Showtime: “Vikings” di Michael Hirst

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Debuttava il 3 marzo del 2013 la serie canadese “Vikings” di Michael Hirst, dedicata al vichingo Ragnar Lothbrook e ad altri personaggi storici realmente esistiti, come Björn Fianco di Ferro, Rollone, Ívarr “Il senzaossa”, Harald Bellachioma, Aelle II di Northumbria, Egberto del Wessex, Etelvulfo del Wessex e Alfredo il Grande.
Ambientata tra la Scandinavia e le lande britanniche, questa serie racconta la storia di un popolo guerriero e asettato di sangue, proveniente da Kattegat. Tutto nasce dal sogno di navigare di un giovane fattore, fermamente convinto di discendere da Odino: Ragnar Lothbrook ed è da questa sua voglia di prendere il mare che si innescheranno una serie di conseguenze irreversibili.

Oggi non sono qui per parlarvi nel dettaglio della serie bensì per sottolineare alcune cose che mi sono piaciute delle nove puntate della prima stagione.

La storia. Partiamo dalle basi. Le avventure di Ragnar Lothbrook saranno pure romanzate, ma gli avvenimenti narrati scorrono in maniera fluida, rendendo avvincente le avventure dei vichinghi e permettendo di immergersi in una storia fatta di cultura, traduzione, che però non stanca mai. Sono solita a prendere con le pinze le serie di genere storico proprio perché molte volte il corso degli eventi si disperde e risulta pesante, o peggio lento, qui invece accade l’opposto, è un susseguirsi di causa-effetto.

I personaggi. Lo ammetto, non conosco le figure realmente esistite, posso soltanto parlare della caratterizzazione che mi viene presentata dall’ideatore. Ogni singolo personaggio spicca nel suo insieme e sono i piccoli gesti a permetterci di comprenderli al meglio. Parliamo comunque di guerrieri assettati di sangue, che vivono per combattere e morire in nome dei loro dei è dell’onore. Chi non si distingue in battaglia non è degno di essere ammesso al Valhalla, il regno magico in cui gli dei festeggiando e brindano con tutti i valorosi guerrieri.

La fede. Questo è stato uno degli aspetti più affascinanti della serie, sentire i personaggi raccontare delle loro divinità, della nascita del mondo, contrapposti alla religione cristiana, è stato di forte impatto e soprattutto mi ha permesso di vedere due modi avvicinarsi ed entrare in collisione.
Per la prima volta un uomo cristiano mette in discussione la sua fede, convertendosi al paganesimo e abbracciando divinità che non sono il suo. Sto parlando del prete, lo schiavo di Ragnar, il solo che abbia vissuto in prima persona la crisi derivata dalla fede.

Gli usi e costumi. Vikings racconta soprattutto di tradizione, dove è la famiglia il vero punto di forza di un guerriero e da questa deriva tutta la sua forza. Le terre nordiche sono aride e non si possono coltivare, il pesce è poco, l’unico modo che hanno per sopravvivere è saccheggiare altri regni per far sì che la propria famiglia sia sana e forte.
Le loro tradizioni sono legate al culto degli dei, di guerrieri che trovano la loro forza nel sacrifico e il sangue. Allo stesso tempo si tramandano oralmente la propria storia e i guerrieri diventano eroi leggendari di cui narrare le gesta ai bambini affinché non si perda il ricordo delle eroiche imprese che hanno compiuto.

L’ambientazione. Cosa posso dire dei luoghi dov’è ambientata? Il mondo di Vikings è inospitale e austero, persino le rocce, gli scogli e gli alberi lo dimostrano, ma tutto questo unito a una cultura così profonda e antica si infonde di una forza magica che rende anche uno scenario così realistico un’ambientazione degna di un racconto di fantasia.
Il merito è anche del regista e del direttore della fotografia, che hanno saputo unire narrazione e immagini per trasformare qualcosa di terribile in uno spettacolo incredibile per chiunque guardi la serie.

Per ora la prima stagione è promossa a pieni voti, non mi resta che proseguire il mio viaggio fra miti, leggende ed eroi d’altri tempi.

May the Force be with you!
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