Quando la montagna era nostra di Fioly Bocca | Recensione di Deborah

 

Fioly Bocca vive sulle colline del Monferrato con il compagno e i due figli. È laureata in lettere all’università degli studi di Torino e si è specializzata con un corso in redazione editoriale.

 

Eppure è acqua che non passa, il tempo. È un fiume che dà l’illusione di scorrere ma che invece ristagna, in un modo che sfugge alla percezione. Certe acque impregnano il presente e, in qualche modo, lo plasmano.

 

Editore: Garzanti Libri
Data di uscita:  24 settembre 2020
Pagine: 288
Prezzo: 16.90 €

Lena conosce ogni cima, ogni sentiero, il punto esatto in cui il fitto del bosco dirada per diventare dorso pietroso o alpeggio. Conosce a memoria ogni anfratto di quel paese e delle montagne che lo circondano. Perché lì è dove si sente a casa. Lì è dove è cresciuta, con una madre che le è sempre sembrata distante e un padre che, invece, le ha dato tutto l’affetto di cui aveva bisogno. Lì è dove, negli anni, ha accumulato tutti i suoi ricordi, sia quelli che sono una carezza lieve sul cuore sia quelli che pesano come un macigno. Proprio lei che ha messo in pausa la sua vita in una solitudine sempre uguale, avverte ora uno smottamento, come una piccola frana che fa sentire la sua eco fino a valle. Perché Corrado è tornato. Corrado che, molti anni prima, è andato via senza dire addio. L’uomo con cui Lena ha condiviso l’amore per le montagne come con nessun altro. Erano solo due ragazzi, ma il legame che li univa era profondo, saggio e maturo. È da tanto tempo che non si vedono, ma si sa che questo al cuore non interessa. E quando Corrado vorrebbe spiegare le ragioni della sua scelta, Lena non sa se ha la forza di sostenere il peso di quegli eventi taciuti. Per lei, ormai, sono porte chiuse, o così si è sempre detta. Ora che sua madre sta perdendo i suoi ricordi, lei non sa se vuole ridare una voce ai propri. Possono fare male. Oppure possono essere come un vento che, mentre si è in quota, spazza via le nuvole e finalmente riporta il sole.

 

Un nuovo weekend è alle porte, il meteo ha iniziato a essere molto incerto, la stagione delle escursioni in alta quota temo sia terminata. Mi sarebbe piaciuto raggiungere qualche altro luogo segreto incastonato tra le mie amate montagne, la lettura di Quando la montagna era nostra di Fioly Bocca ha incrementato il mio desiderio di scoperta, la voglia di allacciare gli scarponi e iniziare la salita, proprio come è tornata a fare Lena.

Quando mi sono imbattuta nel nuovo romanzo di Fioly Bocca a prima vista ho subito capito che non avrei resistito. Perché? Da grande amante delle montagne come posso resistere a un libro nel quale sono protagoniste? Impossibile, davvero impossibile! Leggendo la trama non ho potuto fare altro che confermare questa sensazione iniziale, e devo dire che l’istinto non ha fallito. Ho sperimentato una particolare empatia con la protagonista, Lena, condividendo l’amore per le montagne e quel senso di sicurezza, protezione e appartenenza che ti avvolge non appena la strada lasciando il fondovalle inizia a salire, le curve diventano tornanti che risalgono sinuosamente il fianco della montagna e si scorge l’orizzonte cinto da una collana di vette innevate. La montagna mi fa sentire protetta, mi ha aiutato a fronteggiare in passato un momento molto difficile dell’adolescenza, mi ha regalato sicurezza e divertimento quando ero fragile e persa; mi sento proprio a casa in quel paesino incastonato al centro delle Alpi Retiche. Trovo che la montagna sia una sorta di “medicina”, maestra silenziosa che se ascoltata con attenzione e rispetto ha infiniti insegnamenti da offrire, sulla vita e su noi stessi.

