Un libro per due: Cardinal di Giles Blunt (Sperling & Kupfer)

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Ci risiamo! Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Io e Sara abbiamo scelto di leggere insieme un altro thriller, questa volta si tratta di Cardinal. Quaranta modi per dire dolore di Giles Blunt, pubblicato da Sperling & Kupfer, con la traduzione di Lidia Perria.

Data di uscita: 6 Novembre

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Titolo: Cardinal. Quaranta modi per dire dolore
Editore: Sperling & Kupfer
Collana: Pandora
Genere: Thriller
Traduzione: Lidia Perria

Prezzo: € 17,90
Pagine: 360

Ad Algonquin Bay, tranquilla cittadina vicino a Toronto, la neve dell’inverno ha ricoperto ogni cosa. Anche il corpo mutilato della tredicenne Katie Pine, che viene ritrovato in una miniera abbandonata, completamente congelato in un blocco di ghiaccio. La ragazzina era scomparsa mesi prima, ma tutti erano convinti che fosse semplicemente scappata da casa, come spesso succede agli adolescenti. Tutti tranne il detective John Cardinal: soltanto lui non si era dato per vinto e aveva continuato a indagare, nonostante il parere contrario dei suoi superiori. Che alla fine lo avevano allontanato dalla squadra Omicidi. Ora, però, è a John che viene affidato nuovamente il caso, anche se questa volta non è solo. Ad affiancarlo c’è la bella e brava Lise Delorme, poliziotta giovane e ambiziosa che si è fatta notare nel settore delle Indagini speciali. John capisce subito di essere sotto osservazione, ma è ben deciso a non lasciarsi fermare, questa volta. Anche perché, a quello di Katie, presto si aggiungono altri cadaveri, ed è chiaro che gli omicidi sono opera di un serial killer. Quando viene rapito l’ennesimo ragazzo, John e Lise devono correre contro il tempo per salvargli la vita, e solo l’esperienza, il coraggio e la determinazione di John Cardinal potranno portarli alla soluzione.

In questo sabato freddo e tetro non c’è storia più azzeccata di quella di cui vi parlerò. Ancora una volta io e Sara abbiamo scelto un romanzo del genere che preferisco, una scelta forse scontata ma che colpisce nel segno. Prima vi ho parlato della serie tv ispirata a questo romanzo e ora invece è il momento di condividere con voi le mie impressioni su “Cardinal. Quaranta modi per dire dolore”, prima indagine di John Cardinal e Lise Delorme, entrambi i protagonisti dei racconti di Giles Blunt.

Devo confessare che questa è la prima volta che leggo qualcosa di Blunt, scrittore canadese e sceneggiatore, che senza addolcire la pillola ci porta all’interno di una storia cruda, in una cittadina dove non succede mai niente di eclatante: Algonquin Bay, in Ontario.

Prima di parlarvi del romanzo è necessario fare una premessa, questa non è la prima volta che l’opera di Giles Blunt arriva in Italia, infatti, nel 2001, con il titolo di “Quaranta modi per dire dolore”, fu pubblicato da Tropea Editore nella collana I Marlin e nel 2004 da Il saggiatore nella collana Net. Il 6 novembre di quest’anno Sperling & Kupfer lo riporta alla luce con una nuova veste grafica e la traduzione di Lidia Perria, infine il 20 novembre arriva la serie tv, vincitrice di 6 Canadian Screen Awards, su Laeffe.

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Serie tv e romanzo differiscono l’uno dall’altro in maniera lieve ma sostanziale, perchè a differire non sono i fatti narrati bensì il modo di raccontarceli. Nella serie tv le cose accadono più in fretta rispetto al libro, dove invece ogni cosa ha dei tempi molto più dilatati e salta subito all’occhio che il romanzo presenta molte più riflessioni e descrizioni rispetto a quelle inserite nella serie televisiva. Ciò non toglie che i personaggi sia stati trattati con lo stesso riguardo che troviamo nel libro, e questo rende entrambi validi mezzi di comunicazione, uno più riflessivo e l’altro più diretto.

