Inku Stories #47: Starving Anonymous vol. 2 di Kuraishi e Inabe

Instagram: @brivididicarta | @lastambergadinchiostro

È mercoledì e si prosegue con il secondo volume di Starving Anonymous, serie di Yuu Kuraishi e Kazu Inabe, pubblicato da Edizioni Star Comics e tradotto da Marco Franca.

Data di uscita: 11 Settembre

Acquistalo subito: Starving Anonymous #2

Editore: Star Comics
Collana: Point Break
Traduzione: Marco Franca
Genere: Fantascienza, Horror (Seinen)

Prezzo: € 5,90
Pagine: 208

Il Giappone è stato colpito da un anomalo surriscaldamento climatico dalle cause sconosciute. Ie, un liceale che sogna di diventare un pittore, viene rapito mentre sta tornando a casa con l’amico Kazu e, al suo risveglio, si ritrova all’interno di una struttura in cui, come in un girone infernale, gli esseri umani vengono trasformati in cibo. Ma chi c’è dietro a tutte quelle atrocità? Ha inizio un survival horror in cui è in gioco la sopravvivenza del genere umano. Il luogo in cui Ie, Natsune, Yamabiki e Kazu sono stati rinchiusi si rivela essere un impianto per la trasformazione degli esseri umani in cibo. Mentre una persona dopo l’altra finisce in pasto a delle creature mostruose, loro riescono in qualche modo a scappare, passando in quello che sembra essere una sorta di settore riproduttivo, dove donne trattate come bestie vengono forzate ad accoppiarsi con uomini eccitati artificialmente. Qual è la natura dell’assurda struttura in cui si trovano? Esisterà una via di fuga?

Deve essere masochismo il mio se nonostante tutto l’orrore, la perversione e lo splatter sono ancora qui tra le tavole di Kazu Inabe a seguire gli sviluppi della storia di Yuu Kuraishi che con questo secondo volume di Starving Anonymous mostrano ancora più da vicino “la culla” e i segreti che si nascono al suo interno, il che mi ha portata a domandarmi se quello che questo duo malefico ci sta propinando non sia in qualche modo reale.

Basta sostituire gli orrori per avere un quadro agghiacciante della società odierna manovrata da ben abili burattinai che si riservano il diritto di restare anonimi agendo da dietro le quinte. Ma è meglio non inoltrarsi nel tortuoso camino dei complotti, pensiamo al manga e alle sue sconcertanti rivelazioni già accennate nel precedente volume e che qui diventano un po’ più chiare, aggiungono un altro tassello al grande puzzle della storia la cui immagine prende finalmente forma.

Ie, Natsune, Yamabiki e Kazu proseguono il loro camino all’interno della “macelleria”, dove gli esseri umani vengono prima ingrassati e poi trucidati per diventare il pasto di creature orripilanti, aliene o incubi, venute da chissà dove; da anni si muovono nell’ombra sfruttando gli esseri umani per dare vita a nuovi ibridi, soggetti che possano in qualche modo fungere da nutrimento per questa aberrante specie.

Si era già visto il modo in cui la struttura schiavizzava i suoi prigionieri senza porsi dei limiti, annientando laddove possibile gli eventuali problemi senza che qualcuno potesse accorgersene e questo perchè anche chi nutriva il desiderio di scoprire di più sulla struttura finiva per smarrirsi all’interno di essa, dimenticando il senso della propria esistenza e dello scorrere del tempo, vagando come ignavi in preda di deliri e visioni. 

Sostanzialmente la trama non sbaglia quando paragona questo edificio a un girone infernale, le cavie sono costrette a riprodursi all’infinito e non c’è spiraglio di speranza che in qualche modo possa porre fine alle loro sofferenze, ormai sono diventate parte del meccanismo che nutrono.

Il gruppo di sfortunati scopre però che prima del loro arrivo già qualcuno aveva provato a fare il passo più lungo della gamba riuscendo a vedere oltre la carne all’ingrasso e rendendosi conto che non c’è futuro per l’umanità. Tutto questo orrore viene messo in atto sotto il naso delle persone che ignare vivono la loro esistenza senza rendersi conto che prima o poi potrebbero diventare parte del sistema. 

In questo volume di Starving Anonymous si mette in moto qualcosa di interessante. La storia di Natsune ci mostra le sue origini e il suo legame con questa struttura, un filo invisibile che nutre una forte determinazione e un’insaziabile desiderio di sangue. Insieme ad Ie è uno dei personaggi che più mi affascina e se ho capito bene, ogni copertina suggerisce in qualche modo un piccolo approfondimento sul personaggio raffigurato, questo significa che per il terzo capitolo si saprà qualcosa di più su Yamabiki, un soggetto che mi inquieta, un depravato curioso che non si fa scrupoli a superare i confini e godere della visione che provoca l’orrore mescolato al sangue.

La storia prosegue mescolando il survival horror a un thriller ben dosato dove la speranza sembra essere l’ultima a morire, sebbene per qualcuno sia già morta e sepolta. Fuggire da un luogo del genere significherebbe evadere dall’inferno, ma è una cosa possibile? Forse sì, forse no. Una cosa però è chiara. Nonostante il disagio, il disgusto e la perversione questo manga continua ad attirarmi come se fosse la prima volta quando, ignara di ciò che avevo tra le mani, mi sono lasciata travolgere dalla cruda e travolgente storia di Kuraishi in cui Inabe si è rivelato essere superbo nel disegnare tavole dinamiche e mostri vomitati dagli incubi più terrificanti.

Starving Anonymous volume 2: il ritorno all’inferno non è mai stato così brusco. 

Non potevo non metterli a confronto. Ie e Natsune spiccano nelle copertine del primo e secondo volume, non solo perchè sono a colori. Il linguaggio del corpo dice molto su di loro così come la scelta delle creature, riescono a catturare l’attenzione, spingono a studiare più da vicino ogni minuscolo particolare nella speranza di cogliere qualcosa che è sfuggito durante la lettura.

⚜ Manga simili: Psycho Pass e Tokyo Ghoul
⚜ Reazione post lettura: 
Neanche le bistecchine hanno lo stesso fascino di prima.

⚜ Pagine lette: 208
⚜ Da consumarsi preferibilmente: In questo periodo una lettura come questa va divorata con avidità.

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Star Comics per la copia omaggio.

 

 

 

 

May the Force be with you!
Precedente Old But Gold: Aiuto, Poirot! di Agatha Christie Successivo Assaggino Letterario #8: Niente di serio, almeno credo di Cecile Bertod