TGIF – Book Whispers #27: I libri consigliati di questa settimana

Giuro solennemente di avere buoni consigli…

È venerdì e questo significa che io Sara di Bookspedia siamo pronte a condividere con voi i nostri romanzi preferiti. Questa settimana vi consiglio tre romanzi meravigliosi, tutti e tre sono diversi ma hanno in comune una sola cosa: tutti arrivano dritto al cuore, regalando più di una semplice distrazione.

La posta del cuore della señorita Leo di Ángeles Doñate

Pagine: 256
Ogni sera, alla stessa ora, l’intero paese si ferma in ascolto davanti alla radio. Mentre nelle case si diffondono le prime note della sigla musicale, nel piccolo studio di calle Caspe, a Barcellona, cala il silenzio, una luce inizia a lampeggiare e due labbra dipinte di rosso si avvicinano al microfono per augurare la buona notte agli ascoltatori. Sono le labbra di Aurora, la presentatrice di uno dei programmi radiofonici più popolari nella Spagna post-franchista degli anni settanta: La posta del cuore della señorita Leo. Quando Aurora viene scelta come voce del programma, di certo non immagina quanto quel lavoro le cambierà la vita. Per molte persone la señorita Leo è una vera e propria ancora di salvezza, una confidente, un’amica via etere. Persone come Germán, un rappresentante di biancheria intima che ogni sera ascolta quella voce calda e rassicurante e sogna di trovare l’amore; Sole, che non ha il coraggio di affrontare il marito violento; ed Elisa, un’adolescente che soffre per la scarsa attenzione dei genitori. Nelle lettere che le mandano queste persone, Aurora trova sogni, speranze e paure, ma quando scopre che l’emittente censura la maggior parte delle missive perché per politica il programma deve mantenere un tono più frivolo e scanzonato, decide di fare di testa propria. Dopo anni di remissiva ubbidienza e anonimato, avrà una missione nella vita: salvare le lettere della gente comune e dare voce alle storie del cuore, che meritano tutte di essere ascoltate.

“Qui dentro c’è una Spagna che non piace a nessuno. […] Dopo pochi minuti, la donna capì che cosa intendeva il suo capo. Molte di quelle lettere trattavano dello stesso argomento: di notti di terrore, di botte, di insulti, di prigionie… Donne maltrattate che avevano raccolto le ultime briciole di coraggio che restava per scrivere a lei, Virtudes Leo, e confidarle il loro dolore.”

Immaginate di essere a casa vostra con una bella tazza di thè caldo in mano, sintonizzati con la radio sulla frequenza de “La posta della señorita Leo”, pronti ad ascoltare la nuova corrispondenza. La stanza è buia attorno a voi, c’è appena un lumino a farvi compagnia con la sua luce fioca ed ecco che, dopo la pubblicità, l’altoparlante inizia a gracchiare, sfrigola un po’ e manda in onda il motivetto della sigla.

Una voce alla radio diventa un faro di speranza per tutti coloro che vedono solo le tenebre attorno a loro. Senza saperlo la señorita Leo è riuscita a cambiare diverse vite, sono bastate le testimonianze di pochi a permettere a tanti di fare il primo passo verso la propria indipendenza. A volte, per prendere la decisione giusta, non servono nient’altro che un pizzico di coraggio e la giusta spinta.

Questo è un libricino che si legge in poco tempo, ma che a dispetto delle sue dimensioni, ha tanto da regalare. Certo, questi discorsi valevano allora ma anche oggi dovrebbe essere così, bisognerebbe trovare il coraggio di opporsi a chi ci maltratta e a chi rende la nostra vita un inferno, ma non bisogna farlo con i pugni bensì con i fatti.

Ed ora che la tazza è vuota e il nostro lumino è quasi estinto, è ora di spegnere la radio e di andare a prendere la decisione giusta.  

Lost & Found di Brigit Young

Pagine: 192

In seguito a un incidente d’auto avvenuto quand’era bambina, Tilly zoppica e ha forti dolori se si affatica troppo, mentre il padre, alla guida al momento dell’incidente, non ha mai superato il senso di colpa e vive nell’angoscia. Tilly è timidissima, a scuola non ha amici, ed è appassionata di fotografia: ha tre apparecchi fotografici con i quali immortala tutto, senza posa, in una sorta di fissazione maniacale per l’analisi dell’ambiente scolastico. In questo trova la sua rivincita sociale, diventando l’investigatore della scuola: analizzando migliaia di immagini alla settimana, riesce a ritrovare tutto quello che si è perso, guadagnandosi il soprannome di Lost and found. Quando un suo compagno piuttosto carino le chiede di ritrovare nientemeno che il padre scomparso, comincia per Tilly un’avventura che la farà avvicinare per la prima volta a un coetaneo, ma la metterà anche di fronte a un dilemma etico: fino a che punto ci si può intromettere nella vita degli altri in nome della ricerca della verità? Se gli occhi sono sempre dietro l’obiettivo fotografico non si rischia di non vedere il confine tra privacy e libertà di espressione?

