Inku Stories #17: Lo squalificato. Vol. 1 di Junji Ito (Star Comics)

Oggi parliamo di uno dei miei mangaka preferiti, Junji Ito, che questa volta ci terrorizza con la peculiare storia de “Lo Squalificato“, trilogia basata sull’omonimo romanzo di Osamu Dazai.

Pagine: 216

Acquistalo subito: Lo squalificato. Vol. 1

Editore: Edizioni Star Comics
Collana: Must
Traduzione: E. Cellie e C. Toba

Data di uscita: 17 Ottobre
Prezzo: € 6,90

Yozo Oba non riesce a capire le ragioni della felicità degli altri, eppure non può fare a meno di preoccuparsi dell’opinione di chi lo circonda. Ossessionato dal giudizio altrui, decide di indossare una maschera da eccentrico buffone, votando alla bizzarra pratica tutto se stesso. Questo è il racconto della sua vita, vissuta giorno dopo giorno con un latente desiderio di morire… Con questa miniserie in tre volumi, adattamento dell’omonimo romanzo di Osamu Dazai, Junji Ito ci regala una nuova storia di alienazione e di “squalifica” assolutamente da brivido. Consigliato a un pubblico adulto.

Prima di tuffarmi nella lettura di questo manga sono andata a documentarmi su Osamu Dazai, pseudonimo di Shuji Tsushima, uno scrittore giapponese appartenente alla Burai-ha o scuola decadente, una corrente letteraria in cui l’alienazione e la crisi di identità nel Giappone del dopoguerra erano le due componenti chiave della prosa di ogni autore che ne faceva parte.

Burai, infatti, significa “inaffidabile”, e questi autori liberi da ogni freno morale si servivano di personaggi debosciati per raccontare il lato oscuro della loro terra, mettendo in discussioni ogni cosa e criticando aspramente la società dell’epoca. Dazai, ad esempio, attraverso un approccio più “intimo”, con uno stile dello shishōsetsu raccontava la sua storia nella storia, come una sorta di autobiografia, dove non tralascia alcun dettaglio.

La vita di Osamu Dazai era traballante, come un tratto che, per quanto si provi a disegnarlo dritto e lineare, si perde e si disperde, interrompendosi in continuazione. La sua esistenza, tormentata da demoni e rimpianti, lo hanno portato a gettarsi nell’acquedotto di Tamagawa con la sua amante, Tomie Yamazaki nel 1948. A differenza del romanzo suddiviso in tre sezioni dedicate all’infanzia, adolescenza ed età adulta dell’alter ego di Dazai, Yozo ObaJunji Ito preferisce frammentare la vita del protagonista in fardelli, otto per la precisione.

Il volume si apre con la tragica scena, i due amanti pronti a gettarsi nel fiume. Sin dalle prime scene vediamo il protagonista stanco, consumato dalla tubercolosi che lo sta corrodendo dentro. La sua calma è disarmante così come quella della sua amante, ma dietro la maschera d’indifferenza e sofferenza si nasconde un uomo che ancora si aggrappa alla vita, lo vediamo scivolare e afferrare un ciuffo d’erba in un disperato tentativo umano di vivere, ma quando ormai è troppo tardi e i due vengono trascinati giù e abbracciati dalle tenebre, ritorniamo indietro nel tempo all’origine di tutto: l’infanzia e adolescenza di Yozo Oba.

Yozo è un ragazzino di buona famiglia, che per attirare l’attenzione delle persone decide di indossare una maschera decisamente fuori dal comune, quella da buffone. Tra risate e pagliacciate lo vediamo superarsi con le storie da raccontare e i siparietti da mettere in scena, ma se guardiamo con attenzione notiamo un particolare che stona: Yozo Oba non è affatto felice, bensì un involucro vuoto che sopravvive al mondo a suo modo, travestendosi da clown per allontanare le persone, far sì che siano attratte dalla superficie, quella che provoca ilarità, e non vadano a fondo.

Il suono delle risate sono un po’ come una standing ovation, una distrazione che riempie il silenzio, ma soprattutto che allontana le paure di Yozo e i suoi demoni, quelli che lo tormentano ogni volta in cui è vulnerabile. Costruirsi un personaggio impacciato e buffo gli ha permesso di convivere con il suo terrore per le persone, ma quello che nessuno sembra capire è che in realtà il suo essere giullare è un grido d’aiuto, un disperato urlo che squarcia la gioia e ricerca nella vita un senso per andare avanti.

