Vita d’albergo di Javier Montes | Recensione di Deborah

Che spaventevole riposo! […] Che disparata moltitudine di serpenti! Che luogo pauroso! Che disgraziatissimo soggiorno! Se una cattiva notte sola in un cattivo albergo riesce tanto penosa […], che cosa mai proverà l’anima
infelice in quell’albergo senza fine ed eterno?
-Teresa d’Ávila, Cammino di perfezione, cap. 40, 9

 

Editore: Nutrimenti
Data di uscita: 3 maggio 2018
Pagine: 199
Prezzo: 17.00 €
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Vita d’albergo

Il protagonista e narratore di questo libro è un solitario e metodico ‘critico di alberghi’, un perfetto erede degli ironici spettatori dell’esistenza creati da Henry James. Sebbene sia molto apprezzato per i suoi articoli e riceva perfino mail e lettere da ammiratori, è fin troppo consapevole che “non è tanto difficile essere il migliore in un lavoro nel quale c’è poca concorrenza”. Ma le sue certezze sono destinate a incrinarsi. Un giorno entra per errore in una camera d’albergo che non è la sua e assiste a un cerimoniale erotico messo in scena da una magnetica quarantenne che gestisce “Vita d’albergo”, un blog per soli adulti che, fin dal titolo, presenta inquietanti affinità con la rubrica che egli cura per un giornale. A partire da questo momento, avrà inizio una spiazzante e concitata ossessione. E il viaggio che il critico intraprenderà sulle tracce della donna misteriosa, inseguita da una città all’altra, da un albergo all’altro, avrà conseguenze imprevedibili.

 

In questa giornata piovosa e grigia tuffiamoci nella colorata narrazione di Vita d’albergo, un romanzo davvero molto particolare, unico nel suo genere, scritto da Javier Montes. Città dopo città, alloggeremo in diversi alberghi, alla ricerca di qualcosa quasi irraggiungibile, forse di noi stessi. Siete pronti a partire per un viaggio senza fine?

 

Il minifrigo sa di rancido come le arachidi che contiene: una reliquia del vecchio albergo camuffata dal rivestimento metallico che raffredda il minibar e lo rende intonato all’aria cool della stanza. Mi ha fatto pensare alle foto che c’erano nell’ascensore dell’albergo, sopra la pulsantiera. Prima della ristrutturazione, i saloni e le sale da pranzo spargevano colori saturi, distribuiti in modo sfarzoso nei posti più improbabili: tende, portastecchini, pinze per frutti di mare. In una foto in cui campeggiava un riso giallissimo,
piatti tipici spiccavano smaglianti su composizioni di spighe e pampini.

 

Il protagonista del romanzo è un giornalista e critico di alberghi, un personaggio molto fumoso a livello fisico, infatti Javeri Montes ci immerge completamente nella sua psiche ma non ne sottolinea le caratteristiche fisiche. Trovo che sia davvero particolare ed insolita come scelta, ma nel contesto di Vita d’albergo risulta assolutamente vincente, non si ha nessun senso di mancanza perché il focus della narrazione è altrove.
Il protagonista lavora per un noto giornale, nel quale ha in gestione una rubrica dove le recensioni degli alberghi in cui decide di soggiornare. I suoi scritti riscuotono un non indifferente successo, sono molto seguiti, come se fossero una sorta di Tripadvisor di altri tempi. Infatti il protagonista mi è parso un pò un uomo di altri tempi, legato alle tradizioni ed in contrasto con la tecnologia e il moderno. Oggi possiamo dire che noi siamo quasi dipendenti da siti che offrono la possibilità agli utenti di recensire ristoranti, bar, luoghi di interesse, alberghi ecc…vanno molto forte anche programmi televisivi dedicati a questo e condotti da esperti del settore che riscuotono molto successo, anche in termini di fama personale.

 

Questa roba non va bene e non piacerà alla redazione. Ultimamente hanno storto il naso, quando gli ho mandato cose del genere. Il tuo stile è molto personale, mi diranno anche questa volta, però quello che il lettore si aspetta da te è una recensione. I ricordi di infanzia possono essere un buon condimento, ma non possono occupare tutta la pagina. Ricordi, tra l’altro, che mi avevano abbandonato da molto tempo e che sicuramente, se non fosse stato per quella visita, sarebbero rimasti sepolti ancora a lungo nel più profondo seminterrato della mia memoria. Sono venuto al bar dell’albergo per scrivere e riscaldarmi. Sul tavolino della mia stanza era impensabile farlo, e l’idea di tornare a dividere la parete con i miei vicini muti mi innervosiva.

 

Contrariamente a questa tendenza, il protagonista di Vita d’albergo è una persona riservata e schiva, non effettua mai prenotazioni con il nome con cui pubblica i suoi articoli perché è convinto che il soggiorno perderebbe l’essenza della veridicità e della sorpresa. Vive due vite separate, la propria come persona di cui non fa quasi cenno, e il recensore sotto pseudonimo con il quale sembra identificarsi di più. La sua vita è un viaggio continuo, di città in città e di albergo in albergo; può sembrare allettante ma il protagonista conduce un’esistenza molto vuota, ingabbiata da consuetudini e solitudine. In uno dei suoi soggiorni le sue abitudini e certezze iniziano a venire a meno, crollano come un castello di carte urtato da un alito di vento. L’uomo decide di accettare l’invito di soggiorno inviatogli dall’Imperial, un famoso albergo appena ristrutturato della città in cui vive. Normalmente non avrebbe mai preso in considerazione una richiesta del genere, ma il protagonista decise di andare contro alle proprie regole a causa di alcuni ricordi d’infanzia, e rimase travolto da eventi imprevisti.

