Review Party: Te la sei cercata di Louise O’Neill (Il Castoro)

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Passiamo ora al romanzo di Louise O’Neill,Te la sei cercata“, pubblicato da Il Castoro e tradotto da Anna Carbone per la collana HotSpot. Parliamo di un libro che mostra l’altro lato della cultura dello stupro, quello che spaventa una vittima che sceglie di non combattere, ma di vivere in una bolla che spera duri il più a lungo possibile.

Pagine: 273

Acquistalo subito: Te la sei cercata

Editore: Il Castoro
Collana: HotSpot
Genere: YA

Data di uscita: 3 Maggio
Prezzo: € 16,00

In una cittadina di provincia dove tutti si conoscono, Emma O’Donovan è diversa. Lei è speciale: diciotto anni, bellissima, popolare, potente. È sempre perfetta e ama essere desiderata. Tutte le ragazze vorrebbero essere sue amiche, e tutti i ragazzi vorrebbero uscire con lei. Fino a quella notte. A quella festa d’estate, Emma era troppo ubriaca per rendersi conto di cosa stava accadendo, troppo ubriaca per dire basta, troppo ubriaca per ricordare. Ma quelle immagini, quelle fotografie che tutti hanno visto online, significano che non potrà mai dimenticare. E dopo la violenza comincia un nuovo incubo: Emma era speciale, ma ora è solo una fonte di imbarazzo. È sulla bocca di tutti, assurdamente additata e accusata. Davvero se l’è cercata? Davvero è sua la colpa? Senza punti di riferimento, Emma comincia a dubitare persino di se stessa.

“Il tremendo dolore di questa consapevolezza mi piega in due, non sento niente, solo i singhiozzi che mi squassano il petto e un caldo rovente che mi sale dietro gli occhi, e comincio a ondeggiare avanti e indietro. Un dolore senza fondo. Un buco nero. Uno spazio nero. In cui cado, cado, cado.”

Tra la miriade di proposte editoriali ormai sapete che la mia scelta ricade anche su quelli che trattano di argomenti attuali in maniera però intelligente e non si soffermano soltanto sull’aspetto, lasciatemelo dire, popolare, quello che spinge una persona a scegliere una lettura come questa perché “va di moda”, bensì che porta il lettore a riflettere, lo avvicina in un modo realistico ad approfondire un tema delicato quanto importante.

Source: Pinterest

Louise O’Neill sceglie di parlare con coscienza di un tema importante come lo stupro, termine che spesso spinge le persone a voltarsi per la vergogna o che cercano di non argomentare per paura di ritrovarsi impigliati in un discorso senza fine dove bisogna pesare sempre le parole, un po’ come camminare sulle uova per il timore di sollevare un polverone. Sì, perché quando si parla di questo argomento la prima cosa da salvaguardare è sempre l’apparenza.

L’autrice mostra attraverso la sua protagonista come quando si ha a che fare con le violenze sessuali passi tutto in secondo piano, mostrando soltanto l’immagine negativa della vittima in questione e mai ciò che è realmente accaduto. Nella nostra epoca un episodio di questo genere si diffonde alla velocità della luce, trascinata da un social all’altro, dove chi usa questi potenti mezzi sa bene distinguere il vero dal falso, ma c’è anche chi senza ragionare si permette di sputare sentenze, solo perché capaci di digitare sulla tastiera.

Molto spesso nei romanzi un cambiamento c’è, il messaggio riesce a passare e porta con sè un cambiamento in tutti coloro che sono coinvolti, tuttavia non sempre si ha un “lieto fine”, c’è una percentuale di persone che ancora non riesce ad affrontare un episodio di stupro così apertamente, sceglie di tacere e si addossa la colpa per quello che è successo. Questo è il caso di Emma O’Donovan.

“Non voglio essere nel mio corpo. Sono come un’ombra, ancora attaccata a quella cosa che la gente chiamava Emma, la seguo ovunque voglia andare, ma adesso, senza tutta quella roba che quel corpo si portava dietro, i ricordi, le attenzioni che attirava, sono più leggera. Mi sento meno materiale. ”

Emma O’Donovan è semplicemente una bella ragazza, consapevole del suo fascino ma anche del suo carisma. Non è la classica brava ragazza, nonostante il suo aspetto lo lasci intendere, è quel genere di persona a cui piace godersi la vita per sfruttare al massimo il tempo che ha a disposizione. Di certo una come lei non ha bisogno di fermarsi a riflettere, agisce d’istinto e forse è questo il problema, il suo essere impulsiva la porta a mettersi nei guai.

