The Whispering room: Hanno invaso la Svizzera di Massimo Bernardi

Ricordati che qualsiasi momento è buono per cominciare. Apprendi dagli audaci, dai forti, da chi non accetta compromessi, da chi vivrà malgrado tutto. Alzati e guarda il sole nelle mattine e respira la luce dell’alba. Tu sei la parte della forza della tua vita. Adesso svegliati, combatti, cammina, deciditi e trionferai nella vita; Non pensare mai al destino, perché il destino è il pretesto dei falliti.
(Pablo Neruda)

 

Benvenuti in una nuova puntata della nostra rubrica The Whispering Room, oggi conosciamo Massimo Bernardi e che ci racconta qualcosa in più sul suo romanzo, Hanno invaso la Svizzera, pronti per l’intervista?

 

#Scopriamoilromanzo

 

 

Editore: Edizioni Ensemble
Data di uscita: 20 dicembre 2018
Prezzo: 15.00 €
Pagine: 180
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Introdotta da tre pagine scritte da nientedimeno che Dino Buzzati, direttamente dall’aldilà, questa raccolta di racconti si divide in due parti: “The bright side of the moon” e “The dark side of the moon”, rispettivamente il lato luminoso e quello oscuro della luna. L’autore si lascia andare, avvolto dalla luce della luna, a racconti onirici in cui regnano nonsense e una rassicurante assenza di nessi logici. Riflette, poi, sui modi assurdi nella loro banalità con cui le persone possono sparire senza lasciare tracce e sulla presunta casualità con cui la vita ci pone davanti a strani simboli, segnali o coincidenze. Il lato buio della luna, invece, porta l’autore ad abbandonarsi all’introspezione, lasciandosi sfuggire impressioni fugaci o abbagli, allucinazioni e urla silenziose, in un dialogo interiore intenso e confuso.

 

 

#Bottaerisposta

 

 

  • Come è nata l’idea di Hanno invaso la Svizzera?

Nonostante il titolo questo non è un libro sulla guerra, né tantomeno un manuale militare. Si tratta di un insieme di circa 70 racconti brevi,  e il titolo si riferisce a uno di questi racconti. Mi piaceva l’idea dell’invasione della Svizzera perchè è clamorosa, assurda, e probabilmente non la sentiremo mai dire al telegiornale. Questo è dunque un titolo ironico che vuole sottolineare il paradosso e il nonsense che sono molto presenti nelle mie storie. L’idea è nata un po’ per caso, quando mi sono reso conto che avevo tanti potenziali libri di racconti rimasti incompiuti, risalenti ad anni diversi. Pur trattando vari argomenti tra questi gruppi di racconti c’erano delle affinità, delle assonanze, e ho cominiciato a concepirli all’interno di un contesto (un po’ come quando un cantante a un certo punto del suo percorso tira fuori dei pezzi già scritti, li mette insieme e realizza un concept album). Li ho suddivisi in due parti: nella prima, che ho chiamato il lato luminoso della luna, trovano spazio quelli pù ironici e divertenti; nella seconda, il lato oscuro della luna, quelli più introspettivi e malinconici.

 

 

  • C’è un episodio che le si è delineato prima degli altri?

Essendo tanti racconti brevi ci sono stati molti spunti diversi e non uno predominante. Comunque ho realizzato che potevo scrivere questo libro nel momento in cui ho cominciato la sezione Sogni d’oro, ovvero i racconti direttamente ispirati ad alcuni sogni notturni. In genere, quando faccio un sogno particolarmente curioso, appena sveglio lo scrivo al computer per non dimenticarlo. Successivamente lo elaboro in modo da ottenerne una piccola storia surreale. Dopo Sogni d’oro ho aggiunto i racconti che parlano delle curiose coincidenze che ci capitano a volte nella vita e quelli sulle persone che scompaiono in modi misteriosi, e a quel punto il libro ha preso consistenza.

 

 

  • Ci racconti qualcosa riguardo i protagonisti della storia?

I protagonisti dei miei racconti hanno diverse origini. Alcuni si ispirano a persone reali: il cameriere di un ristorante, una signora di una certa età che va regolarmente in montagna in mountain bike, oppure la mia maestra delle elementari. Altri sono completamente inventati, e mi sono divertito a creare delle macchiette un po’ grottesche: dal nano giapponese con le orecchie da topo alla bionda di facili costumi con i piedi laccati, dall’artista concettuale che si mimitezza fino a scomparire all’uomo che scavando una buca arriva dall’altra parte del mondo. E poi, in diversi racconti, fanno capolino anche personaggi famosi presi dalla letteratura o dal mondo dello spettacolo, come Pasolini, Gozzano, Caparezza e Carmen Consoli. Essendo racconti surreali ho mescolato e accostato insieme tutti questi e molti altri elementi, crendo situazioni sempre molto fantasiose e inverosimili.

