Censimento di Jesse Ball | Recensione di Deborah

 

 

C’erano rampicanti secchi sul legno della chiusa ed era una giornata fredda. Ho detto che l’anno era sul finire quando cominciammo il censimento? Forse questo sarebbe un inizio migliore:
L’anno era sul finire, quando il censimento ci portò al nord. Mi pare troppo drammatico, però. Preferisco affrontare la cosa con sobrietà: descrivere sobriamente come sono andate le cose. In ogni caso faceva freddo, e di solito portavamo il cappotto.

 

Editore: NNEditore
Data di uscita: 25 ottobre 2018
Pagine: 264
Prezzo: 18.00 €
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In un paese senza nome, un uomo decide di prendere un incarico misterioso: il censimento degli abitanti dalla città di A alla città di Z. L’uomo sa di non avere più molto da vivere e si mette in viaggio con il figlio, un ragazzo con la sindrome di Down, a cui è legato da un amore profondo e inesprimibile. Insieme vanno da una casa all’altra: c’è chi li accoglie con gioia, chi si rifiuta di farli entrare, chi è ansioso di condividere un pensiero o un ricordo, chi vuole che restino. A mano a mano che il viaggio procede verso nord, i luoghi sembrano perdere i confini e le parole diventano evanescenti. Lungo la strada il padre finalmente capisce la purissima, radicale innocenza del figlio, il suo mondo in cui solo le emozioni sono reali. E così prende forma l’eredità che l’uomo vuole lasciargli, l’unica in grado di sopravvivere quando le parole non dicono più nulla: il potere della memoria, l’amore assoluto, la nostalgia.

 

 

Oggi è una giornata fredda e grigia, le vacanze natalizie sono proprio alle porte ed io non vedo l’ora, finalmente, di godermi questa magica atmosfera! Magari leggendo un buon libro sul divano, sorseggiando un tè sotto una calda copertina, nella stanza riempita dall’esplosione dei colori delle lucine. Se non avete ancora scelto il romanzo che vi farà compagnia in queste festività, vi consiglio di provare Censimento, romanzo scritto da Jesse Ball. Si tratta di una storia toccante ed emozionante, narra l’ultimo viaggio di un padre con il proprio figlio, un viaggio alla scoperta del mondo e di loro stessi.

 

Quando me ne andai, si era fatto buio. Risalii al freddo i gradini del seminterrato. C’era un odore di fango, di fango freddo nell’aria, e un silenzio assoluto. Mi guardai indietro, e dal vetro rotto del seminterrato li vidi, seduti fianco a fianco. Lei parlava passandosi le mani tra i capelli. Il ragazzo le toccò il viso, e io mi allontanai.

 

La storia è ambientata in un mondo immaginario ed impreciso, ho avuto la sensazione che la nostra realtà sia stata sconvolta e modificata, ma soprattutto che sia rimasta solo un ricordo. Il protagonista racconta al figlio che molte cose sono cambiate rispetto a quando lui era piccolo, sembra che le cose siano meno profumate e colorate, che tutto sia controllato nei minimi dettagli. L’autore non è preciso a descrivere questo fattore, non è così importante ai fini della storia ma ho avuto questa sensazione durante la lettura. Lo stile di Ball è davvero molto essenziale, la sua scrittura non ha fronzoli e ghirigori ma va dritta al sodo, anche se è davvero avvolgente e coinvolgente. I periodi sono molto brevi, veloci ed intensi; tutte le informazioni vengono espresse con il numero giusto di parlore. Riguardo questa scelta stilistica di Ball ho una mia idea, una sensazione che mi ha trasmesso il romanzo: l’inesorabilità del tempo. Lo sappiamo fin troppo bene, il tempo è tiranno; forse non ci accorgiamo molto nella routine quotidiana di questo fatto, ma se ci fermiamo un attimo a pensare sono sicura che subito saltano all’occhio gli anni di vita voltati. Il padre del ragazzo sa bene che il suo tempo è contato, una manciata di giorni lo separano dalla fine, dal dover chiudere con tutto, dal dover dire addio a suo figlio, ormai il suo fisico lo sta tradendo. Questa mancanza di tempo scandisce l’avventura dei protagonisti e, secondo me, si ritrova nello stile di scrittura dell’autore, quasi ci fosse l’esigenza di non perdersi nei meandri.

 

Ti è piaciuto? domandai a mio figlio dopo la quinta casa, una visita particolarmente difficile. Quelli che ci abitavano sostenevano di non capire affatto mio figlio. Mi era toccato fare da interprete. Tanto per cominciare, non erano persona garbate. Non erano gentili l’uno con l’altro, e non erano gentili con noi. Per fortuna, lui non ebbe l’impressione di aver fatto qualcosa di sbagliato. Gli era chiaro che effettuare il censimento non era una cosa semplice.