Source: Pinterest

 È una persona come tutti noi e questo significa che nonostante le sue scelte sbagliate non deve essere giudicata solo per ciò che ha fatto. Nel suo mondo colorato la credibilità è tutto, lo stare al di sopra di tutti gli altri le permette di essere immune alle critiche, prendendole come atti di invidia degli altri nei suoi confronti, senza pensare che un giorno tutto questo possa crollare, sfumare nel nulla e farla precipitare in un pozzo senza fondo.

È una persona come tutti noi e questo significa che nonostante le sue scelte sbagliate non deve essere giudicata solo per ciò che ha fatto. Nel suo mondo colorato la credibilità è tutto, lo stare al di sopra di tutti gli altri le permette di essere immune alle critiche, prendendole come atti di invidia degli altri nei suoi confronti, senza pensare che un giorno tutto questo possa crollare, sfumare nel nulla e farla precipitare in un pozzo senza fondo.

Questo è ciò che accade. Avere un certo tipo di confidenza non è necessariamente un male, ma averne fin troppo spesso impedisce di accorgersi dei segnali di pericolo, quei campanelli di allarme che spesso è il nostro corpo a suggerirci. Durante una festa Emma finisce per diventare la preda di alcuni ragazzi, ma lei a causa di sostanze mischiate ad alcolici è in uno stato di incoscienza e non riesce ad opporsi, è così accade l’impensabile, una serata offuscata si trasforma nel suo peggiore incubo.

Non importa a nessuno che Emma O’Donovan fosse drogata durante quella che è chiaramente un abuso sessuale, quello che conta è ciò che riportano le immagini, ragazzi alticci che si divertono con il corpo di una ragazza e non una ragazza qualunque, bensì la più popolare di tutti e così il messaggio che passa a tutti gli studenti della sua scuola è che Emma sia una “tipa facile”.

Emma O’Donovan, figlia di un rispettabile direttore di banca si trasforma in breve tempo in Easy Emma, la sua popolarità, le amiche e la sua stessa famiglia, sfumano in un colpo solo, ciò che aveva così arduamente conquistato non è più suo, lei diventa soltanto la parodia di colei che sarebbe potuta diventare.

Source: Pinterest

Quella di Emma è una storia che si sente in giro fin troppo spesso, niente di nuovo sotto il sole, peccato che quando sentiamo storie così scivolano via dopo che hanno attirato l’attenzione per un periodo di tempo e si torna subito a parlare di gossip e politica. La routine si ristabilisce e poco importa di quello che sta vivendo quella determinata persona, ciò che conta è unirsi alla massa o provare a fare qualcosa.

In questo ultimo periodo un cambiamento c’è stato, finalmente è diventato importare istruire le persone a parlare di argomenti importanti, anche se difficili. Si sta aprendo un dialogo vero e proprio, cosa che prima non esisteva, poco a poco anche le vittime stanno cominciando a capire che quell’esperienza per quanto brutta può spingere altre persone a parlarne, ad insegnare attraverso le loro storie che è possibile rialzarsi, riprendere in mano la propria vita e fare del proprio meglio per andare avanti. Certo, non è un percorso facile, è uno di quelli da percorrere poco per volta, ma l’importante è farlo. 

Emma ha scelto di non farlo, di accantonare la battaglia e di fare finta che quella serata non sia mai esistita, anche se resterà per sempre incisa nella sua pelle. Il motivo è semplice, la sua esperienza ha portato caos nella sua famiglia, portando ogni membro ad allontanarsi l’uno dall’altro e questo ha fatto sì che lei fosse costretta a prendere una decisione, una decisione non giusta nei suoi confronti. Anche se mi sarebbe piaciuto vederla lottare fino alla fine devo digerire il fatto che una persona ha un limite, per Emma il suo è stato superato nel momento in cui ha cominciato a dubitare di sé stessa come essere umano.

Si può giudicare una persona solo per non aver combattuto? Io credo di no. Ogni esperienza ci forma, ogni storia ci permette di trarre il meglio e di capire cosa va fatto e cosa non, ma cosa succede quando ci si ritrova a vivere nei panni di Emma? Quello può saperlo solo chi li ha indossati.

Ho apprezzato il fatto che l’autrice non abbia scelto di addolcire la pillola, ma che sia stata grezza, che mostrasse fino in fondo com’è vivere nei panni di Emma, in una pelle che non sente più sua e in un corpo che non riesce neanche più a guardare.

Te la sei cercata è una dura lezione imparata a proprie spese, soffrendo e sopportando la bestialità di una società che non ha orecchie per ascoltare.

“È così che voglio credere che sarà la morte. Voglio credere che sarà semplice come addormentarsi.”

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