 

 

  • A quale dei suoi personaggi è più legato?

Sono più legato a quei personaggi che parlano in prima persona, dietro ai quali mi celo io.  Anche se cammuffate e in parte inventate spesso sono storie che ho vissuto o almeno visto in sogno. Tra i tanti personaggi sento molto vicino l’uomo che viaggia in macchina per andare alla Fiera del libro di Chiari e che viene inghiottito dalla nebbia, perchè è da quell’aneddoto reale che ho concepito tutti i racconti della serie Come sparire completamente.

 

 

  • C’è qualche curiosità che non ha scritto nel romanzo e vuole condividere con i suoi lettori?

Ho una curiosità legata al titolo. Diversi anni fa’, intorno al 2005-2006, avevo già iniziato a scrivere Hanno invaso la Svizzera, ma era una cosa totalmente diversa. Era una specie di “esercizio di stile” alla Raymond Queneau dove questa laconica notizia veniva ripetuta variando sempre lo stile e il contesto: dalla news del TG allo spot pubblicitario, dalla barzelletta al tormentone estivo, dalla telecronaca sportiva all’improvvisazione teatrale. Questo per dire come a volte le vecchie idee rimaste in un cassetto, che sembravano destinate all’oblio, possono riprendere vita in un’altra forma.

 

 

  • Quale messaggio vorrebbe arrivasse a chi legge il suo libro?

Il messaggio che vorrei mandare è velato, quasi in sottofondo: in un mondo ormai così materiale e tecnologico lasciamoci almeno ogni tanto andare alla fantasia, al bizzarro e al nonsense, perchè siamo fatti anche di questo. Nella vita non c’è solo il lavoro o gli impegni sportivi, non c’è solo lo schermo dello smartphone: esistono anche l’arte, l’immaginazione, la bellezza degli edifici abbandonati, le suggestioni legate ai nostri ricordi, gli strani scherzi del caso e molto altro. Al termine della lettura mi piacerebbe suscitare almeno una di queste reazioni: divertimento, riflessione, emozione.

 

 

  • Cosa significa per lei la scrittura? Ha qualche consiglio per chi sogna di intraprendere questo cammino?

La scrittura è una delle ragioni per cui sento di essere nato. Da adolescente ero molto chiuso e sfogavo tutte le mie ansie e frustrazioni nei diari segreti. Poi sono venute le prime poesie, i racconti, i romanzi, le sceneggiature, e ho cominciato ad aprire i miei scritti anche agli altri. Ogni esperienza significativa -dall’anno di servizio civile in Caritas al primo lavoro, dalle vacanze con gli amici ai corsi di formazione- ho sentito la necessità di raccontarla per iscritto, spesso anche con un taglio umoristico. Oggi, a 48 anni, continuo a scrivere con una certa regolarità e ho diversi progetti avviati da portare avanti. A chi sogna di diventare scrittore dico questo: non importa quanto famosi diventerete, ma quante emozioni riuscirete a dare ai vostri lettori.

 

 

  • Quali sono i suoi progetti per il futuro?

Come dicevo ne ho diversi. Uno, per esempio, è Instagram stories: il tentativo di unire la scrittura alla fotografia. L’idea è quella di scrivere brevi testi ispirati alle fotografie che posto su Instagram. Tra le centinaia di foto postate in questi ultimi anni ne cerco due che in qualche modo sento affini, e osservandole insieme cerco di scrivere un racconto minimo che non è la loro descrizione, ma solo un atto immaginativo che ne scaturisce. Un altro progetto è un romanzo di genere fantasy ambientato alla Fabbrica Alta di Schio, dove si intersecano due periodi storici: il presente e la fine dell’Ottocento. Forse, in assoluto, potrebbe essere il “primo romanzo di archeologia industriale”, perchè non mi risulta ne esistano altri. Poi ho ancora molti nuovi sogni notturni nel cassetto, che potrebbero dare origine a un Sogni d’oro II.

 

#Conosciamol’autore

 

Massimo Bernardi (Modena, 1970) ha pubblicato quattro libri di narrativa: Onjrica (2001), Letturista per caso (2012), Appuntamento alla fortezza (2013) e Mandala (2016). Alcuni suoi racconti sono usciti su riviste e antologie. Ha collaborato per alcuni anni con il circolo culturale Laboratorio di Poesia di Modena in qualità di redattore e autore di testi per la rivista di poesia «Steve». È autore di alcune sceneggiature originali per cortometraggi e lungometraggi (tra le quali Il regalo più bello, menzione speciale al Busto Arsizio Film Festival 2004).

 

 

 

 

 

 

May the Force be with you!
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