The whispering room #2: Senza far rumore di Riccardo Castiglioni

Il ragazzo pensa di ingannare la noia del ritorno giocando ancora un po’ sulla strada, ma si sorprende a palleggiare svogliato. Sente crescere dentro una vaga sensazione di irrequietezza, come quando si intuisce qualche cosa che non si riesce ad afferrare.

Pagine: 272

Acquistalo subito: Senza far rumore

Editore: La Ponga Edizioni
Data di uscita: 30 Giugno 2017

Prezzo: € 18,00
Prezzo: € 4,99

Pagine: 272

Una vita vissuta in sordina, una ragazza ignara del pericolo che corre, il passato oscuro che ritorna. Antonio, insegnante in pensione, conosce on line Claudia, un’universitaria appassionata di libri come lui. Le strade dei due si divideranno per colpa di un banale equivoco per poi tornare a incrociarsi quando, dal passato di Antonio, un vecchio incubo dimenticato emergerà minacciando Claudia.

 

A dispetto della corporatura robusta il ragazzo non sente alcuna fatica. 
Sale i tornanti della collinetta con evidente agilità; gambe e fiato allenati dalle interminabili partite al campetto. Indossa un paio di jeans invernali accorciati fin sopra il ginocchio e una canottiera scolorita, appena chiazzata di sudore sul petto. Tra le mani – come sempre – l’adorato pallone da basket; procede palleggiando al piccolo trotto, al piacevole ritmo dei rimbalzi regolari di cui si sente perfettamente padrone.
Dà una veloce occhiata all’orologio. Quasi le tre del pomeriggio: ha impiegato tre quarti d’ora abbondanti per raggiungere la Villa. Non sarà a casa prima delle quattro e quando avrà terminato di preparare l’interrogazione di Latino sarà troppo tardi per due tiri a canestro. Impreca a mezza voce al pensiero; allo stesso tempo si rende conto di non avere alternative. Ha promesso al Professore che l’indomani non avrebbe bigiato e si sarebbe presentato alla lezione pronto a farsi interrogare. 
E gli ha assicurato che sarebbe passato alla Villa per cercare di capire come sta Primo.
Giunto alla sommità della collinetta la sagoma imponente di Villa Ranieri si staglia di fronte a lui: un edificio elegante ed austero che incombe sul paesaggio circostante e suscita una certa soggezione. 
Osserva la chiazza di sudore sulla canottiera. Di colpo si sente inadeguato: si sorprende a sperare che nessuno risponda al campanello, o che almeno non lo facciano entrare così conciato. 
Inspira un paio di volte, per rallentare il fiatone dovuto più al nervosismo che allo sforzo fisico. 
Suona il campanello; dopo qualche secondo una voce femminile risponde al citofono.
«Chi è?»
«Buonasera, signora. Mi chiamo Marco Calloni, sono un compagno di classe di Primo. Potrei parlargli un momento?».
«Non è ancora rientrato da scuola; mi spiace» fa eco la donna. Dalla forte cadenza straniera il ragazzo deduce che possa essere una governante.
«Capisco» dice. «Posso lasciare il mio numero di telefono? Ho urgente bisogno di parlare con lui».
Silenzio.
Qualche secondo dopo il citofono torna a gracchiare.
«Dica».
Non si aspettava certo di fare un viaggio a vuoto.
Forse Primo si è voluto negare; sarebbe da lui. È un personaggio quantomeno particolare. 
Il ragazzo pensa di ingannare la noia del ritorno giocando ancora un po’ sulla strada, ma si sorprende a palleggiare svogliato. Sente crescere dentro una vaga sensazione di irrequietezza, come quando si intuisce qualche cosa che non si riesce ad afferrare.

Ci parli di “Senza far rumore”.

SFR è un noir atipico: non vi è un delitto vero è proprio. Non vi sono morti ammazzati e non esiste la classica figura del commissario che risolve il caso. Il protagonista è un anziano professore di lettere, abituato ad una vita senza scosse, che si trova a vestire i panni dell’uomo d’azione e dover condurre un’indagine privata quando un’ombra minacciosa, proveniente dal suo passato, metterà in pericolo una persona a lui cara.

 

Ci parli dei personaggi Antonio e Claudia, come nasce l’idea per ognuno di loro?

L’idea era quella di tratteggiare personaggi che, come dice il titolo, per un motivo o per un altro si muovono sulle pagine del mondo Senza far rumore.

Il protagonista, Antonio, prende spunto dal mio ex professore di lettere del liceo, recentemente scomparso: un insegnante tanto colto e preparato quanto schivo e quasi timoroso dei suoi alunni. L’intera vicenda è nata da un breve racconto autoconclusivo che voleva essere un omaggio a questo signore e che piano piano si è preso una vita propria. Ho iniziato a seguirlo da lontano, scoprendo le sue abitudini e i suoi rituali. L’ho visto infilarsi, per solitudine, in un’amicizia virtuale con Claudia, minata da un equivoco tanto banale quanto per lui difficile da risolvere.

Claudia è una studentessa tranquilla, pacata, salita a Milano dall’Umbria esclusivamente per studiare. Paradossalmente, proprio a causa della sua ingenuità e limpidezza dovrà fronteggiare un pericolo di cui è totalmente inconsapevole.

Senza voler svelare nulla, aggiungerei che anche l’antagonista ha i suoi buoni motivi per agire nell’ombra, senza far rumore…

 

Qual è il messaggio che vuole trasmettere con l’opera?

Il romanzo tratteggia il lato oscuro della vita di provincia, dove spesso per scoprire la vera essenza delle cose è necessario andare al di là di ciò che appare, e il bisogno di riscatto, rivincita e giustizia che spesso tormenta gli animi miti o sconfitti, tra rimpianti e fantasticherie di rivalsa.

“Senza far rumore”, insomma, racconta un po’ la storia di tutti noi. Perché dentro a ogni Professore in pensione, c’è sempre un indomito ragazzino del Liceo, che guardandosi allo specchio, si domanda cosa diavolo possa essere successo.

 

Tre motivi per leggere “Senza far rumore”.

Per immergersi in un mistero che c’è, ma non si vede e che inquieta come un brivido lungo la schiena, per il troppo silenzio tutt’intorno. 

Perché, al di là della vicenda “poliziesca”, è un garbato omaggio alle sommesse gioie che rendono sopportabili le nostre vite.

Da ultimo, per riflettere sulla forza che gli imprevisti hanno di sconvolgere anche la più radicata delle abitudini, riportando il cuore e la mente a una giovinezza che soltanto il fiato e le gambe non riconoscono più.

 

Ha qualche consiglio per chi vuole diventare scrittore?

Leggere è l’ingrediente vitale della fantasia. Ma è importante coltivare sempre una sana curiosità verso la vita e, in ogni frangente, allenarsi ad immaginare “cosa succederebbe se”: spunti apparentemente banali possono trasformarsi nella più intricata delle vicende.
Una volta che la vicenda avrà finalmente preso la forma di un manoscritto, non scoraggiatevi di fronte ai (troppi) silenzi e ai (pochi) rifiuti che riceverete. Non cedete alle lusinghe di chi promette di portarvi nell’olimpo della letteratura a patto che accettiate di contribuire economicamente alla pubblicazione. E controllate la casella della posta indesiderata: la proposta di La Ponga Edizioni che mi ha permesso di pubblicare era finita proprio lì…

May the Force be with you!
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