Per essere la prima indagine di John Cardinal e Lise Delorme devo dire che lo stile dell’autore mi ha colpita, il modo in cui descrive ogni luogo ed ogni avvenimento è ricco di quella carica narrativa e di quella violenza necessari a donare al lettore un caso da brividi, uno di quelli in cui il serial killer è così spietato e sanguinario da dare quasi il volta stomaco, preciso al punto che solo guardando i corpi delle vittime è possibile immaginare le brutalità che hanno subito senza essere per forza un coroner. 

Con il suo modo di narrare Giles Blunt è capace di evocare immagini vivide e di una grande potenza visiva, tanto da sembrare quasi un film per quanto sono realistiche e ricche di spessore, facendo diventare il lettore regista di un suo film mentale in cui i protagonisti si muovono nello scenario come i burattini di una piccola opera teatrale, ma tutto succede nella nostra mente. 

Da quando il cadavere di Katie Pine è stato ritrovato John Cardinal si ritrova a rivestire i panni di detective della sezione omicidi, rivangando ciò che in passato gli era stato negato di cercare, analizzando ogni dettaglio per cercare di scoprire l’identità di colui che si cela dietro questi orribili crimini. Molte cose sono cambiate nella vita di John, a partire da sua moglie, ricoverata in una clinica psichiatrica, fino a sua figlia che manca da casa per i suoi studi a Toronto, e tutto questo ha contribuito a rendere il nostro detective una persona puntigliosa, precisa e che di certo non si fa problemi a dire le cose come stanno. Allo stesso tempo l’esistenza di John si è trasformata in una continua fuga dagli errori del passato, sbagli che cerca di coprire in ogni modo, soprattutto da quando la sua nuova collega, Lise Delorme, ha fatto la sua comparsa.

L’equilibrio raggiunto da John diviene sempre più precario, con gli occhi della sua collega puntati addosso, che rendono difficile concentrarsi solo e unicamente sul caso, per questo motivo cerca di tenerla alla larga, mettendo sul piatto ogni sbaglio commesso dalla partner e diventando ancora più puntiglioso. Ma Delorme non è una che si arrende, è una donna forte che non ama sentirsi con le mani legate, infatti fa di tutto per trovare il suo posto nello squilibrato equilibrio del mondo del suo collega, che nonostante faccia di tutto per farla stare al suo posto lei riesce comunque a portare a termine i suoi compiti.

John e Lise sono due personaggi forti, ben caratterizzati e che per esigenze narrative devono scontrarsi tra di loro, alimentando quel gioco di luci ed ombre che sembra circondarli. A fare da arbitro nel loro scontro c’è l’indagine che a suo modo li tiene con la testa bassa, sempre allerta per cercare di fermare il mostro che poco a poco sta mietendo vittime prima che possa fare ancora del male. Volto dopo volto quello che si ritrovano ad affrontare è un percorso ad ostacoli, pieno di oscurità e sangue, a volte con i sensi offuscati da ciò che non riescono a vedere chiaramente, ma sempre determinati a mettere in gabbia la bestia.

John Cardinal si rivela essere un personaggio pieno, dietro la sua maschera da uomo freddo si nasconde invece un detective che non è indifferente al dolore delle vittime, consapevole che una simile sofferenza va trattata con le pinze e curata con grande cautela. Ho apprezzato il modo in cui l’autore ha saputo caratterizzare il suo detective, rendendolo in tutto e per tutto umano, con un bagaglio pesante da trascinare, stesso discorso per Lise Delorme, riesce a bilanciare un personaggio di grande spessore senza restare nell’ombra.

All’inizio non sapevo bene cosa aspettarmi leggendo questo romanzo, ma devo ammetterlo, si è rivelata una lettura intrigante, dove il filo conduttore è il dolore, non solo psicologico ma anche fisico. Cardinal. Quaranta modi per dire dolore è la scoperta della mente malata di qualcuno che può essere fermato soltanto da chi è disposto a fare tutto per salvare gli innocenti, anche sacrificando la sua stessa vita.

“Mi invade come una nube nera di gas. Ogni speranza è annientata. Ogni gioia è massacrata”.

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Sperling & Kupfer per la copia omaggio.

 

May the Force be with you!
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