La casa in mezzo al mare di Miquel Reina | Recensione di Deborah

 

Tutto cominciò con un fulmine. Si contorse nel tempestoso cielo notturno e cadde con tutte le sue forze sul tetto della casa più isolata di San Remo de Mar. Per i due pensionati che ci vivevano quella sarebbe stata l’ultima notte lì, ma quello loro lo sapevano già. Ciò che invece ignoravano era che quel fulmine avrebbe portato con sé una serie di conseguenze, che alcuni avrebbero considerato una tragedia e altri un miracolo.

 

Editore: Casa Editrice Nord
Data di uscita: 17 maggio 2018
Pagine: 320
Prezzo: 16.90 €
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Sembrava una domenica di luglio radiosa come poche nell’isola di Brent, un remoto pezzo di roccia vulcanica circondato da un mare freddo e ostile. Invece, gradualmente, una densa coltre di nubi ha coperto il cielo e, all’improvviso, è scoppiato un acquazzone. Harold e Mary Rose Grapes sono barricati nella loro villetta gialla, a picco sulla scogliera più alta dell’isola. Sei mesi prima, hanno ricevuto un’ingiunzione di sfratto: per lo Stato quella casetta sulla falesia, in cui la coppia di pensionati ha vissuto per trentacinque anni, non è sicura e va abbattuta. L’indomani devono lasciarla e trasferirsi nell’angusta camera di una casa di riposo. Gli scatoloni non bastano a contenere i ricordi: quella casa è tutto ciò che li lega alla memoria del figlio, perso troppo presto, e ai sogni di gioventù cui hanno da tempo rinunciato, in favore di una vita tanto rassicurante quanto noiosa. Ma ecco che, durante la notte, avviene un fatto straordinario. Un fulmine colpisce la scogliera e crea profonde crepe nella roccia. E, con un tonfo, la casa scivola sul mare. È così che i Grapes diventano due naufraghi a bordo di una casa galleggiante. È così che ha inizio il loro viaggio alla deriva in un mare irto di pericoli. Per sopravvivere dovranno affrontare insieme le avversità quotidiane, dire addio ai fantasmi del passato e dimenticare i vecchi rimorsi. Come i più grandi avventurieri, impareranno che non è mai troppo tardi per realizzare i propri sogni e che, a volte, è necessario perdersi per riuscire a ritrovarsi.

 

Pensando al mare è facile associarlo al sole, alla sabbia dorata, al caldo, ai colori degli ombrelloni e al profumo della crema solare. Il mare in realtà più essere uno specchio glaciale di oscurità, impetuoso, indomabile e selvaggio, un freddo calcolatore pronto ad ingurgitare ciò che sfiora le sue acquee e stringerlo per sempre in un gelido abbraccio. Il mare è una meraviglia, è espressione della grandezza e della bellezza della natura, è un amico che può improvvisamente trasformarsi in carnefice, ha sempre tanto da offrire ma può chiedere in cambio il pagamento di un tributo molto salato. Questo lo sanno benissimo i signori Grapes a cui il mare ha strappato via la loro ragione di vita, Dylan, il loro unico figlio.

 

Riusciva a vedere appena qualche stella nel cielo. In mare non c’era traccia di navi o della luce intermittente di un faro in lontananza.  La solitudine che sensiva era pari solo alla sete e alla fame, che non smettevano di tormentarlo, ma la voglia di sopravvivere era ancora più forte.

 

