Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfegh | Recensione di Deborah

Ottessa Moshfegh è una scrittrice nata a Boston. I suoi racconti, riuniti in Nostalgia di un altro mondo (Feltrinelli, 2018), sono apparsi sulla “Paris Review”, sul “New Yorker”, su “Granta”, “Vice”, e le sono valsi il Pushcart Prize, l’O. Henry Award e il Plimpton Prize. Con la novella McGlue si è aggiudicata il Fence Modern Prize e il Believer Book Award. Il mio anno di riposo e oblio (Feltrinelli, 2019) è risultato tra i libri più belli del 2018 per “The Washington Post”, “Time”, “NPR”, “Amazon”, “Vice”, “Bustle”, “The New York Times”, “The Guardian” e “Kirkus”. Per Feltrinelli ha pubblicato anche La morte in mano (2020).

 

La mia vita passata sarebbe stata solo un sogno, e avrei potuto ricominciare senza rimpianti, rafforzata dalla beatitudine e dalla serenità accumulata nel mio anno di riposo e oblio.

 

Editore: Feltrinelli Editore
Data di uscita: 9 luglio 2020
Pagine: 240
Prezzo: 10.00 €

L’esperimento di “ibernazione” narcotica di una giovane donna, aiutata e incoraggiata da una delle peggiori psichiatre della storia. New York, all’alba del nuovo millennio. La protagonista gode di molti privilegi, almeno in apparenza. È giovane, magra, carina, da poco laureata alla Columbia e vive, grazie a un’eredità, in un appartamento nell’Upper East Side di Manhattan. Ma c’è qualcosa che le manca, c’è un vuoto nella sua vita che non è semplicemente legato alla prematura perdita dei genitori o al modo in cui la tratta il fidanzato che lavora a Wall Street. Afflitta, decide di lasciare il lavoro in una galleria d’arte e di imbottirsi di farmaci per riposare il più possibile. Si convince che la soluzione sia dormire un anno di fila per non provare alcun sentimento e forse guarire. Tra flashback di film anni ’80 – Mickey Rourke in “9 settimane e 1/2” e Whoopi Goldberg -, dialoghi surreali e spassosi, descrizioni di una New York patetica e scintillante, il libro ci spinge a chiederci se davvero si può sfuggire al dolore, mettendo a nudo il lato più oscuro e incomprensibile dell’umanità.

 

Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfegh è stato un libro che ho corteggiato e desiderato per diverso tempo, tutto sommato sono felice di aver aspettato perché ho approfittato della promo Feltrinelli per acquistarlo insieme a un altro titolo per € 9.99. Sono molto felice di aver risparmiato sull’acquisto di questo titolo perché purtroppo non si è rivelato il romanzo che pensavo fosse, le mie aspettative erano piuttosto alte ma ahimè sono state deluse.

Il mio anno di riposo e oblio è un titolo davvero particolare, l’idea di Ottessa Moshfegh di dar vita a un personaggio che ha intenzione di intraprendere un percorso di rinascita attraverso il sonno indotto da medicinali mi sembrava interessante e ricca di potenzialità. Pensavo che avrei letto un romanzo strano, particolare, vivace e ironico invece mi sono trovata intrappolata in una lettura lenta, monotona e a tratti noiosa. La storia è decisamente lenta e ripetitiva, lo stile di scrittura dell’autrice in questo romanzo non regala un minimo di vivacità in più, tutto risulta piatto, immobile e uguale dall’inizio alla fine.

 

 

Assistiamo lentamente allo scorrere del tempo nei panni della protagonista sempre semicosciente, una ragazza carina, giovane e magra appartenente all’Upper East Side di Manhattan affetta però da un grande vuoto e da una radicata mancanza di sentimenti. La vita della giovane ha tutte le carte in regola per essere brillante e invidiabile: un titolo di studio, soldi, benessere e un’amica fidata. È vero, non sempre il cammino della protagonista è stato rosa e fiori, infatti è rimasta orfana molto presto e il rapporto con entrambi i genitori non era di certo idilliaco, inoltre ha un uomo dal quale viene usata e trattata molto male. Queste dinamiche sicuramente hanno influito sul malessere che tormenta la protagonista ma il vuoto che la pervade è molto più complesso; l’unica soluzione varata per guarire da questo male è dormire, dormire per un anno intero senza provare sentimenti.

A causa di una terapista piuttosto indigente e bislacca la giovane riesce sempre a procurarsi una ricca sorta di pillole che assume letteralmente come se fossero caramelle, i cocktail di farmaci diventano il suo sostentamento primario; ovviamente la storia non ha un sentore di veridicità perché con tutto quello che la protagonista ha assunto nel corso del romanzo sarebbe morta non so quante volte per overdose. Inoltre non ho provato per niente empatia e/o simpatia per questa ragazza afflitta dalla vita.

Il mio anno di riposo e oblio di Ottessa Moshfegh si è rivelato una lettura piuttosto deludente, sono contenta però di essermi dedicata a un romanzo che desideravo da tempo scoprire anche se alla fine non è andata molto bene!

 

 

 

 

May the Force be with you!
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