie, tra lame sguainate e un mistero che si dissipa e ci lascia intravedere un’interessante verità nascosta agli occhi di tutti. Come se non bastasse anche la vita sentimentale di Biagio verrà messa a dura prova, il suo rapporto con Rosa  si incrina ma non c’è tempo per pensare a queste cose, la prossima mossa da fare è cruciale e il tempo stringe e solo lui sembra essere capace di risolvere questa situazione, proteggere chi ama e allo stesso tempo venire a capo di ciò che si cela dietro al velo.

Con uno stile suggestivo e accattivante Tiziana Silvestrin arricchisce la sua opera di dettagli affascinanti, permettendo al lettore di seguire i fantasmi che si celano dietro questa vicenda, in un susseguirsi di enigmi, duelli a viso aperto e corse contro il tempo.

Cardinal – La stagione delle mosche di Giles Blunt

Pagine: 335
Chiunque abbia trascorso del tempo ad Algonquin Bay vi dirà che ci sono moltissime buone ragioni per vivere altrove. C’è la distanza dalla civiltà, che per i canadesi significa Toronto. C’è la graduale decadenza del centro cittadino. Naturalmente ci sono gli inverni, lunghi e feroci. E poi, ci sono le mosche. La primavera ha fatto solo una fugace comparsa, ma è bastato quel breve accenno di disgelo perché ad Algonquin Bay arrivassero le mosche nere. Una sola di quelle bestiacce basterebbe a far impazzire una persona, e loro arrivano a sciami, ben attrezzate per pungere e succhiare il sangue a qualunque essere vivente. Soltanto un pazzo, o un ubriaco perso, uscirebbe senza protezione durante la stagione delle mosche ad Algonquin Bay. E invece, coperta di punture dalla testa ai piedi, piomba nella World Tavern una giovane donna, bellissima, con i capelli rossi fiammeggianti, e completamente priva di memoria. Soccorsa da Jerry Commanda, il poliziotto locale di origini indiane, la ragazza viene subito portata in ospedale. Dove presto i medici scoprono che i morsi delle mosche sono il minore dei suoi problemi. Qualcuno, infatti, le ha sparato alla testa, e il proiettile è rimasto nel cranio. Mentre i chirurghi tentano di salvarle la vita, John Cardinal e Lise Delorme indagano sulla sua identità. E ben presto si imbattono in un secondo raccapricciante crimine. Se c’è un legame tra i due fatti di sangue, John Cardinal è l’unico che può trovarlo. L’unico che può interrompere la catena.
“Chiunque abbia trascorso un periodo ad Algonquin Bay vi dirà che ci sono molte buone ragioni per vivere da qualche altra parte. […] Ci sono i simulidi, più comunemente chiamati mosche nere. Ogni anno, dopo una fase sempre troppo breve di temperature primaverili, le mosche nere escono dai letti degli innumerevoli fiumi e torrenti dell’Ontario settentrionale per banchettare con il sangue degli uccelli, del bestiame e dei cittadini di Algonquin Bay. E sono ben equipaggiate per farlo”.

Ovviamente sconsiglio il romanzo a chi non tollera le scene forti o a chi il thriller non piace perchè Giles Blunt non lascia nulla al caso, intinge la sua penna di sangue e costruisce attorno a Cardinal e Delorme un caso difficile, cruento, la punta dell’iceberg che terrà ancora una volta impegnato John, ma soprattutto ci permetterà di vederlo nella sua vulnerabilità, quella che cercava di non mostrare durante la sua prima apparizione e che ora è una certezza: la sua Catherine, il suo tallone di Achille, mostra le sue crepe e con lei anche John, togliendosi di dosso quell’aria da uomo di ghiaccio per mostrare il volto di un uomo fragile, preoccupato per la moglie e per il suo lavoro, che sta lentamente mostrando come quest’ultimo in qualche modo gli porti via qualcosa. Lisa Delorme non è da meno, sebbene sembrasse quasi sullo sfondo all’inizio, è stato bello vedere la sua tenacia, la grinta che la sprona a dare il meglio in un città ancora chiusa mentalmente che vede il ruolo della donna come madre-moglie e non in grado di compiere un lavoro da “uomo”.

Se “Quaranta modi per dire dolore” era soltanto un piccolo assaggio di un antipasto ricco di sapore “La stagione delle mosche” è una portata piena della quale è difficile scordarsi in particolar modo per quel finale che angoscia, dove per un momento ho pensato al peggio e che invece ha soltanto accentuato il dolore con il quale ancora Cardinal dovrà convivere, una situazione difficile dove però non è da solo, c’è sua figlia, Kelly e Lise, la sua collega, una spalla sulla quale potrà sempre contare.

Per questo appuntamento è tutto! Ricordate di passare da Bookspedia per scoprire i titoli consigliati da Sara.
Alla prossima!

 

 

 

 

 

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