 

Il protagonista è un ragazzo con la sindrome di down, un ragazzo curioso e sensibile per cui le emozioni sono la vita. Purtroppo, anche se ancora non lo sa, presto questo ragazzo rimmarà solo, solo troppo presto in un mondo strano e crudele, verrà affidato ad un’amica del padre che si è offerta di prendersi cura di lui. Appena scoperto che il suo cuore lo stava velocemente abbandonando, il padre decise di accantonare la sua professione di chirurgo e di accettare un incarico molto misterioso e sfuggente, ovvero eseguire il Censimento. Il Censimento è un qualcosa di fumoso e sfuggente, non viene approfondito dall’autore come avrei sperato, non sappiamo bene chi lo richiede e soprattutto il vero scopo. Il Censimento consiste nel censire tutti gli abitanti delle città da A a Z. Bussando di porta in porta l’incaricato era tenuto ad indagare ed approfondire le caratteristiche personali di chi aveva davanti, poteva essere importante scoprire una particolare qualità o portamento dell’individuo; dopodiché era tenuto a tatuare su una costola una serie di numeri che indicavano l’essere stato censito. Iniziando questo nuovo lavoro, il padre avrebbe potuto realizzare il grande desiderio suo e della moglie defunta: viaggiare con il proprio figlio per mostrargli tutto il possibile nel poco tempo a dispozione. Organizzò tutto: avvertì l’amica che sicuramente non sarebbe più tornato da questo viaggio e che il figlio l’avrebbe raggiunta da solo in treno; chiusero per sempre la loro casa e abbandonarono le proprie cose, misero in moto la vecchia auto di famiglia e partirono verso nord.

 

Certe volte voleva sapere, mio figlio, perché le foto erano così scure. Forse è vero che le facevamo perlopiù in casa, e che l’obbiettivo della nostra macchina non era granché, e insomma non c’era abbastanza luce perché venissero bene. Tuttavia, due delle sue preferite, e che chiamava i suoi ritratti, erano fotografie molto scure. In quelle due foto è alla finestra, e indossa una maglietta a righe.

 

Iniziarono il loro viaggio, da A verso Z, con calma e pazienza, godendosi ogni attimo ed ogni novità a cui si trovavano di fronte. Bussavano di casa in casa per censiere le persone, ogni colpo su una porta era seguito dall’incertezza, non potevano sapere in anteprima come avrebbero reagito gli abitanti. Alcuni li accolsero con calore e gioia, altri con freddezza, altri ancora con dubbi e altri invece furono ostili. In tutti questi casi, padre e figlio, venivamo messi di fronte a diverse storie, venivamo immersi nelle vite di sconosciuti, di persone che quasi sicuramente non avrebbero rivisto mai più. Proprio come una meteora che attraversa il cielo lasciando alle sue spalle una scia, così anche questi incontri lasciavano un qualcosa di concreto ai due protagonisti, qualcosa che andava oltre il censimento: ricordi. I ricordi degli estranei, iniziarono ad accostarsi ai ricordi propri dei due e soprattuto, alle memorie che stavano costruendo durante il viaggio. Oltre al presente, il padre rievoca al lettore il proprio passato, il passato della sua famiglia, grazie a riflessioni nostalgiche e commoventi riporta alla luce l’amore per sua moglie, la sua vitalità ed energia, e specialmente esprime l’amore immenso verso il loro figlio. Procedendo con il viaggio lo scopo del censimento diventa via via più sbiadito, iniziano a non bussare di porta in porta ma si recano solo nelle case in cui il figlio vuole proprio entrare, perché non è il censimento il verso fine e il tempo purtroppo stringe.

 

Mio figlio era fermo sul gradino metallico del treno e tutto il suo sé era aperto, proteso verso me. Me, che gli avevo abbottonato tutti i bottoni del cappotto. Me, che gli avevo spinto indietro i capelli. Mossi la mano e ciò che avvenne fu una sorta di saluto, una cosa senza senso. Cosa mai poteva aver senso in quel momento?

 

Quando iniziano ad avventurarsi nelle città che corrispondono alle lettere di fine alfabeto, la vita del padre è agli sgoccioli, sente che il suo fisico è al limite ma trova un’energia speciale per portare a termine il loro viaggio raggiungendo Z. L’addio tra padre e figlio è davvero toccante, anche se è descritto dall’autore in modo molto fugace; sono le riflessioni del padre post separazione a commuovere e far riflettere noi lettori. Il viaggio per compiere il censimento è un viaggio d’amore, l’amore di un padre che è costretto a dire addio al proprio figlio, senza essere sicuro che riuscirà a cavarsela; è un viaggio di sentimenti ed emozioni, un’avventura, una scoperta.
Censimento è un romanzo davvero molto particolare, un percorso emotivo che non potrà non scaldarvi il cuore.

 

 

 

 

 

 

 

Desclaimer: si ringrazia l’ufficio stampa di NNEditore per la copia omaggio

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