Source: Google.

Dietro le mura di casa Oba si nascondono gli orrori, gli abusi che il giovane Yozo è costretto a subire da parte dei domestici della sua famiglia, gli stessi che, approfittando della sua debolezza e vulnerabilità, affondano i loro artigli nella carne, cibandosi della carcassa del ragazzino, costretto a ridere, seppur debolmente, anche mentre “divorano” avidamente il suo corpo. 

La situazione di cui i suoi genitori sono all’oscuro lo ha portato ad elaborare il trauma in maniera sbagliata, distorcendo gli abusi e trasformandoli in una sorta di trampolino di lancio per i suoi “spettacoli”, quelli che gli permettono di sopravvivere anche a scuola, dove nessuno sembra accorgersi del dolore che si porta dentro Oba. Questo almeno fino a quando non incontra Takeichi, un ragazzino ritardato, sempre preso di mira dai bulli, decisamente scaltro quando riconosce il bluff di Yozo e questo lo porta a rompe la bolla di buffoneria dove è cresciuto.

In qualche modo Yozo e Takeichi diventano amici, ma soltanto perchè il ragazzo vuole tenersi stretto l’altro. La passione di Takeichi per il disegno porta Yozo ad appassionarvisi a sua volta, tentando di dare un volto ai suoi demoni attraverso l’arte, nella vana speranza che quel vuoto, il dolore, scompaia.

La sua adolescenza si trasforma in un incubo che culmina con la morte, la prima di una lunga serie di perdite che accentuano il lato grottesco di questo racconto, magistralmente trasposto da Ito. Non si può infatti non apprezzare il realismo dei disegni, la crudeltà che viene fuori da ogni vignetta, è come se il mangaka avesse distillato l’essenza di Osamu Dazai per rilasciarla poco a poco, fardello dopo fardello. 

Source: Google.

In questo volume assistiamo all’evoluzione di un personaggio debosciato e dissoluto che al posto di esplodere, si accartoccia su sè stesso. I suoi traumi si mescolano ai vizi, una volta cresciuto, ingredienti che insieme sono destinati a creare un cocktail letale, una spirale di dolore continua e in questo clima di caos e abbandono, Yozo trova l’amore o almeno qualcosa che si possa avvicinare all’idea del sentimento. 

Vuoto, prosciugato, demoralizzato, Yozo Oba diventa il fantasma di sé stesso, neanche il calore di un corpo riesce a riempire il vuoto che si porta dentro da anni, un po’ come se fosse realmente incolmabile.

Se posso essere onesta questo volume mi ha messo i brividi, eppure non ci sono spirali o donne uccello a perseguitarmi, il vero incubo che emerge da queste immagini è quello umano, il lato grottesco e perverso delle persone, che non hanno bisogno di trasformarsi in mostri per esserlo.

Junji Ito è riuscito a rendere palpabile l’orrore dell’animo umano, quello che si trova solo nelle persone malvagie, ma non solo, perchè è riuscito a dipingere un ritratto dell’autore di questo racconto che lo rappresenta come una figura macabra e tormentata, perseguitata dai demoni di una vita vissuta sul confine del lato oscuro.

Lo squalificato è un triste viaggiare nella vita di una persona immersa nella parte più oscura del suo animo, seguendo i suoi passi all’insegna di tutto ciò che di grottesco e orrendo c’è nella sua esistenza.

“Quei pittori avevano di certo sofferto per mano dei mostri chiamati uomini e alla fine avevano cominciato a vedere gli spettri nella loro vita di tutti i giorni… ma loro non cercavano di nascondere questa realtà dietro la buffoneria, come me, al contrario, facevano del loro meglio per rappresentarla così come appariva davanti ai loro occhi”.

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⚜ Reazione post lettura: 
Un senso di inquietudine che non svanisce, dovuto anche al finale che mi costringe ad aspettare il seguito.

⚜ Pagine lette: 216
⚜ Da consumarsi preferibilmente: Come con ogni altra opera di Ito, assicurandosi di non essere osservati da cavalli infernali, fantasmi, mostri e… tormentati da Takeichi.

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Star Comics per la copia omaggio.

 

May the Force be with you!
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