Review Tour: L’ala dell’Uomo Ape di Maurizio Germani

In occasione del review tour oggi parliamo del romanzo di Maurizio Germani, “L’ala dell’uomo ape”, pubblicato da Leone Editore il 18 marzo.

Data di uscita: 18 Marzo

Acquistalo subito: L’ala dell’Uomo Ape

Editore: Leone Editore
Collana: Mistéria
Genere: Noir

Prezzo: € 14,90
Pagine: 288

Milano, 1969. Betty ha ventidue anni e vive sulle sponde del Naviglio. Alle sue spalle ha un passato difficile, i cui fantasmi non hanno ancora smesso di tormentarla. Ora la sua vita è del tutto diversa da quella che vorrebbe. Suo marito, il gelataio Ettore, non vede di buon occhio la sua passione per la musica e il canto; vuole una moglie che stia in casa e la costringe a un’esistenza di privazioni. Ma il mondo attorno a loro sta cambiando e, mentre l’Italia è scossa dalle proteste sociali e dal terrorismo, Betty è pronta a tutto per trasformare i suoi sogni in realtà.

L’ala dell’Uomo Ape è una canzone malinconica, un’ode al desiderio di volare, di spiccare il volo da un’alta rupe e vedere il mondo sottostante rimpicciolirsi sempre di più, sovrastare qualunque cosa dall’alto delle nuvole e godere del vento che ti tira su ad ogni battito di ali. Allo stesso tempo questa melodia nasconde una certa profondità che si riesce a percepire solo ascoltandola più e più volte, a ripetizione, una specie di caccia al tesoro che porta con se la consapevolezza che il cielo non è per tutti, ma solo per coloro che hanno il coraggio di lasciarsi cadere e aspettare il momento giusto per aprire le ali.

Purtroppo per Betty il momento giusto per aprire le ali le è sfuggito fra le mani, il suo tempismo non è stato dei migliori e non ha fatto altro che sottostare alle regole della gravità, le stesse che in una società ottusa definiscono i ruoli di moglie e marito, di coloro che ancora sognano e degli altri che non riescono di fare a meno di prendere a bastonate i sogni degli altri perchè hanno visto i loro infrangersi. Per quanto provi a indossare i panni della mogliettina “perfetta” e devota a suo marito, in realtà, nelle sue vene scorre il ritmo, lo stesso che non riesce a tenere a freno ma che come il cielo sconfinato le sembra ancora irraggiungibile.

Sogna di diventare una cantante, di lasciare in qualche modo il segno, ma si ritrova a demordere ogni volta, a lasciare che siano gli altri a decidere cosa sia meglio per lei e in questo viavai di critiche demoralizzanti comincia a sentire il peso delle catene che la ancorano a terra, vacilla e si trascina smarrendo sempre di più la strada. Come dicevo, questa è una canzone malinconica che racconta il sogno andato in frantumi e la continua voglia di rivalsa, ma che in un contesto come gli anni Sessanta è come se fosse una cupola dalla quale Betty non riesce ad uscire. Comincia così ad intravedersi la parte amara del romanzo in cui Germani scava all’interno della sua protagonista, arrivando al centro del suo essere per raccontare il suo passato travagliato e la sua necessità di uscire dai binari che la società dell’epoca aveva costruito per lei, abbandonando la monotonia per una vita fatta di colori e vibrazioni.

Dietro la sua ricerca di un brivido si nasconde l’Uomo Ape, una storia agghiacciante capace di tormentare i sogni di un bambino. Betty è un personaggio allo sbando che ormai non sa più quale sia la sua destinazione precisa né da dove sia partita. I suoi desideri la spingono ad andare avanti ad occhi chiusi, finendo sempre per portarla a fare i conti con l’ennesimo vicolo cieco, quasi come se la dea bendata si fosse dimenticata di lei, ma non dell’oscurità che si porta dietro. 

Betty quindi tenta di spiccare il volo, si lancia da quella rupe, ma lo fa con tutte le sue zavorre attaccate addosso, ogni sentimento negativo, ogni incubo ricorrente e persino il peso delle sue stesse azioni cercano di tirarla verso il basso, facendo in modo che per quanto lei provi a sbattere le ali le sia impossibile prendere quota. La sua è una brusca caduta, un po’ come quella di Icaro, le sue ali di cera si sono sciolte ancora prima di lanciarsi nel vuoto, lasciandola sprovvista di qualunque mezzo per salvarsi.

«Cercò di sorridere, di recitare la parte della sposa serena ma in breve il suo corpo iniziò a parlare per lei. Lo sguardo fisso al suolo, le spalle curve e il passo strascicato raccontavano una storia che stanchi sorrisi non potevano nascondere. Dietro le spalle i suoi errori. Davanti, un lento scivolare nel nulla».

 

 

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Leone Editore per la copia omaggio.

 

 

May the Force be with you!
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