BLOG TOUR: L’anno senza estate di Luce Loi (Triskell)

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Il protagonista di questo blog tour è “L’anno senza estate” di Luce Loi, edito da Triskell. Per l’occasione oggi parliamo non solo del romanzo ma anche degli alberi della libertà e i matrimoni repubblicani.

Data di uscita: 12 Agosto

Acquistalo subito: L’anno senza estate

Editore: Triskell
Serie: Acqua Rossa #1
Genere: Giallo storico

Prezzo: € 13,00
Pagine: 200

Maggio del 1816, l’anno senza estate. La neve color sangue invade le strade di Pietrafina, implacabile come una punizione celeste. Il ritrovamento del cadavere di Don Bonaventura de Avellana, uno degli uomini più in vista del paese, sembra la chiave per riportare a galla delitti del passato, che tutti credevano sepolti. Su richiesta di Carolina, sorella del morto, Giunia Alario si trasferisce nella dimora degli Avellana e inizia a indagare sul delitto. Nonostante sia malvista da tutti per le sue origini, riesce pian piano a vincere le resistenze degli abitanti di Pietrafina e viene così a conoscenza di torbide storie troppo a lungo taciute. Non sa, però, che qualcuno le sta mentendo. E, quando scoprirà l’ultima verità, la sua vita cambierà ancora una volta. Per sempre.

Al giallo storico non so resistere, succeda quel che succeda ormai comincio a sentirmi a casa quando ho tra le mani indagini ambientate in un particolare momento storico e con personaggi che si fanno apprezzare per il modo in cui vengono rivisitati dai vari autori. Nel caso de “L’anno senza estate” di Luce Loi, a colpirmi è stata l’ambientazione, la scelta dell’autrice, tra l’altro anche archivista, di avvicinare la lente d’ingrandimento su fatti realmente accaduti e che per un motivo o per un altro sono stati messi da parte dalla storia. 

 È il primo volume di una serie di romanzi autoconclusivi intitolata “Acqua Rossa”, il punto di partenza di un ciclo che mostra i suoi punti di forza, ovvero lo stile, la caratterizzazione dei personaggi e l’ambientazione storica, elementi in perfetto equilibrio che regalano emozioni, sottolineano un forte personaggio femminile, Giunia Alario, figlia dell’albero fiorito e per molti considerata un’aberrazione, eppure nonostante le parole la feriscano è la sua determinazione a permetterle di affrontare un clima ostile e venire a capo di un crudo delitto.

Giunia Alario si trasferisce da Carolina nella dimora degli Avellana, nonostante l’unione di sua madre e di suo padre sia stata malvista da tutti, il vincolo nato sotto uno degli alberi fioriti fra un nobile e una popolana ha creato scalpore fino alla morte del genitore. Lasciare la sua vecchia casa per occupare il posto che le spetta crea ancor più scalpore delle sue origini, ma Carolina l’accoglie a braccia aperte e nonostante la gente continui a parlar male e le voci di corridoio fra i domestici si facciano più rumorose, Giunia, prosegue a testa alta.

Quando Don Bonaventura de Avellana, fratello di Carolina, viene ucciso è la stessa Giunia ad indagare e ciò che scoprirà cercando la verità non è piacevole. Una famiglia-simbolo viene svestita dalla sua potente maschera, mostrando al lettore cosa si nasconde veramente dietro di essa, una famiglia di scheletri, consunti e fragili che rischiano di cadere sotto i colpi pesanti della verità. 

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Ci troviamo a Pietrafine, nell’anno senza estate, il 1816, un periodo difficile per l’intero pianeta, caratterizzato da anomalie climatiche che hanno dato vita a una neve contaminata dalle polveri vulcaniche, la cosiddetta neve rossa, e il risultato di queste aberrazioni climatiche è stato la morte di circa 60.000 persone, come ci racconta l’autrice nelle note a fine romanzo. Si ritiene che la causa sia stata il vulcano Tambora con la sua eruzione Ultra-Pliniana, una delle più potenti registrate nella storia, ma per molti invece non è stato altro che una punizione divina. Affascinante, vero? 

Non è finita qui. Come vi dicevo, Giunia Alario, figlia dell’albero fiorito, è considerata da tutti una vera e propria anomalia, al pari di una strega in quanto temeraria e intelligente, una donna forte discriminata per le sue origini, l’unione dei genitori sotto l‘Albero della libertà, ideale puramente rivoluzionario e nato in Francia all’alba della rivoluzione, un luogo dove diffondere gli ideali repubblicani. L’albero quindi diventa il simbolo di libertà non soltanto politica, ma anche sociale ed economica ed è per questo motivo la sua scelta ricadde sul pioppo, perchè il nome in francese alludeva al popolo.

A Napoli venne innalzato il primo albero della libertà nel gennaio del 1799 e divenne luogo per insegnare al popolo i principi di Libertà ed Uguaglianza, col tempo però questi luoghi si trasformarono anche in luoghi di ritrovo, dove discutere o celebrare festività, diventando quasi un’istituzione per chiunque volesse esercitare i suoi diritti di fronte ad un mondo che a due pesi e due misure. Persino i matrimoni sotto gli alberi della libertà erano legali e permettevano di unire due persone anche diverse fra loro sia per classe sociale che per importanza. Si solevano effettuare tre giri di danza per celebrare la cerimonia e il giuramento degli sposi era singolare: “Albero mio fiorito Tu sei la moglie, io sono il marito”; “Albero dalle foglie tu sei marito, io sono la moglie”.

Ed è proprio per l’effetto liberale che aveva l’albero e per ciò che rappresentava, sotto i Borboni, è stato sconsacrato e reciso, in quanto simbolo di trasgressione, dato che nessuno poteva ergersi al di sopra dei due poteri. Un triste epilogo per un simbolo che rappresenta anche la vita eterna, altro aspetto affascinante del romanzo di Luce Loi, scritto con uno stile suggestivo ed incisivo, magnetico al punto da non riuscire a staccarsi.

L’anno senza estate è un romanzo che ci porta in un’epoca in cui la libertà non era qualcosa di scontato, bensì un bene prezioso che andava conquistato, custodito e utilizzato.

«Ogni passo ha il suo peso, e solo al termine della strada potrai capire qual è stato il più importante».

 

 

 

Fonte sui matrimoni repubblicani e gli alberi della libertà: http://www.nuovomonitorenapoletano.it

 

 

 

 

May the Force be with you!
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