Let’s talk about: La casa degli uccelli di Laura Bosio e Bruno Nacci

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Oggi parliamo del romanzo di Laura Bosio e Bruno Nacci, “La casa degli uccelli”, dove la lama della ghigliottina pende sulla testa di tutti gli ospiti della casa che, pur di sopravvivere, si rifugiano in una bolla di sicurezza pronta a scoppiare.

Data di uscita: 21 Maggio

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Editore: Guanda
Collana: Narratori della fenice
Genere: Narrativa
Pagine: 288
Prezzo: € 19,00

Parigi, 1794. In una zona centrale della città sorge un palazzo sede di un collegio militare. Un edificio come tanti, eppure le ricche sale affrescate da Pigalle e il vasto parco con le voliere, un tempo frequentati da rampolli di buona famiglia, nel giro di pochi mesi si sono trasformati in un carcere. Un carcere con una caratteristica unica: i prigionieri non hanno nessuna intenzione di uscire. È all’interno della cosiddetta Casa degli Uccelli, infatti, da cui il titolo del nuovo romanzo di Laura Bosio e Bruno Nacci, edito da Guanda che nei mesi del Grande Terrore si nascondono una trentina di aristocratici e facoltosi borghesi, sul cui capo pende la ghigliottina. Tutti devono la loro sopravvivenza unicamente alla Sezione Rivoluzionaria che li tiene in ostaggio, ma al sicuro, in cambio di denaro. Nelle stanze della Casa gli ospiti ripetono i riti di un mondo che fuori sta sanguinosamente crollando, uniti in un gioco di intrighi e ricatti: baroni, burocrati, principesse sotto mentite spoglie, generali in pensione, vescovi spretati; un ragazzo arrivato con i nonni che trova conforto in una giovane vedova; una ex dama di corte svampita e aggrappata al fantasma di un passato fastoso. A fare da tramite con il mondo esterno è Bertier, un parrucchiere che frequenta la Casa e che si occupa anche della testa del temibile Fouquier-Tinville, l’implacabile accusatore del Tribunale Rivoluzionario, allora in feroce competizione con Robespierre. Una testa più che mai in bilico, come in bilico sono le vite di tutti, in balia della furia dei tempi. Per dirla con le parole di Bertier: «La Rivoluzione ha fatto di noi, anche noi barbieri intendo, degli uomini liberi. E sai cos’è la libertà in questo mondo disgraziato? Prendersi tutto quello che si può». 

Particolare, di rara fattura. La casa degli uccelli è un romanzo che ho imparato ad apprezzare col tempo, più andavo avanti e più rimanevo affascinata dalle sfumature storiche e dai diversi personaggi che infestano le pagine. Laura Bosio e Bruno Nacci, infatti, hanno scelto un dettaglio di cui io non ero a conoscenza: durante il regime del Terrore, in Francia, un gruppo di nobili è stato rinchiuso in un vecchio edificio gestito dai Berretti Rossi, per evitare di essere arrestati o venire uccisi dovevano pagare il “boia”.

Parlando con Carlo infatti ci siamo confrontati sulle caratteristiche del romanzo ed è subito nata una discussione interessante, ma soprattutto abbiamo notato una forte analogia con il film “La caduta” che tratta le ultime ore all’interno del bunker di Hitler, in particolar modo le ultime ore del terzo reich. Questo romanzo ci teletrasporta indietro nel tempo in una sorta di bolla protetta, una micro società isolata dal resto del mondo, dove niente sembra poter entrare eppure allo stesso tempo gli sconvolgimenti del mondo esterno arrivano a bussare a quella porta, facendo così crollare quell’algida barriera che proteggeva i prigionieri della casa degli uccelli.

È proprio qui che nasce l’analogia con il film “La caduta”, in entrambi i casi gli ospiti sia del bunker che della casa sono prigionieri del mondo esterno, speranzosi di riuscire a scampare alla ghigliottina che si avvicina lentamente e inesorabilmente alle loro teste, ma che in qualche modo sanno già di essere condannati, in un modo o nell’altro a fare la stessa fine che stanno facendo quelli là fuori.

Esecuzione dell’ottobre del 1793

La casa degli uccelli è una gabbia, dove il boia è il re e tutti i suoi sudditi sono i prigionieri che continuano a pagare le “tasse” per rimanere in vita, per allontanare la scure dai loro colli, ma in qualche modo quando non è più il denaro ad essere il padrone del boia e il popolo prende il controllo della Francia le regole cambiano, le mazzette non bastano più, le teste cadono e così anche la certezza di scampare al terrore che corre per le strade. Chi era rinchiuso nella casa degli uccelli era già condannato a morte, prima o poi sarebbe comunque andato incontro alla ghigliottina ma preferibilmente avrebbe voluto farlo il più tardi possibile, invece la caduta della società per come la si conosceva prima ha destabilizzato anche le fondamenta di questa gabbia, facendola staccare da quel gancio sul soffitto che la teneva lontana dai problemi che ci sono a terra.

Volto dopo volto vediamo come si vive all’interno di una prigione per nobili, una di quelle prigioni dove le celle sono sfarzose stanze con nomi di volatili, non ci sono lavori forzati, anzi sembra quasi che il tempo si sia fermato e la vita prosegua nell’agiatezza che queste persone sono abituate a vivere, il lusso non resta a casa li segue nella loro prigionia e il fatto di dover soltanto pagare per aver salva la vita e vedere la propria esecuzione slittare via li rende abbastanza tranquilli da non curarsi nemmeno di ciò che accade fuori da quella porta. Eppure la verità giunge come un sussurro inaspettato, uno spiffero da una finestra chiusa male che reclama la testa di Danton, il primo di loro che il popolo reclama e sicuramente non l’ultimo.

Il povero Danton era stato il primo ad essere reclamato dalla forca, ma era uno di quelli che pagava, eppure neanche le mazzette che allungava al boia hanno salvato il suo collo dall’inesorabile lama che calava sul suo collo e la notizia era arrivata subito alle orecchie di tutti, ma proprio come se fosse un tabù, appena se ne parla bisogna smettere, allontanare la realtà dei fatti per continuare ad alimentare la bolla di sicurezza in cui vivono, in un certo senso hanno nascosto la testa sotto la sabbia, come struzzi che non vogliono vedere il pericolo che gli sta piombando addosso.

A questo punto le regole sono cambiate, i soldi non sono più una certezza tanto meno una via di scampo dalla fine imminente, ognuno adesso può soltanto far finta di niente e sperare di essere reclamato il più tardi possibile, almeno abbastanza da permettere ai soldati di salvarli da quel massacro preannunciato. I due autori imbastiscono questa storia tra finzione e realtà con uno stile unico e scorrevole, che rende piacevole seguire le (dis)avventure di questi improbabili protagonisti alle prese con il tristo Mietitore.

La casa degli uccelli è una gabbia dorata appesa al centro di un grande salone, una realtà separata dal resto della stanza che però di fronte al più violento dei terremoti si stacca e cade giù, andando incontro al pavimento e la sua immancabile fine.

«Il lento sprofondare di una vita senza alternative li avviliva ma non li stupiva più. E come sempre succede avevano finito per affezionarsi al loro letargo, sperando che durasse il più a lungo possibile».

 

 

 

 

 

disclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di Guanda Editore per la copia omaggio.

 

 

 

May the Force be with you!
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