 

La proprietaria della voce è uscita dalla camera da letto. Alta, della mia età o forse un po’ più giovane. Indossava un maglione viola che al tempo stesso reclamava e respingeva il tocco di una mano per sincerarsi del colore. Ha parlato senza guardarmi, in equilibrio su una gamba, mentre si abbottonava
la fibbia di un sandalo di cuoio verde. Con una disinvoltura davvero ammirevole, manteneva la gamba in alto e piegata all’indietro, mentre manipolava con dita lunghe ed esperte la chiusura della sua scarpa costosa e quasi invisibile. Ogni volta che ho pensato a lei, nei tre giorni seguenti, mi è venuta in mente questa prima immagine. Alla fine mi ha guardato negli occhi. Lo ha fatto lentamente, io invece ho abbassato subito lo sguardo. Ho preferito nonrisponderle.

 

Terminata la registrazione alla recepito, il protagonista andò in camera ma appena scostò la porta si accorse che era già occupata, qualcosa di strano stava accadendo in quella stanza d’albergo. Osservò un ragazzo e una ragazza molto giovani intenti a provare ad avere rapporti sessuali, notò la presenza di una telecamera e la figura di un uomo, mentre le scene di un film porno scorrevano alla televisione. Rimase bloccato, spaventato dal fatto che potesse essere scoperto ma nel contempo non riusciva a non osservare quella strana scena. Appena fu lucido andò alla reception per sostituire la stanza, ma non riuscì a togliersi dalla mente ciò a cui aveva assistito, si ritrovò a fantasticare su una possibile spiegazione. Alla mattina molto presto provenì del trambusto dalla famosa stanza, non perse l’occasione per andare a dare un’occhiata e si imbattè nella sua ossessione, una donna affascinante.

 

È entrata nella mia stanza con fare deciso e sulle labbra un sorriso diverso dai precedenti. Sempre professionale: un sorriso che uno esibisce nelle riunioni d’affari o nelle visite. Nelle visite di cortesia, si sarebbe detto. Mentre penso a quella donna mi accorgo che – quando sorride – per prima cosa fluttua nell’aria una curva senza proprietaria, esatta, ben calibrata.
Con quel sorriso lei indovinava e formulava – sin dall’inizio e meglio di me – quella domanda che io non mi ero ancora posto, e vi rispondeva: non saremmo finiti a letto. E forse il sorriso rispondeva anche alla seconda domanda, quella che mi sono fatto dopo e mi faccio tuttora: se era stato il suo modo di troncare l’argomento sul nascere a impedirmi di desiderare
chiaramente il contrario.

 

Ebbe una chiaccherata con la donna misteriosa, scoprì che gestiva un sito per adulti, reclutava giovani senza esperienza nell’ambito per avere rapporti sessuali in stanze d’albergo. Da un certo punto di vista avevano un lavoro simile, inoltre la donna gli rivelò essere una sua ammiratrice, leggeva sempre le sue recensioni. Dire addio alla donna non fu facile, lo travolse e distrusse come un uragano che abbatte la sua furia su tutto ciò che incrocia la sua corsa. Nonostante si trattò di un incontro casuale e molto breve, il protagonista non era più lo stesso uomo che era entrato all’Imperial. Iniziò così un lungo inseguimento, riuscì ad avere l’itinerario della donna e la seguì sperando di incrocirla per strada o in un albergo. La smania di ritrovare la donna si trasformò presto in pura ossessione, portò il protagonista a compire scelte fuori da ogni sui schema, lui stesso non riconosceva più l’uomo in cui si era trasformato dopo l’incontro.

 

Ho avuto la fortuna di trovare una stanza qui. Qualcuno aveva appena annullato una prenotazione e sembrava che tutti gli altri letti della città fossero occupati. Le stazioni sciistiche dei dintorni vanno a pieno regime. C’è una rugiada grigiastra sui parabrezza e ghiaccio nelle pozzette intorno agli alberi. La città si autopromuove così dappertutto. Il treno deve averle
attraversate di notte, mentre guardavo da dietro i finestrini un’oscurità così impenetrabile che sembrava quasi che stessimo avanzando in un unico tunnel durante tutto il viaggio.

 

Parlare di Vita d’albergo non è per niente semplice, si tratta di un romanzo particolarissimo in cui bisogna solo immergersi per comprendere il mondo onirico creato dall’autore. Si tratta di un viaggio alla ricerca di un qualcosa di irraggiungibile, un viaggio alla ricerca di sé stessi in cui sembra succedere di tutto e allo stesso tempo però pare non accadere nulla. Non si hanno radici, non si hanno certezze, si ha la sensazione di esistere solo per un momento, per quello successivo invece niente sicurezza; è come essere sembre in bilico, sentire di non appartenere a niente fino in fondo.
Se siete alla ricerca di una lettura unica e particolare Vita d’albergo è il romanzo giusto!

 

 

 

 

 

 

 

 

Desclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa Nutrimenti per la copia omaggio

May the Force be with you!
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