TGIF – Book Whispers #25: I libri consigliati di questa settimana

Giuro solennemente di avere buoni consigli…

È venerdì e questo significa che io Sara di Bookspedia siamo pronte a condividere con voi i nostri romanzi preferiti. Questa settimana vi consiglio tre romanzi veramente diversi fra loro, ma che hanno saputo conquistarmi, partendo dall’esordio di Ilaria Tuti fino ad arrivare al grande scrittore francese, Léo Malet.

 

Fiori sopra l’inferno di Ilaria Tuti

Pagine: 350
«Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell’orrido che conduce al torrente, tra le pozze d’acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l’esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l’inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa.
Sono un commissario di polizia specializzato in profiling e ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall’età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l’indagine.
Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura.»

La vita faceva paura, a guardarla in faccia per quello che davvero poteva essere, ma restava sacra, inviolabile, un’avventura straordinaria che andava affrontata con il cuore a mille e un senso del meraviglioso che non poteva spegnersi nemmeno di fronte al dolore più straziante.

Fiori sopra l’inferno” è la dimostrazione che anche in Italia abbiamo storyteller in grado di raccontare ottime storie da leggere tutte d’un fiato o, come in questo caso, da assaporare poco a poco, gustando ogni frase senza fretta. Adoro i thriller psicologici che scavano fino in fondo regalando a chi legge meravigliosi spunti di riflessioni o frammenti di mentalità deviate per aiutarci a comprendere e a mettere insieme i tasselli per completare il puzzle, come in questo caso, in cui è il commissario Teresa Battaglia la nostra lanterna in grado di illuminare l’oscurità da cui siamo avvolti durante la narrazione.

Lo stile di Ilaria Tuti è poetico, riesce a far sembrare affascinante persino una cosa terribile come la morte, per non parlare dei luoghi, Travenì sembra uscita dalle mani David Lynch, ricca di fascino e mistero, dove la curiosità può uccidere chi si spinge troppo in là e allo stesso tempo si ha come la sensazione di essere sospesi nel tempo, i rumori giungono ovattati mentre si assiste allo sviluppo di un’indagine che porta a galla molto di più di un modus operandi e un omicida.

Sotto il manto lussureggiante di una natura incontaminata si nasconde il marcio che come sempre l’uomo porta con sé, nascondendolo sotto all’infinita bellezza di un prato fiorito, dove la genziana e le stelle alpine vengono elette custodi delle spoglie dei morti.

Donne che comprano fiori di Vanessa Montfort

Pagine: 384

Nel cuore del barrio de las Letras, il quartiere più bohémien di Madrid, tra stradine pedonali e piazzette ombreggiate, proprio dove si narra che abbiano vissuto Cervantes e Lope de Vega, esiste una piccola oasi verde ricca di fascino e profumi: il Giardino dell’Angelo, il regno fiorito di Olivia.
Nel suo negozio, all’ombra di un olivo centenario, si incrociano le vite di cinque donne che comprano fiori. Tutte all’inizio lo fanno per gli altri, mai per sé: Victoria li compra per il suo amante segreto, Casandra per ostentarli in ufficio, Aurora per dipingerli, Gala per donarli alle clienti del suo showroom e l’ultima, Marina, per una persona che non c’è più.
Dopo la perdita del marito, infatti, Marina si sente completamente smarrita: per troppo tempo ha accettato il ruolo della copilota, lasciando a lui il timone della loro vita insieme. Mentre cerca disperatamente un modo per rimettersi in piedi, si imbatte per caso in Olivia e accetta di lavorare nel suo Giardino. Lì conoscerà le altre quattro donne, molto diverse tra loro, ma che, come lei, stanno attraversando un momento cruciale della propria esistenza per motivi lavorativi, sentimentali, familiari o di realizzazione personale.
Dall’incontro tra loro e l’eccentrica e saggia fioraia nascerà una stretta amicizia da cui dipenderà la svolta che prenderanno le loro vite.
Un romanzo intenso e pieno di passione, un viaggio nei sogni e nei desideri delle donne di oggi, alla conquista dell’indipendenza.

Ormai, però, sapevo che la vita era uno spettacolo senza prove, una prima senza una seconda chance. […] Si va in scena senza trucco e senza sapere la parte. […] E io avevo sempre avuto il terrore del palcoscenico. Era molto più facile affidare a un altro il ruolo da protagonista della mia vita. […] Non si trattava più di essere la protagonista, ma un personaggio secondario nello spettacolo della mia stessa vita.