“Tutti facciamo degli errori. […] Non solo capita a tutti di sbagliare, ma gli errori possono insegnare qualcosa.”

Brigit Young insegna che il mondo è crudele, che ci sono problemi al mondo che vanno affrontati ma con il giusto tempo, con le dovute precauzioni, per alleviare almeno in parte la pillola così amara da ingoiare. A volte basta parlare per trasformare l’Inferno nell’Eden, ma ci sono volte in cui parlare non basta, quando non ci sono parole per descrivere una situazione o per lo meno non c’è un modo giusto per farlo senza ferire qualcuno.

Penso che Tillie si sia persa come tutti quegli oggetti che aiuta a ritrovare, ma nel momento in cui ha compreso che non è la fotocamera a dettare le regole ma che ad essere speciale è lei abbia ritrovato finalemente sé stessa, la bambina che prima dell’incidente aveva ancora sogni e aspirazioni.

“Lost & Found” non è un libro semplice da descrivere, richiede attenzione e premura, è uno di quei libri che danno tanto e lasciano tanto e che da un momento all’altro possono trasformare il tuo sorriso in lacrime e viceversa.

La figlia del dottor Baudoin di Marie-Aude Murail

Pagine: 208

Sono in due a spartirsi l’ambulatorio. Uno è l’affascinante Jean Baudoin, il fondatore, in piena crisi dei cinquant’anni, infastidito da tutto: il lavoro l’annoia, i figli gli urtano i nervi. L’altro è Vianney Chasseloup, medico alle prime armi, occhi dolci e aria arruffata, pieno di ideali e buoni propositi. Lui cura tutti quelli che Baudoin non vuole più: gli anziani, i derelitti, i poveracci, i casi disperati. Ma un giorno, tra i pazienti del dottor Chasseloup, si intrufola una ragazza dagli occhi blu, quasi viola. Violaine. Una ragazza così graziosa, avrebbe tutto per essere felice. È la figlia del dottor Baudoin. Ma allora, che ci fa lì? Un romanzo che tocca il tema dell’aborto, con tatto, intelligenza e senza pregiudizi. Percorso dall’inconfondibile stile ironico di Marie-Aude Murail, il divertente ritratto di una famiglia solo apparentemente slegata.

“Annie amava il posto che si era scelta, relegata in fondo a quell’ospedale. Le sembrava di essere l’ago della bilancia con cui donne di ogni età e condizione venivano a pesare i pro e i contro delle loro decisioni.”

La scelta di abortire, come ho già detto, non è affatto semplice e anche quando ci si assume la responsabilità di proseguire la gravidanza si rischia di ferire col tempo il figlio che viene al mondo. Come nel caso di Chasseloup, figlio non voluto, cresciuto da un nonno burbero che lo detestava e che per sfogarsi lo usava come sacco da boxe, ma come ben sappiamo ci sono moltissime storie di figli non desiderati e maltrattati che hanno dovuto sorbirsi l’odio dei genitori, seppur non espresso, nascosto nello sguardo ed è questo che fa più male, suppongo.

Un tema così delicato viene argomentato con delicatezza, ma in maniera concreta dall’autrice, che non dimentica di descrivere i particolari crudi di questo genere di situazione, infatti, un romanzo come questo assume quasi un valore didattico per coloro che si trovano in una situazione simile a quella dei protagonisti.

Allo stesso tempo la Murail dà spazio all’amicizia, servendosi di Adelaide e di Violaine, legate da anni, che nel momento del bisogno sono lì l’una per l’altra. Quel genere di rapporto è unico, indispensabile per un essere umano e non soltanto nei momenti difficili e ci parla anche di famiglie, alcune più “difettose” di altre, spingendo colui che legge ad entrare in empatia con i suoi personaggi, alle loro storie e alla loro routine.

“La figlia del dottor Baudoin” è un romanzo che fa il suo dovere, come dovrebbe fare ogni buon young adult, aiutando chi ha bisogno di capire a prendere una decisione o semplicemente a far maturare un pensiero proprio su tematiche anche lontane dalla propria esperienza. Lo si potrebbe definire un romanzo di formazione ma non è solo questo, è da vedersi anche come il salvagente durante la tempesta di problemi, che è l’adolescenza, in grado di guidare il lettore in un “porto sicuro”

Per questo appuntamento è tutto. Ricordatevi di passare da Sara di Bookspedia per scoprire i suoi consigli!
A venerdì prossimo!

May the Force be with you!
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