Showtime: Nient’altro che la verità. – Tredici (Stagione 2)

Instagram: @brivididicarta | @stambergadinchiostro

Era il 31 marzo dell’anno scorso quando sbarcava per la prima volta su NetflixTredici”, la serie tratta dal romanzo di Jay Asher, che seguiva la storia di Hannah Baker e la sua drastica fine, documentata in tredici nastri che avevano per protagonisti i responsabili del suo suicidio. A distanza di un anno viene rilasciata la seconda stagione e io da brava dipendente di serie non potevo lasciarmela sfuggire.

Prima di proseguire, lasciatemi dire che questo articolo non contiene spoiler, dato che io stessa li detesto, ma soltanto considerazioni su ciò visto. È la prima volta che mi capita ma ho apprezzato più la serie del romanzo, perché secondo me aveva un impatto maggiore rispetto alla carta, ma questo dipende dalla cura nella trasposizione televisiva.

La prima stagione era perfetta perché oltre alla novità di un caso del genere, in cui vengono lasciate tredici cassette dalla protagonista, che testimoniano come sono andati i fatti, ci si rende conto che argomenti spinosi come bullismo, stupro e suicidio, non vengono trattati nel modo adeguato in un liceo, anche se c’è un consulente psicologico a guidare gli alunni.

Quella della Baker non è una storia surreale, potrebbe essere la storia di chiunque ed è questo il lato agghiacciante che Jay Asher ci presenta e nonostante siano passati anni dalla prima pubblicazione del romanzo, la musica non è cambiata. Basta guardarsi attorno e leggere i fatti di cronaca per rendersi conto che la realtà non è poi così differente dalla finzione.

Sicuramente la serie tv ha avuto più impatto rispetto al libro, soprattutto grazie alla diffusione mediatica di cui dispone questo mezzo di comunicazione, quindi lanciare un messaggio come questo nel 2018 si spera possa avere un effetto negli anni a venire, proprio come avrebbe voluto fare Hannah con le sue cassette. Nella sua storia la protagonista è riuscita nel suo intento, creando un effetto domino che ha iniziato a portare all’attenzione di tutti, soprattutto i colpevoli, casi come il suo, facendoli prendere sul serio da chi di dovere, ma questa storia avrà lo stesso effetto anche per la nostra realtà?  

Inoltre, la serie era conclusa, ma il finale è stato riaperto per cavalcare la scia della prima stagione e questo ha fatto ben sperare che il seguito potesse dare un nuovo spunto al caso Baker. E all’inizio così sembrava, sono passati cinque mesi dal suicidio di Hannah ed è stata aperta una vera e propria inchiesta per fare luce su ciò che è accaduto realmente alla ragazza. Il filo conduttore non sono più le tredici cassette ma le testimonianze dei ragazzi coinvolti nel caso, chiamati a deporre in tribunale, e delle strane polaroid (viste tra l’altro nello stesso trailer) contenenti messaggi di qualcuno che cerca di spingere la verità affinchè venga fuori.

Quello che mi ha colpito di questa seconda stagione è stato l’assistere al dopo, a come le vite dei protagonisti sono cambiate dopo Hannah. Il tema principale si intreccia con il concetto di “verità”, che non è qualcosa di determinato e immutabile, bensì cambia a seconda di come una persona la vive. Le parole di Hannah Baker risuonano nella mente di Clay, spingendolo a continuare la sua battaglia contro chi l’ha spinta a quel tragico gesto.

“Cos’è la verità? Cos’è vero?
Credo che ognuno abbia la sua verità”. – Hannah Baker

La verità fa male. La verità fa paura. Come ben sappiamo la paura riesce a paralizzare chiunque e non c’è da stupirsi se ancora una volta si commettono gesti folli pur di non andare incontro alle conseguenze. Far emergere la verità significa rendere tutto reale, come se il suicidio di Hannah non lo fosse già abbastanza, per questo motivo i personaggi vacillano alla sola idea di testimoniare dinnanzi a una giuria e nel frattempo la normalità si scontra con il passato, impedendo Clay, Tony, Jess, Alex e gli altri di fare un passo avanti. Sono ancorati al passato e tormentati dal fantasma di Hannah e dai piccoli altarini che poco a poco stanno venendo alla luce.

Ci si rende conto che tutti i personaggi non hanno fatto altro che nascondersi dietro una maschera perché il malessere è ancora un argomento taboo e parlarne significa essere vulnerabili. Un esempio calzante è Jess, che non riesce a raccontare di ciò che le è accaduto, a parte coloro che già ne sono a conoscenza, gli altri sono esclusi e questo perché nel mondo di Hannah Baker l’apparenza è tutto ciò che conta, almeno per alcuni, ma questo era già evidente anche nella stagione precedente.

I legami di tutti i personaggi per come sono stati costruiti crollano inevitabilmente; sarebbe bello sapere di poter contare su qualcuno eppure episodio dopo episodio alcuni di loro si ritrovano da soli, in balìa del dolore e ad affrontare l’inaspettato. Questa non è più la stagione dell’unione fa il “segreto”, come succedeva nella prima, dove tutti quanti erano impegnati a proteggersi l’un l’altro per nascondere la triste verità, ora sono completamente soli nell’affrontare questa valanga che gli viene addosso, anche coloro che credono di essere invincibili, beh, scopriranno che c’è un limite alla loro forza.

Personaggi prima in secondo piano in questa stagione hanno finalmente uno spessore, mentre quelli che erano i deboli vedono i bulli abbassati al loro livello, da predatori a prede, non solo dei loro compagni ma anche dell’opinione pubblica e della giustizia. Altri invece cominciano a sentire la pressione del dover a tutti i costi proteggere tutti, cadendo in un baratro senza fine e sprofondando nell’oblio e altri ancora hanno trovato in chi non credevano un amico leale. Amicizia è sacrificio, chi trova un amico leale farebbe bene a tenerselo stretto.

Per farla breve, la seconda stagione di Tredici ha perso la sua carica positiva, si è trasformata in una crime serie adolescenziale simile a tante altre. Certo, non mi è dispiaciuta, la puntata finale è stato il punto di svolta della serie, ma durante il tragitto ha perso quel fattore di tensione che ci ha accompagnato lungo tutti gli episodi della prima stagione, perdendo un po’ di consistenza. Il finale suggerisce una probabile terza stagione, non ci resta che aspettare.

“Tutti vogliamo essere forti. Tutti vogliamo meritarci di avere dei buoni amici. Credo che in fin dei conti nessuno è forte quanto vorrebbe”. – Jess

May the Force be with you!
Precedente Mio assoluto amore di Gabriel Tallent | Recensione di Deborah Successivo Amore a prima copertina – Cover Love #35