Mi sono fermata per un momento e mi sono resa conto che l’anno scorso ho un po’ smarrito la via e non lo dico perché reputo inferiore alcuni generi che mi sono ritrovata a leggere bensì perché mi sono resa conto di essermi lasciata influenzare forse un po’ troppo dal gusto degli altri, perdendo di vista me stessa e ciò che amo, romanzi che pulsano di vita propria e raccontano storie di vite, che possono anche non essere eclatanti ma che sono significative per chi legge, in questo caso per me o perché no, indagini accattivanti tessute abilmente da sembrare quasi reali.

Come buon proposito del 2018, infatti, voglio trovare IL LIBRO, quello che racconta di me pur non sapendolo, voglio lasciarmi travolgere da crimini quasi perfetti a cui il detective di turno dovrà trovare la soluzione oppure ispirami a piccole grandi persone in grado di darmi quella forza necessaria per affrontare il bello e il brutto della vita.

Con Vanessa Montfort ci sono andata molto vicina, il suo romanzo è stata una ventata di freschezza primaverile, se chiudevo gli occhi potevo quasi sentire il profumo dei fiori dimenticando per un momento il mio presente ed è stato questo, odori, sensazioni e colori, che mi ha catapultata fra le strade spagnole con un sogno segretamente custodito nella tasca, diventando un elemento del dipinto dell’autrice così pittoresco e ricco di dettagli da spronarmi a proseguire nella mia lettura.

Delitto al luna park di Léo Malet

Pagine: 203

È maggio, a Parigi. Il XII arrondissement, un tempo teatro importante della Rivoluzione, è oggi pungolato dalla cosiddetta doccia scozzese: un acquazzone, un raggio di sole, un raggio di sole, un acquazzone… Nestor Burma è in stazione ad attendere il ritorno di Hélène da Cannes, ma dal treno la segretaria non scende. Così, il detective si mette a vagare per Parigi e finisce in un luna-park. Seguendo le gambe di una bella donna, sale sull’ottovolante, ma è ignaro di essere a sua volta pedinato: durante la corsa, viene aggredito da un passeggero seduto alle sue spalle. Neanche a dirlo, in un attimo il malcapitato viene scaraventato giù dalla giostra – e la caduta è fatale. Come se non bastasse, il detective scopre che l’anno prima una ragazza è precipitata giù dalla stessa giostra. Troppe coincidenze, per i gusti di Burma, che decide di approfondire. Ferma innanzitutto la donna che stava seguendo: il suo nome è Simone Blanchet, e ben presto si rivelerà coinvolta nella scomparsa di un bottino di 150 chili d’oro. La storia inizia così ad assumere dei contorni davvero singolari…

La mia solitudine va a finire dove a vanno a finire tutte le solitudini. Al luna-park.

“Delitto al luna-park” è la dodicesima indagine dell’investigatore privato, pubblicata per la prima volta nel 1957 in Francia e giunta fino a noi dopo anni e anni dalla sua prima pubblicazione. Nonostante questo lungo periodo è sempre suggestivo rivivere le atmosfere della capitale francese degli anni cinquanta.

Quando si tratta di belle donne Nestor Burma non è immune ed è questa sua debolezza a scaraventarlo dentro una serie di sfortunati eventi, che culminano con il furto di lingotti d’oro. Come sempre Malet non risparmia i colpi di scena, stravolgendo la vita del suo investigatore, ma senza rinunciare a strappare qualche sorriso al lettore.  

Questo è un capitolo rocambolesco, intricato, dove l’autore mette tanta carne al fuoco eppure, in un certo senso, non ci si annoia mai.  

Dopo “Il boulevard delle ossa” le indagini di Nestor Burma riescono sempre a mettermi di buon umore, adoro l’investigatore vecchio stile, dalla battuta pronta, che, per una volta, non emana il solito fascino da uomo misterioso ma conquista per la sua ironia. In un certo senso Burma è un burlone, ma quando si tratta del suo lavoro riesce a centrare il bersaglio pur concedendosi qualche “scivolone”. Non è un detective perfetto, ma sono le sue imperfezioni, il modo in cui affronta il mondo a renderlo uno dei miei detective preferiti.

Per questo appuntamento è tutto. Ricordatevi di passare da Sara di Bookspedia per scoprire i suoi consigli!
A venerdì prossimo!

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