Ho acquistato La casa in mezzo al mare verso la fine dell’estate un paio d’anni fa, sono stata fortemente attratta dalla copertina ma soprattutto dalla trama. Avevo forse nostalgia di un’estate che vorrei potesse non finire mai? Può darsi; in fondo ci vorrebbero ferie per riprendersi dalle ferie, soprattutto dalla fine delle ferie. Comunque è stata la trama ad attrarmi, quando il mio cammino si incrocia con quello di storie che hanno come protagonista/protagonisti una o più persone anziane so già che non posso resistere. Amo profondamente i romanzi in cui personaggi non più giovani mi raccontano il loro passato e mi regalano la possibilità di dare uno sguardo a momenti storici che non ho vissuto. Credevo fortemente che La casa in mezzo al mare si sarebbe rivelata un ‘altra piccola perla accantonata e dimenticata per troppo tempo nella mia libreria; purtroppo però non è stato così. La storia dei signori Grapes è un’avventura in bilico tra realtà e follia, anzi, gli elementi irrealistici superano di gran lunga i loro opposti. È questo che non mi ha convinta? Direi di no. In fondo leggendo la trama si può benissimo immaginare che la storia si sarebbe rivelata molto fantasiosa; no, quello che mi ha delusa è stata l’avventura in sé. Purtroppo la voce di Miquel Reina non è riuscita a coinvolgermi come avrei voluto, la narrazione ha un ritmo lento, placido, immobile. Durante la lettura ero sempre in attesa che succedesse qualcosa di impatto, pagina dopo pagina questa sensazione di tensione e aspettativa è scemata, scivolando lentamente in apatia. I vari avvenimenti, per quanto avrebbero dovuto essere di impatto, non mi hanno suscitato emozioni, la lettura si è trascinata lentamente come una vecchia barca a vela alimentata da un flebile alito di vento.

 

Non riusciva a orientarsi: la sua mente era ancora sulla scogliera, sebbene il corpo gli dicesse il contrario. Sentiva un dolore lancinante alle tempie. Aveva il respiro roco e gli restavano appena le forze per sbattere le ciglia. Poi iniziò a ricordare il freddo, la neve e il vento sferzante, e pensò di essere morto.

 

Harold e Mary Rose Grapes hanno sempre vissuto a San Remo, un piccolo insediamento situato sull’isola di Brent, un luogo piovoso circondato da un gelido mare. La coppia non ha mai sentito il bisogno di allontanarsi dalla terra natia, tutto ciò di cui avevano bisogno era la piccola casetta gialla ancorata in equilibrio precario su una scogliera lontana dal resto del paese. Non è sempre stato così, c’è stato un tempo, ben trentacinque anni fa, in cu i Grapes erano giovani e felici, vivevano le giornate in allegria accarezzando la realizzazione del loro grande sogno: navigare in giro per il mondo. Il mare da un giorno all’altro li ha privati della loro ragione di vita, gli ha strappato dalle braccia il figlio Dylan, lasciando un vuoto incolmabile. I Grapes distrutti dal dolore della perdita hanno deciso di isolarsi da tutti, il loro sogno di avventura è stato distrutto così come la nave quasi ultimata è stata smembrata per costruire la casa gialla e tenerli per sempre ancorati all’infelicità. Dopo tanti anni lugubri un’altra cattiva notizia ha sconvolto la vita dei coniugi, lo Stato ha deciso che ormai era necessario demolire la casa gialla perché non sicura. I Grapes spezzati hanno lentamente impacchettato la loro vita, rassegnandosi all’idea di dover abbandonare per sempre il luogo edificato in memoria del figlio scomparso.

 

Quando Harold riuscì a controllare la tosse, calò di nuovo un profondo e tagliente silenzio. La scoperta che quell’uomo parlasse la loro lingue li aveva lasciati di stucco. Confusi e con così tante domande nella testa, riuscivano a malapena a respirare. In quel silenzio asfissiante, Mary Rose sentiva esplodere i battiti del suo cuore.

 

La natura a volte prende avidamente e altre regala generosamente. La natura improvvisamente ha regalato ai Grapes una via di fuga dalla burocrazia, la possibilità di sconfiggere i demoni che continuano a perseguitarli da trentacinque anni, una nuova chance di realizzare il loro sogno, l’occasione di tornare ad essere una famiglia serena non più schiacciata dal risentimento e dai sensi di colpa. Avrebbe dovuto essere l’ultima notte nella casa gialla, ma una violenta tempesta e un ancor più violento fulmine hanno fatto in modo che la porzione di roccia su cui si trovavano Harold e Mary Rose si staccasse dalla terra ferma e iniziasse a vagare alla deriva per il mare aperto; la nave smembrata aveva finalemente trovato il modo di solcare le acquee in libertà. In un misto di paura, stupore e gratitudine i Grapes erano finalmente pronti a perdersi ulteriormente per poi ritrovare sé stessi, o forse erano già perduti da tempo; la prova ardua era tornare alla vita e non sprecare il tempo rimasto.

La casa in mezzo al mare è un placido viaggio cullato dalla natura selvaggia, è un’avventura di perdita, dolore e tristezza ma anche di scoperta, fortuna e amore.

 

 

 

 

 

May the Force be with you!
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