 

Sente che le fa bene prendere un po’ di quella nuova medicina che è mettere un piede davanti all’altro e dimenticarsi d’esistere. Sforzarsi d’essere erba, strada, terra, albero, foglia. Essere il sole diafano che ricompare timidamente sopra le cime rosate. Essere le cime rosate. Essere le vie desolate, la strada d’osso attraverso quella valle aspra e selvaggia che somiglia a una ferita da coltello su una carne che non si rimargina.

 

Fioly Bocca ci regala una storia toccante fatta di amore, sentimento, legami famigliari, territorio, perdita, solitudine, sofferenza e malattia. L’autrice dà vita a una vicenda che non può lasciare il lettore indifferente, con uno stile ricercato, dolce e malinconico veniamo coinvolti sempre di più nella vita di Lena. Non avevo letto ancora nessun romanzo scritto da Fioly Bocca, lo stile dell’autrice mi è piaciuto molto, durante la lettura ho avuto la forte sensazione che le parole fossero studiate, ben pensate, scelte con cura per raggiungere meglio il lettore. Le descrizioni delle ambientazioni sono suggestive e pittoresche, una piccola perla, un valore aggiunto al romanzo; Fioly Bocca riesce a trasmettere la bellezza dell’ambiente che ospita la vicenda di Quando la montagna era nostra. Mi piace davvero moltissimo incontrare romanzi nei quali la natura riveste una grande importanza e viene esaltata in tutta la sua magnificenza, purtroppo ci si è forse dimenticati di quanto sia meraviglioso e fragile tutto ciò che ci circonda. Ho apprezzato tantissimo l’attaccamento dei protagonisti al loro territorio, non è un qualcosa di scontato o banale, è stato bello leggere la storia di un ritorno alla montagna, solitamente è più facile che si dica addio o arrivederci a questi luoghi un po’ difficili e forse un po’ scomodi.

 

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Lena ha messo in pausa la sua vita, da tempo è immersa in una silenziosa e costante solitudine. Decide di tornare a vivere con i suoi genitori, tra le montagne che ama e conosce forse meglio di sé stessa, lì, fra le vette tra le quali è cresciuta che custodiscono i ricordi di una gioventù passata. Lena è un’insegnante, lavora in città ma ha scelto di ritornare alle montagne per aiutare Aldo, il padre, ad accudire Dina, la madre malata. Dina è affetta da una malattia che giorno dopo giorno le divora i ricordi, i momenti di lucidità si alternano a sempre più momenti di assenza. Lena ha avuto un rapporto difficoltoso con la madre, non si è mai sentita veramente amata, invece ha sempre trovato tutto l’affetto del quale aveva bisogno da Aldo, loro due sono stati sempre un’ottima squadra. Prendersi cura di Dina non è semplice, tra madre e figlia c’è un denso non detto che aleggia funesto, la malattia inoltre fa emergere scomode verità che forse sarebbe stato meglio fossero rimaste nascoste sotto strati di polvere. La nuova realtà della protagonista viene improvvisamente sconvolta ancor di più da Corrado. Corrado, l’uomo dal quale Lena fu abbandonata in gioventù, con lui sparirono anche i sogni, i desideri, le certezze e il vero amore.

Lena inizia a vivere un periodo molto duro, fatto di paura, incertezza e ricordi, ricordi dolorosi che forse è meglio lasciare silenti. In bilico tra un’apparente tranquillità e la voglia di riscatto la protagonista inizierà ad affrontare il passato, crescendo ancora in un età nella quale ormai si è già adulti, tra quelle stesse montagne che l’hanno vista prima bambina e poi donna, prima felice e spensierata e dopo triste e malinconica.

Quando la montagna era nostra è un viaggio dolce, delicato, amaro e malinconico; Fioly Bocca ci regala una storia realistica nella quale la vita vera è protagonista, la vita con tutte le sue gioie e i suoi dolori.

 

 

 

 

 

 

Desclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Garzanti Libri per la copia omaggio

 

May the Force be with you!
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