#proiettilidicarta: Sopra il deserto avvengono le aurore di M. Carocci

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Un romanzo micidiale. Oggi parliamo di Sopra il deserto avvengono le aurore di Massimiliano Carocci, un noir straordinario che sembra quasi un film.

Data di uscita: 18 Giugno

Acquistalo subito: Sopra il deserto avvengono le aurore

Editore: Leone Editore
Collana: Mistéria
Genere: Noir
Pagine: 288
Prezzo: € 12,90

Il pellerossa Chato e un gruppo di chicanos – gli immigrati clandestini messicani negli Stati Uniti – sono i protagonisti di una rapina ai danni di un criminale soprannominato Ragno. Tuttavia, quello che credevano un semplice bandito impegnato a organizzare combattimenti tra galli, è in realtà un mafioso che si occupa di gestire i traffici illeciti tra il Messico e gli Stati Uniti per conto di qualcuno molto potente. Dopo la rapina, Chato e i suoi soci si accorgono di aver commesso un grave errore: nell’auto del Ragno, infatti, sono nascosti più di duecentocinquantamila dollari. Comincia a questo punto una tragica sequela di tentativi per sottrarre i soldi e mettersi in salvo dalle ripercussioni della mafia bianca guidata dal capo della polizia, Jackson Christopher Chisum, leader del Ku Klux Klan locale.

Mi sembra quasi di sentire il rumore di pietruzze smosse dal vento mentre il sole cala, proiettando ombre che sembrano animarsi e raccontare una vecchia storia, una di quelle ripetute all’infinito davanti al falò. La sabbia del deserto si tinge di rosso non solo per il sole calante ma anche per gli affari irrisolti, quelli loschi, quelli che se vanno bene rappresentano una piccola vittoria in un sistema dove si tende a schiacciare chi viene reputato debole o ad approfittare della sua condizione fino a quando non resta altro che uno scheletro consumato dalla sabbia.

Fra le rocce riarse e i cactus prende vita la storia di Chato e i chicanos, personaggi che si muovono in un terreno arido e inospitale, una terra dove la morte chiama altra morte e i conti in sospeso vanno saldati ad ogni costo. Una rapina pianificata si trasforma però nel loro peggiore incubo, colui che hanno derubato non è altri che una piccola pedina di una scacchiera ben più grande di loro, dove ognuno si muove su ordine del “grande capo”, un’entità misteriosa che sembra essere in cima alla catena alimentare delle organizzazioni malavitose della zona. Ogni traffico, ogni affare passa sotto i suoi occhi, figurarsi se un colpo del genere passa inosservato, ormai Chato e i suoi compagni si sono disegnati un bel bersaglio dietro la schiena.

Come spesso accade in romanzi di questo genere, farsi nemici i pesci grossi non fa altro che portare guai, alcune volte però è possibile trovare una piccola via di fuga, anche se ciò significa rinunciare alla propria vita per guadagnare tempo, assaporare quelle briciole di felicità rubata, gustare ogni momento come se fosse l’ultimo anche perché probabilmente lo sarà. È un noir disperato quello di Massimiliano Carocci, un viaggio in un’America bruciata dal sole e macchiata dal sangue e dai crimini che hanno reso quella terra un luogo desolato, un terreno fertile solo per altra violenza.

Quello di Chato è un viaggio di sola andata verso l’agognata meta finale di chiunque tenti di fare il colpo grosso, vivendo però con il fiato sospeso e la consapevolezza che ogni passo potrebbe essere quello decisivo, un po’ come dicono Los Lobos: una vita vissuta fra pistola e cuore, dove non vi è spazio per amare perché alla minima distrazione tutto ciò che si è costruito rischia di crollare. Il dolore ne crea a sua volta altro, ma è impossibile non notare come un sistema corrotto e macchiato di sangue continui ad avanzare senza mai fermarsi, continuando a fare sue altre vittime innocenti, spesso persone disperate che per il forte desiderio di avere una speranza si ritrovino invece macinati dallo stesso sistema che ha promesso loro qualcosa in cui credere.

Carocci è spietato quando racconta la storia di Chato, crudo quando ci porta a non voltare lo sguardo di fronte alla cruda realtà dei fatti e al tempo stesso riesce anche a risultare emozionante nel dare voce ai pensieri più intimi che scorrono come una melodia malinconica e straziante in un viavai di contrasti in cui quella musicalità non si disperde, ma avvolge chi legge, lo porta ad apprezzare ancora di più il suo romanzo che già dal titolo evoca un’immagine ben precisa, qualcosa che sembra quasi assurdo da immaginare.

Chato tenta la rivalsa in un mondo che non gli appartiene, vuole diventare una versione migliore di se stesso anche se questo significa percorrere una strada tortuosa, dove il panorama è agghiacciante, la luce sembra aver abbandonato del tutto il mondo che viene inghiottito dalle tenebre. Questo romanzo sembra quasi un film, le sue immagini sono vivide e tangibili ed è addirittura accompagnato dalla sua colonna sonora, una selezione di brani che l’autore ha scelto per ogni momento della narrazione e che rendono ancora più suggestivo il viaggio di Chato verso la libertà.

Sopra il deserto avvengono le aurore quando cala la notte, quando le ombre prendono il sopravvento sulle rocce e sulla sabbia, dove l’oscurità viene trafitta anche dalla più piccola fonte di luce che alimenta un desiderio di rivalsa, la scintilla in grado di cambiare una storia che sembrava già scritta.

«La vita non sembra avere pietà con chi si spacca».

 

 

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Leone Editore per la copia omaggio.

 

 

 

May the Force be with you!
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